“Attenzione Palermo sta tornando indietro. Agli anni bui in cui, anzitutto, era la Mafia che pretendeva di governare i processi di sviluppo, e segnava il sentiero entro cui essi dovevano procedere ed avvenire. Ma con la differenza che, allora, nelle piazze e nelle aule delle istituzioni locali della democrazia si gridava con forza a quello scandalo. Quando, per parafrasare Che Guevara, “si diceva ciò che si pensava, e si faceva ciò che si diceva”.
E’ Antonella Monastra, consigliere comunale del gruppo “Un’altra storia” di Rita Borsellino, a lanciare l’allarme sul riproporsi storico di un nuovo protagonismo mafioso sulla vita del capoluogo della Regione.
Non ha dubbi Monastra: “E’ la debolezza complessiva della politica democratica degli ultimi dieci anni che ha riaperto le porte al ritorno mafioso a Palermo. La palese assenza di idealità e di spirito di servizio in molta parte degli eletti della politica , insieme all’aver rinunciato a governare i processi sociali ed economici coniugando cocciutamente legalità e sviluppo, hanno allontanato la speranza della gente nella politica democratica e nelle sue volontà di voler cambiare la società in meglio. E quando in politica si aprono i vuoti, c’è sempre qualcuno o qualcosa che li riempie, proponendosi come una inevitabile surroga”.
E la borghesia cittadina che fa?
Nulla di propositivo: né culturalmente, né economicamente. E’variegata e frazionata più che mai. Forse, troppo presa dal quotidiano rito integralista di praticare la religione del “profitto senza alcuna responsabilità sociale”.Che dopo anni di indecente silenzio ed acquiescenza a quasi tutto, ha ritrovato compattezza, ed indignazione sociale, solo di fronte a un delitto orribile e spregiudicato, come quello di Enzo Fragalà. Uno dei suoi figli nobili, appartenente ad una rispettabile destra di tradizione, contraddistinto da un rigore e da una signorilità, che poco hanno a vedere con alcune delle figure politiche attualmente dominanti, tanto indecorose quanto arroganti.
Ci faccia degli esempi concreti sia del ritorno mafioso che di “appuntamenti persi “ dalla politica ?
Il plateale omicidio del consigliere comunale Enzo Fragalà, di fronte al Tribunale di Palermo, sede della Procura antimafia, ed i ripetuti, a giorni alterni,danneggiamenti del racket ai bar “Ciro’s”. Esprimono un senso “politico”, i segnali dell’esistenza di un “potere forte”, che mostra la pretesa di imporre una “sua” leadership alla città. Esattamente, come accadeva ai tempi di Vito Ciancimino. Di converso, le strade, ormai, ordinariamente piene di rifiuti ed il fallimento dell’AMIA – con le centinaia di milioni di euro evaporati in solo otto anni di mala gestione senza che nessuno abbia pagato il conto – come la progressiva scomparsa negli anni scorsi di servizi sociali del Comune per i i deboli e gli svantaggiati, sono i sintomi chiari del “vuoto”apertosi nella politica cittadina. Un fatto inammissibile in una città “particolare”come è Palermo : una comunità ormai “spaccata” in due parti, come la Berlino divisa dal Muro, prima del crollo del comunismo.
Una spaccatura metaforica tra buoni e cattivi?
No, molto peggio : una città spaccata fisicamente e territorialmente, tra l’autoreferenzialità dei cittadini paraborghesi di serie A che vivono nelle zone residenziali, ed i due terzi dei cittadini di serie B delle periferie. Gente senza diritti, abbandonata al loro triste destino di stenti economici,drammi umani privati e disservizi pubblici . Oggi sui giornali ed in TV la città popolare non affiora più. Compare solo per fatti di cronaca nera o per vicende pietose. La democrazia, la politica, lo Stato, non si occupano più in modo propositivo dei due terzi di Palermo. Avete già scordato la storia della scuola Falcone allo ZEN ? Quartiere, ancora oggi, privo di qualsiasi presidio socio-assistenziale, sia pubblico che dell’associazionismo privato e politico. Ormai nell’immaginario collettivo vige un assioma devastante : la politica è “solo” il momento elettorale, ed è fatta “solo” di eletti. Due sciocchezze letali che minano il concetto stesso di democrazia.
Come descriverebbe ciò che sta succedendo politicamente?
Ormai, Palermo, è una città oscura, immersa in un oblio nebbioso che sempre più avvolge e rende indefiniti gesti, volontà, buoni propositi. Pare immersa in una nebbia vischiosa che ha intrappolato anche le buone intenzioni di un’opposizione politica al Comune che, corroborata dalle nuove forze provenienti dalla spaccatura dentro il Pdl, per alcuni mesi è stata capace di fare molto : bloccare l’aumento della Tarsu e dell’Irpef, denunciare la privatizzazione dell’acqua dei palermitani ed il disegno di sfasciare l’AMAP, bocciare a Cammarata la manovra di assestamento del bilancio,etc. Ma è stata una stagione di politica democratica orgogliosa e vicina ai cittadini che, di colpo, senza ragioni apparenti si è fermata. Un attimo, appunto e poi….
E poi?
E’ sopraggiunta una sorta di “paralisi”. Una condizione che temo sia tale solo in apparenza. Perché, ipotizzo che tutto, in realtà, continui a camminare sotto traccia: con dialoghi “paraistituzionali”, fuori dai luoghi del confronto democratico. Partite giocate nell’ombra dei corridoi della politica, dove, forse, molti starebbero contrattando, scambiando, garantendo, vendendo e comprando, in ossequio a dinamiche imposte da una regia che vuole Palermo come sempre assoggettata ai Comitati d’affari, che la stringono in una morsa dove gli interessi di singoli o di molti, mafiosi e non, prevalgono sul perseguimento del bene collettivo. Ma attenzione, tutto ciò si presenta con il volto nuovo della modernità, dell’approccio cortese e dialogante di taluni assessori, finalmente colti e competenti, che ostentano una ingannevole neutralità legata all’essere solo dei “tecnici”. Con voci suadenti ci parlano della “partecipazione dal basso” – tanto poi c’è “l’alto” che incassa affari e potere- e con un ipocrita e mistificante richiamo al senso di responsabilità. Per cui invitano le opposizioni alla collaborazione, con la solita fasulla storiella che “di fronte al bene della Città le differenze devono mettersi da parte e non contano più”.Ma all’improvviso, si materializzano scelte di governo ed urbanistiche su cui non si è mai discusso, ed alle quali – per farli approvare in Consiglio – si vogliono applicare percorsi amministrativi certamente illegittimi.
Per esempio ?
Penso, anzitutto, al progetto urbanistico delle 12 aree bersaglio. Un disegno in gran parte di autentica speculazione pura. Vere e proprie varianti urbanistiche al Piano Regolatore Generale, che vengono gabellate dalla Giunta comunale per “cosucce”, tanto per modernizzare la città. E invece si tratta di una roba da miliardi in euro, che cementificando definitivamente pure le ultime aree libere, punta a realizzare una nuova stagione di maxi speculazione edilizia. Per capirci di una dimensione che trova precedenti solo in quelle due degli anni 60’e 70’, all’indomani della già di per se disastrosa ricostruzione post bellica anni 50’. Appunto del tipo patrocinate, allora, dal “sistema Ciancimino”. Che ,probabilmente, parrebbe, vivo e vegeto ancor dopo trent’anni. Anche in questo caso, come allora, si registra una scarsa trasparenza su motivazioni e protagonisti economici di queste operazioni, mentre in Comune si ricorre a sotterfugi amministrativi per “farle passare”. Volete un esempio? Le hanno calate – e celate – dentro la delibera del Piano Regolatore del Porto. Che ha una storia progettuale ed un legittimazione di legge, un percorso amministrativo- a prescindere da qualunque opinione si abbia su di esso – che nulla ha da spartire con le modalità con le quali 12 aree bersaglio, che dovrebbero essere legalmente vagliate, una per una, dal Consiglio comunale.
Ma che sta succedendo in Comune?
Talvolta non lo riusciamo a scoprire nemmeno noi che siamo consiglieri comunali. Vige una ondata di riserbo sugli atti amministrativi quantomeno sconcertante. Nel frattempo il binomio rifiuti- percolato, cammina verso l’irreparabilità di un disastro ambientale già in atto e colpevolmente rimosso dai più. Mentre è evaporata, all’improvviso, l’unità programmatica del centrosinistra, che procede in ordine sparso. Il tutto sovrastato dall’intramontabile ingegnere Lo Cicero. Ormai una sorta di Superman della brigata Cammarata. Un Jolly di tutte le partite , che misteriosamente aggiunge incarichi su incarichi alla sua già incredibile collezione. Nel frattempo di mandar via Cammarata,non se ne parla più. Come non vi è più alcun dibattito politico e democratico su cosa si voglia fare in futuro dell’AMIA commissariata. Censure “imposte”o autocensure “di necessità” ? Non lo so. Ma vedo con preoccupazione ed amarezza i cittadini che si stanno riallontanando, di nuovo, dalla politica comunale. Non capiscono cosa stia accadendo, ma si stanno convincendo che a Palermo tutta la politica è inaffidabile. Il che oltre che sbagliato,e non condivisibile, non promette nulla di buono in futuro.
