Enzo Bonsangue

(Massimo Costa) Premetto subito che come tutti i cittadini siciliani non sono certo allegro nel sapere che ci sono indagini di concorso esterno in associazione mafiosa sul nostro primo cittadino e che, se il Gip deciderà il rinvio a giudizio (il Gip, non solo i pm, con tutto il rispetto) ritengo opportuno che il presidente Lombardo dia a tutti dimostrazione di grande dignità difendendosi da privato cittadino.
Ogni giorno di più oggi la Sicilia dà  lezioni di civiltà giuridica all’Italia. Qui i giudici e le loro sentenze sono oggetto di rispetto, LI’ ad evidenza no. QUI la mafia annaspa, LI’, anche appena dopo lo Stretto, è in forma smagliante. Speriamo di non essere contagiati dall’assenza di stato di diritto del Continente. E pensare che un tempo si diceva il contrario…
Detto questo, c’è un fatto eclatante che emerge da queste famose intercettazioni che forse non avrà rilievo in sede giudiziaria ma che ha di certo un rilievo politico enorme. Tanto enorme che sono davvero sorpreso – ma fino a un certo punto a pensarci bene – dell’assoluta noncuranza nel quale questo fatto è stato tenuto dai giornali siciliani. E cioè che dalle intercettazioni dei mafiosi questo governo regionale sarebbe nientemeno che reo di combattere sul serio e come mai prima gli interessi di Cosa Nostra. Quindi non solo avremmo un
vero "governo regionale antimafia", ma la cosa sarebbe tanto inusuale nella sua proporzione e nella sua determinazione da suscitare vera irritazione e indignazione da parte degli ambienti delinquenziali abituati ad evidenza a maggiore acquiescenza da parte della politica.
Si dirà: "Ma credi alle parole di un mafioso?" Beh, se devo credergli quando questi assicura che Lombardo era "in combutta" con loro, perché non dovrei credergli quando (dal suo punto di vista) ne parla male? Anzi, proprio per la fonte, mi pare una testimonianza al di sopra di ogni sospetto.

Ma questo non suscita nei siciliani segni di speranza, di riscatto, no, perchè i "giornali" non glielo  evidenziano, preferendo mettere l’accento sull’altro aspetto dell’inchiesta, e cioè sul presunto accordo preventivo alle elezioni tra Lombardo e la mafia. E cadiamo pure noi in quest’errore. Facciamo finta – per un attimo – che avere un governo regionale che combatte gli interessi di Cosa Nostra sia solo una trovata pubblicitaria e difensiva del Presidente, e non una verità tremendamente asserita dall’interno di Cosa Nostra
stessa. Concentriamoci anche noi dove i giornali ufficiali vogliono che ci concentriamo.

E qui, però, non possiamo fare a meno di ragionare. Le tre uniche ipotesi logiche possibili sono le seguenti tre, in ordine di progressiva "colpevolezza" del presidente:
- è tutto un complotto e le intercettazioni se le sono fatte fare "ad arte" proprio per incastrare il presidente antimafia;
- è millantato credito, credevano di avere un presidente amico, perché ai tempi "usava" così, bastava andare alle riunioni di partito, stringere le mani, strizzare gli occhi, battere le spalle, per pensare di avere nel sacco una persona, quando poi in realtà quella persona nulla mai aveva promesso;

- è vero, Lombardo, il diavolo in persona, non solo ha messo nel sacco e spaccato tutti i partiti italiani, ma ha addirittura "ingannato la mafia", facendo credere di essere il loro paladino, per fregarle i voti, e poi – deliberatamente – avrebbe condotto una politica del tutto contraria ai loro interessi.

Non sono un esperto di indagini e di codice penale, ma non mi pare ci sia una quarta possibilità.

Nel primo caso, a mio avviso il meno probabile, addirittura Lombardo è vittima di un complotto politico-giudiziario ben architettato, diretto a fermare il nuovo corso in Sicilia. In questa ipotesi non solo non sarebbe colpevole, ma addirittura vittima di una ben congegnata macchina del fango. Non è realistica l’ipotesi? OK, scartiamola.

Nel secondo caso, a mio avviso il più probabile e comunque l’unico dimostrabile (e questo sì che ha rilievo processuale), non c’è alcun reato. E’ evidente, non si offendano i tanti gentiluomini che militavano in quella parte, che nel vecchio centro-destra siciliano si respirava un’aria di contiguità, di zona grigia, per la quale non
c’era bisogno di accordi espliciti perché l’eletto poi non si buttasse sistematicamente a favore dei comitati d’affari. Lombardo non ha fatto una campagna elettorale espressamente anti-mafia, né evidentemente pro-mafia, ma tanto è bastato perchè chi fosse venuto alle convention lo sentisse "amico e disponibile". E invece… Ma – in ogni caso – se non c’è reato, di cosa si stanno occupando in questo caso i pubblici ministeri di Catania?
Il terzo caso merita invece particolare attenzione, perché la vicenda assume contorni surreali, quasi pirandelliani. I "mafiosi" in questo caso sarebbero stati deliberatamente ingannati e traditi, un po’ – su piani diversi ovviamente – come i tanti elettori del centro-destra che credevano di aver mandato il loro partito al governo e ora se lo trovano all’opposizione e "giustamente" imprecano contro il "traditore".

Da questa interpretazione uscirebbe un Lombardo cinico, approfittatore, voltagabbana, ma…in fondo in fondo…a fin di bene. Con un’astuzia degna di un diavolo avrebbe sfruttato la forza elettorale "degli altri" per spezzare un blocco politico-sociale che rendeva la Sicilia immobile.

E’ reato questo? E’ reato aver ingannato chi, a sua volta, avrebbe voluto commettere reati?

E, dando corso a un processo contro Lombardo, non si ha l’effetto sostanziale di processarlo per il solenne inadempimento contrattuale nei confronti dei mafiosi? Quindi avremmo una procura che, prendendo atto e dando per buono il fatto che Lombardo non ha mantenuto i patti con i mafiosi, che fa? Lo processa, lo fa dimettere, dando tutela giuridica di fatto, la prima volta nella storia che Cosa Nostra è sotto scacco, alle ragioni contrattuali dei mafiosi. Non è incredibile e paradossale tutto ciò?

Ma se l’accordo non è stato mai mantenuto vuol dire che a monte è stato sempre simulato. E se io simulo un accordo con un truffatore, al fine di sventare una truffa, se cioè io truffo un truffatore sono reo? Di che?

Ora, si dirà che non dobbiamo fare i processi sui giornali, e non li facciamo. Aspettiamo serenamente che si svolgano nelle aule giudiziarie e ne trarremo tutti le debite conclusioni. Ma di politica si può parlare,  no? E gli argomenti che poniamo sono solo ed esclusivamente politici, non giudiziari. Come mai nessuno li
evidenzia?
Lasciamo ai PM il loro mestiere. Ma "gli altri", quelli che "si indignano", che parlano di "bufera", etc… chi sono mai?

Scorgo una "santa alleanza" tra chi rimpiange un tempo in cui la mafia faceva il bello e il cattivo tempo (scornati un po’ come i mafiosi intercettati) e chi è sfrontatamente invidioso, perché in tanti anni di politica "antimafia" o di governo di grandi città siciliane, non è mai, dico mai, riuscito a scalfire minimamente la base sociale ed economica sulla quale si fondava il potere mafioso, tanto è vero che nessuno si è accorto della loro presenza. Mentre ora…
E se i primi sono giustificati nel loro ardore, in fondo – se è vera l’accusa – i mafiosi avrebbero avuto rubato il loro voto, i secondi si distinguono per ipocrisia ed impotenza; quasi quasi viene il dubbio che da una "Sicilia mafiosa" lucrassero una malinconica rendita di posizione che ora vedono progressivamente evaporare.

Vedremo come andrà a finire. Magari si torna all’antica, così si scioglie la "santa alleanza" e i soliti noti ripigliano a far finta di farsi la guerra nel nome del garantismo e del giustizialismo.
 
Ma non si può tentare di costruire un’alternanza a Lombardo sul "merito" delle scelte politiche, magari stando tutti dalla stessa parte nel "metodo", nel nuovo metodo che gli va comunque riconosciuto,
di distacco dai comitati d’affari interni ed esterni alla Sicilia?  Sul merito di critiche ne avremmo da fare, eccome.

Ma forse non è ancora possibile, perché i nostalgici del vecchio "metodo" sono ancora forti, arrabbiati e agguerriti, e non molleranno facilmente, anche se non credo che avranno più la forza di portare
indietro le lancette della storia.

In ogni caso per la Sicilia quietamente mafiosa ormai mi pare finita. O è questione di tempo, di poco tempo.