Aumento Tarsu a Palermo. Per il momento non ci sarà. Alle 6.40 di questa mattina si è interrotto lo psicodramma politico, la maratona no stop, cominciata dieci ore prima in Consiglio comunale, con il rinvio tecnico del dibattito a stasera. Ma è molto probabile che se ne ricomincerà a parlare solo da martedì prossimo.
Cosa si è concluso? Parrebbe saltata (il condizionale in questa stagione politica è d’obbligo) la “sanatoria” celata dentro la delibera proposta dalla Giunta Cammarata del “nuovo regolamento Tarsu”. Quella, che consentirebbe al Comune di non dover restituire ai cittadini, pure per il 2009, il precedente aumento del 75% . Tanto meno entro il 30 aprile, come si era ripromesso fermamente di ottenere l’asse pro-Cammarata Udc-Pdl. Insomma, per il momento i palermitani si sono scansati vecchi e nuovi aumenti della cosiddetta “tassa immondizia”. Ma fino a quando?
Quale “novità” di posizionamento politico consegna questa lunga, dura, seduta consiliare notturna? Anzitutto, la notizia che la vittoria dell’ostruzionismo del centrosinistra per impedire di votare l’aumento Tarsu, lo ha apparentemente ricompattato. Un centrosinistra, dilaniato – sino a 24 ore prima – da spigolose polemiche interne. Seconda novità: è emerso un ruolo determinante, potremmo dire “di centralità”, dell’asse Mpa-Pdl-Sicilia, guidato dalla coppia Agnello-D’Arrigo. Un “raggruppamento” che offre anche la garanzia numerica in Consiglio di far perdere sempre più colpi allo strapotere di Cammarata. Nonostante, diversamente dall’estate scorsa, l’asse di governo Udc-Pdl, guidato dalla solita coppia Ribaudo-Tantillo, si sia impegnato con più tenacia e senso di sacrificio nel tenere sempre botta al centrosinistra, che ha fatto ostruzionismo per dieci ore di fila di duro scontro.
Che soluzione alternativa si prospetta, per il momento, sul futuro della Tarsu? Ora ce n’è una. Quella dell’accantonamento temporaneo della delibera sul regolamento Tarsu. Una circostanza, che dovrebbe favorire, di fatto, l’elaborazione di un nuovo testo che scaturirebbe da un nuovo confronto tra i capigruppo in Consiglio e gli uffici della ragioneria comunale. Una soluzione, apparentemente sensata, frutto di una concertazione tra il centrosinistra e l’asse Mpa-Pdl Sicilia , emersa dopo le tre del mattino.
Con quali contenuti guida? Due grossomodo: 1) recepire in un nuovo testo tutti i meccanismi innovativi che porterà dal primo giugno l’entrata in vigore del futuro regime Tia, che concettualmente (connessa con l’affermarsi della raccolta differenziata) lega l’ammontare del pagamento della tassa all’effettiva produzione – maggiore o minore – di rifiuti di ciascun soggetto tassato, sia famiglie che società di produzione; 2) cancellare l’aumento precedente del 75% e negarne uno nuovo, nonché rendere giustizia a tante categorie sociali – ad esempio pensionati che vivono da soli ed alberghi – oggi tartassati con esosi ed ingiusti meccanismi di calcolo della tassa.
Ma una cronaca, seppur sommaria, della seduta notturna va fatta. Non solo per conoscere comportamenti di singoli consiglieri e aneddoti pittoreschi, né solo per fare la storia di scontri duri e di sospensioni defatiganti, ma sopratutto per capire dove sta andando politicamente Palermo.
Diciamo subito che la vera posta in gioco, che prima o poi dovrà emergere, è se questo Consiglio deve sopravvivere o no al Natale 2010. E con lui, ovviamente, il sindaco. Per molti consiglieri comunali, di destra e di sinistra, questo è ormai l’incubo ricorrente. Per altri è solo la rassegnata presa d’atto che questo sbrindellato sistema di esistere del Comune di Palermo non può più reggere. Con Cammarata che governa, materialmente, la città in modo sempre più contraddittorio, procedendo a zig zag, estemporaneamente con vere e proprie “licenze poetiche”: con una mano riafferma la “legalità” allo Zen con gli sgombri degli abusivi, con l’altra continuando a trattare le società comunali come se fossero il ripostiglio di casa propria.
“Non esiste la vicenda Tarsu, è solo fumo negli occhi, il merito di questo scontro è un altro: l’idea del centrodestra di costruirsi, a colpi di aumenti impropri o mascherati delle tasse comunali, un tesoretto in esclusiva disponibilità del sindaco, per poter affrontare la probabile campagna elettorale dell’anno prossimo – accusa il Pd Davide Faraone – per ridare alla città, usando le più tradizionali e bieche leve clientelari, un altro nuovo Cammarata, magari più giovane e più bello, e certo con un cognome diverso, ma sempre con la stessa compagnia di amici e complici in regia”.
Ed in effetti nella seduta notturna il centrodestra – diversamente dal suo passato – “non ha mollato un attimo”; è stato di una determinazione estrema. Ma controbattere l’ostruzionismo del centrosinistra è, materialmente, faticoso, oltre al rischio pendente di creare una immagine non proprio positiva. Nel senso che non si può sempre e solo far sapere al mondo che l’Udc ed il Pdl di Palermo parlano sopratutto di imporre aumenti di tasse ai palermitani senza mai aggiustare uno solo dei servizi pubblici che il Comune dovrebbe rendere ai cittadini. “E non si tratta di loro cattiveria né della loro nota incapacità – sostiene Faraone – più semplicemente difendono l’esistenza del loro sistema clientelare e degli sprechi creatosi in otto anni di regime Cammarata. Non possono comportarsi diversamente. Altrimenti, il sistema muore, e con esso le loro fortune politiche e personali”.
Il fatto saliente che ha contraddistinto la nottata è andato in scena verso le 22 quando il consigliere Milazzo (Pdl) ha presentato una mozione d’ordine che non ponendo in discussione i circa 2000 tra emendamenti e sub emendamenti, avrebbe sostanzialmente sospeso le norme regolamentari in materia di discussione sugli stessi, ammazzando l’ostruzionismo del centrosinistra. E da quel momento è successo di tutto. Il centrosinistra ha dato il meglio di se stesso: sono intervenuti tutti i consiglieri, nessuno escluso, con in testa il trio Monastra, Faraone e Terminelli. Ci sono stati scontri personali, anche duri. Cervellotici escamotage procedurali; talvolta provocatori, e paradossali al limite. Come, ad esempio, una contro-mozione d’ordine sui lavori, presentata da duo Faraone-Totò Orlando, che postulava l’obbligo dei consiglieri di centrodestra di dover entrare in Consiglio passando sulla pancia di tutti quelli del centrosinistra, e cantando l’inno “meno male che Silvio c’è”.
Dice Fabrizio Ferrandelli, capogruppo Idv: “Sono d’accordo con la priorità che pone Faraone di cacciare Cammarata. Ho condotto pure io l’ostruzionismo. Credo che l’unità del centrosinistra sia un bene prioritario. Ma per cacciare Cammarata c’è bisogno proceduralmente dei numeri. Esattamente a scelta: 33 consiglieri per la mozione di sfiducia, o di 26 consiglieri dimissionari. E questi numeri necessari vanno costruiti, anche cambiando sotto il naso a Cammarata il regolamento Tarsu. Che non è stato approvato né entro il 30 aprile, e non sarà funzionale agli aumenti che interessano al sindaco. Insomma, tanto per cambiare il centrodestra ha fallito”.
Chiosa Ninni Terminelli, segretario del Pd e uno dei leader dell’ostruzionismo in aula: “La battaglia del centrodestra è debole nonostante le dure maratone in aula, perché è contro gli interessi materiali e legittimi dei cittadini di Palermo. Il compito del centrosinistra è saldare le nostre vittorie in Consiglio con i movimenti d’opinione dei cittadini per cacciare Cammarata come tutta la città ci chiede”.
Insomma, non so se avete presente il concetto del gatto che si mangia la coda. A Palermo, funziona così. Le sedute del Consiglio dovrebbero riprendere da martedì o mercoledì prossimo. Salvo…
Palermo, l’ostruzionismo del centrosinistra batte l’aumento Tarsu
30 aprile 2010 - 14:14
Ignazio Panzica
