Il Pdl è diventato partito di lotta e di governo? Scende in piazza, manifesta, protesta, urla, denuncia. Organizza manipoli di “promotori delle libertà”, ronde politiche incaricate di “fare gli interessi” di Silvio Berlusconi. Che deve fare di più per rappresentarsi come partito di lotta?
E di governo? No, di governo un poco meno, nonostante quei cento deputati in più che presidiano la Camera ed un folla di senatori che dovrebbero fare un sol boccone dell’opposizione. Invece di affollare le piazze di Roma basterebbe che la rappresentanza parlamentare Pdl facesse la sua parte nelle due Camere e tutto ciò che il premier desidera arriverebbe. Magari occorrerebbe più pazienza, subire le regole. Mese più mese meno, tuttavia, i risultati si vedrebbero. E quanto all’attività di governo, niente di più semplice, sulla carta. Ci sono i decreti, quei provvedimenti che l’esecutivo assume in sostituzione del Parlamento quando c’è l’urgenza. Certo, devono poi passare per l’approvazione alle Camere, che però non sono forche caudine visto che il vantaggio numerico è enorme.
La piazza, per chi sta al governo ed ha una maggioranza parlamentare così netta, è un’ammissione di debolezza enorme; di più, è una testimonianza di impotenza. E’ come confessare di non potercela fare, nonostante i consensi. In qualunque altro paese al mondo, verrebbero presi a fischi. Non dall’opposizione, ma dai propri elettori, gli organizzatori della manifestazione. Ma come, direbbero, vi abbiamo dato un sacco di voti, e invece che governare e legiferare, che fate, manifestate? E contro chi?
Siamo arrivati al punto, alla domanda cruciale: contro chi manifesta il Pdl di Silvio Berlusconi? Contro l’opposizione? Risibile. Contro coloro che applicano leggi e regole? Ridicolo, basta cambiarle le regole e semplificarle, renderle più vicine alla volontà di coloro che hanno vinto le elezioni.
Allora, non resta che una risposta: Silvio Berlusconi manifesta contro le toghe. Proprio così, di fatto manifesta contro i magistrati, i tribunali, l’amministrazione della giustizia. Pensate, il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia in piazza a rivendicare la governabilità. I giudici avrebbero impedito al premier di governare? Ma se non c’è andato nemmeno una volta in aula da imputato, che tempo avrà mai speso, togliendolo al governo del Paese?
Ma c’è una seconda motivazione. Silvio Berlusconi vuole rappresentarsi come un leader d’opposizione. Manifestare è per ciò stesso protestare, quindi opporsi. Nell’immaginario collettivo, la piazza è il luogo simbolo dell’opposizione. Vuole fare “dimenticare” che sta al governo, alla vigilia delle elezioni regionali. Perché ha subito il torto di una lista, una sola lista, respinta in provincia di Roma. Anche se fosse nel giusto, nulla giustificherebbe il ricorso alla piazza.
Alle sentenze non ci si oppone organizzando proteste popolari, ci si oppone con avvocati, indizi, prove, buone ragioni da contrapporre. Serve la piazza, dunque, per stravolgere una realtà elementare: chi governa, legittimamente, deve fare ciò che gli compete nelle aule parlamentari e nei ministeri. Da qui non si scappa. Il referendum su Berlusconi perseguitato è un film visto cento volte dal 1994. Che devono fare gli italiani per “costringerlo” a governare, legarlo alla sedia come Massimo D’Azeglio?
Referendum? La piazza è un momento propedeutico, ma non basta. Ad impedire che le elezioni divengano una consultazione popolare su una sola persona, ci pensa l’alleato fidato, Umberto Bossi, il quale non ha affatto voglia di rappresentare Berlusconi come il salvatore della patria. Tutt’altro. In Lombardia ed in Veneto va dicendo che le cose vanno male – e si tratta di regioni governate dal Pdl – e che bisogna cambiare anche lì. Altro che uomo della provvidenza.
Ma se il referendum non è proponibile nella Padania, in Sicilia non si vota, nel Lazio ci sono problemi, in Campania è rispuntata la monnezza, in Puglia c’è Niki Vendola, nelle regioni rosse, resta il rosso, dove mai riuscirà a farsi largo?
Il partito di lotta e di governo non è una buona idea. Non lo è mai stato. Chi ottiene i consensi per governare non può sfuggire all’onere attribuito, e chi invece non li ha avuti ha il compito di far sapere che gli elettori si sono sbagliati e che loro sono più bravi. La democrazia è fatta di maggioranze che governano ed opposizioni che controllano i governanti e propongono le loro idee, progetti e quant’altro.
Quanto ai giudici, chi ha avuto a che fare con i tribunali, non si è mai sognato di ottenere ragioni manifestando davanti alle aule dei palazzi di giustizia.
