L’Italia dei Valori si allea alla Lega Nord, à la guerre comme à la guerre, e spunta sul video Leoluca Orlando, portavoce. Quando c’è da menare le mani, è lui – l’ex sindaco di Palermo – ad avere la ribalta. Prima di lasciare le briglia a Orlando, Di Pietro ha illustrato la più ardita delle tesi, addebitando al presidente del Consiglio, Mario Monti, di parlare troppo ed agire poco. Sarebbe un berlusconiano, insomma, un altro uomo degli annunci facili. Ed è una cosa insopportabile. Perciò non bisogna dargli tregua, spread o meno, ed è bene che se ne vada al più presto, magari entro il mese di gennaio, così si va a votare e gli italiani sanno come aggiustare le cose.
L’Idv è speculare alla Lega Nord, finisce con l’assumere gli atteggiamenti, oltre che le parole ed i toni dei secessionisti del tempo libero (da impegni di governo). Non dispongono di pernacchie, corna e dito medio, né di Calderoli pret à porter, quindi s’adattano. Leoluca Orlando è nato professore, non può certo usare gli stessi “strumenti” di guerra scelti da Umberto Bossi e il suo cerchio magico.
L’assenza dei mezzi di persuasione duri e crudi, tuttavia, non si fa sentire più di tanto. Leoluca Orlando parla come Giovanni Sapadolini, ed ha il ritmo di Enrico Mentana, ma non possiede gli stessi argomenti di un repubblicano garbato e saggio. Spazza via il nemico, usa la ragazza anche quando c’è da raccogliere qualcosa di buono da terra, perché aprè de moi, le deleuge, come diceva qualcuno importante tanto tempo fa.
Le motivazioni di un inasprimento della pena per Mario Monti e il ritorno alle barricate, decisi dall’Idv di Di Pietro e Orlando dopo una breve parentesi – “voteremo le proposte del governo se sono concrete e vanno nel senso giusto” - sono davvero da esporre in una teca nei giorni di festa per rallegrare le folle.
Tutti addebitano la vaghezza degli annunci, l’Idv accusa il governo dell’esatto contrario di annunciare troppo. Allora delle due, l’una: o Mario Monti è stitico, o Mario Monti abbonda. Tertium non datur.
Che sia sobrio, come ciascun sa, non c’è dubbio; che preferisce centellinare le parole e affidarsi ai grafici – a Palazzo Chigi, non a Porta a porta – non abbiamo dubbi, e che voglia essere preceduto dai fatti piuttosto che dagli annunci, è un dato incontrovertibile. La Lega Nord, infatti, lo condanna all’inferno, ultimo circolo – quello dei dannati – perché se la prende con la povera gente e con la Padania, Vittorio Feltri a nome del centrodestra di lotta lo accusa di avere rovinato il Paese in due mesi scarsi per le scelte compiute, Orlando e Di Pietro lo fucilano per l’esatto contrario: parla troppo e combina poco. Qualche cosa che non va in questo ragionamento c’è.
All’Idv, tuttavia, non fa difetto la coerenza: sfascia a Roma e sfascia a Palermo. Orlando ha provocato lo spread del centrosinistra, sull’altare della sua candidatura solitaria a sindaco di Palermo si è giocato anche l’unità del suo partito (c’è, infatti un altro candidato Idv ai nastri di partenza), dopo avere messo a ferro e fuoco il suo campo politico, strattonando anche Rita Borsellino. Orlando in guerra a Roma e Palermo, dunque: il centrosinistra lo teme, come Attila, il re degli Unni.
Quando in Sicilia l’hanno visto frequentare le tv in nome e conto dell’Idv, hanno fatto gli scongiuri. Sospettano che possa fare l’en plein: dopo avere regalato il successo ai “nemici” a Palermo – Terzo Polo o centrodestra – ripeta la performance a Roma. Senza sensi di colpa, tranquilli. Nell’Isola l’Idv accoglie grillini, fautori di grandi successi berlusconiani alle regionali, oltre che gli Scilipoti, sentinelle dell’ex premier.
