Come la goccia persistente fora la roccia, così il “Forum regionale per l’acqua” ce l’ha fatta nella “mission impossibile” di riuscire a presentare un “disegno di legge di iniziativa popolare” all’ARS, per il ritorno dell’acqua nell’area della gestione pubblica in Sicilia. Infatti, dopo appena dieci mesi di mobilitazione, ben oltre 135 Consigli comunali (alla data del 10 marzo 2010) siciliani hanno già approvato una formale delibera che sostiene il ddl che dovrebbe riportate la gestione di tutte le reti idriche regionali nelle loro mani, o in quelle di loro “aziende speciali consortili”.
È la prima volta che l’ARS esaminerà un ddl di iniziativa popolare ai sensi della legge n° 1 del 2004. Che prevede per essere validamente presentato al Parlamento siciliano l’adesione di 40 consigli comunali, che rappresentino almeno il 10% della popolazione, oppure quella di almeno tre consigli provinciali. Ma c’è di più, almeno la metà di questi 135 municipi si sono pure dotati di una modifica ai loro statuti, che qualifica “l’acqua come materia priva di rilevanza economica”: ossia una risorsa di pubblica utilità che non può generare lucro, né “essere privatizzata”, pur “adoperando” formule surrettizie. Come si distribuiscono per le nove province questi 35 comuni?
Quarantasette nella Provincia di Messina capoluogo compreso, 21 in quella di Agrigento, 23 in quella di Palermo,10 in quella di Catania, ed il resto sparso per le altre province, con i prima fila importanti centri urbani: Vittoria, Modica, Noto, Salemi, Castelvetrano, Piazza Armerina e Troina, Melilli e Palazzolo Acreide, etc. per un totale di popolazione di circa un milione e trecentomila siciliani; molto di più del 10% della popolazione siciliana richiesta dalla legge.
Spiega Antonella Leto responsabile Dipartimento Beni comuni della FP-CGIL: “Va detto che si tratta di un movimento politicamente trasversale: Domenico Giannopolo (Caltavuturo) è del PD, Michele Botta (Menfi) è del PDL, Rosario Gallo (Palma di Montechiaro) è di Sinistra e Libertà ; solo per citare alcuni dei protagonisti di questa lotta di impegno civile”.
La contestazione dei comuni siciliani, cresciuta negli ultimi tre anni, contro l’affermarsi dei sistemi privati di gestione dell’acqua e delle reti comunali – permessa dall’art.148 del Dlgs 152/06, peraltro oggi abrogato da un emendamento della Lega alla Camera dei Deputati – nasce dalla constatazione che per le società private la “gestione del servizio idrico” presso ciascun ATO (escluse le province di ME,TP,RG), sono solo occasione di lucro, e basta. Nei tre anni di esperienze già vissute i privati, nelle reti e nel servizio idrico di tasca loro non hanno investito pressoché nulla.
Al contrario, i loro “contratti di servizio” gli garantiscono una remunerazione certa del loro capitale dichiarato del 7% annuo che – compreso il costo delle “assunzioni” fatte per “soddisfare” a destra e manca – traggono disinvoltamente solo dagli aumenti indiscriminati delle bollette dell’acqua. Una logica agghiacciante economicamente e politicamente. È già accaduto ad Agrigento, a Caltanissetta e sta accadendo pure a Palermo. Dove, si corre pure il rischio certo del disarmo e della chiusura dell’AMAP, un gioiello di azienda ex municipalizzata, insolitamente in attivo sino all’anno scorso.
“Chiederemo all’Ars di discutere al più presto questa proposta di legge – ha aggiunto il deputato regionale Giovanni Panepinto, pure sindaco di Bivona – e siamo pronti a mobilitare in piazza i cittadini per rendere ancora più forte la nostra richiesta. L’acqua privatizzata ed il caro bollette, rappresentano un vero e proprio scippo: si vogliono far soldi con un bene di tutti, che è l’acqua”.
“Ci vogliamo ribellare a questo assurdo sopruso – conclude l’On. Panepinto – per cui chiederemo al Presidente della Regione di rivedere l’accordo quadro programmatico che impegna complessivamente 400 milioni di euro da destinarsi alla risistemazione delle reti idriche in Sicilia”.
Infatti, quando i “privati”, gestori dell’acqua, parlano dei loro presunti indispensabili investimenti di miglioramento e manutenzioni delle reti idriche, omettono di aggiungere che i denari che sin’ora hanno investito nei lavori sono oltre al 97% soldi dello Stato, della Regione o della Unione Europea. Come dire, se entrate con un amico in un bar affollato, urlate solennemente di voler pagare da bere a tutti i presenti, ma a fine serata, quando arriva il conto, lo fate pagare al vostro amico che vi accompagna e magari allo stesso proprietario del bar. Non so se ci siamo spiegati.
Ma in sintesi cosa si propone il ddl di iniziativa popolare? Anzitutto la “ripubblicizzazione del bene acqua”, tramite la trasformazione di “Sicilia Acque” da Spa di diritto privato ad un “Ente di diritto pubblico”. A cascata, l’operazione è previsto andrebbe a ripetersi in tutte le nove province siciliane. Prevedendo, per il futuro, una lista certa di diritti e doveri in capo ai comuni-gestori.
Stesse certezze sono programmate per la determinazione delle tariffe, a cominciare dal ritorno di quelle sociali per l’uso domestico-familiare: “Le tariffe per tutti gli usi devono essere definite tenendo conto dei principi di cui all’articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE e devono contemplare, con eccezione per l’uso domestico, una componente aggiuntiva di costo per compensare: a) le attività di depurazione o di riqualificazione ambientale necessarie per compensare l’impatto delle attività per cui viene concesso l’uso dell’acqua; b) la copertura dei costi relativi alle attività di prevenzione e controllo”. In ogni caso, potrete leggere il testo integrale del ddl di iniziativa popolare, in un collegato posto sotto questo articolo.
Dice il deputato regionale Pino Apprendi, severo stimolatore del Governo Lombardo-ter: “Dopo la legge di riforma sui rifiuti, l’Aula dovrà farsi carico di esitare l’altra riforma basilare per la qualità della vita dei siciliani e per contrastare per tempo nuove stagioni di speculazione affaristica e pure di matrice mafiosa: la ripubblicizzazione dell’acqua. Un test di rivitalizzazione del processo democratico in Sicilia, un modo di dare risposte concrete ai cittadini siciliani ed ai loro amministratori locali, difendendo la titolarità e l’integrità delle nostre risorse regionali naturali e offrendo un sostegno indiretto al bilancio delle famiglie, ancora sotto stress a causa della grande crisi emersa nell’ultimo biennio”.
