Salvatore Parlagreco

Non è vero che i proverbi siciliani sono la coperta dei vizi e stravizi isolani, una specie di indulgenza plenaria. Qualche volta non è così. Prendiamo quel “mmuccia, mmuccia che tuttu pari”, cioè a forza di nascondere finisci con il mostrare e riferire ogni cosa. La saggezza di questa antica osservazione trasuda da tutti i pori. Prendiamo il caso Miccichè, spostandoci in politica.

 






Da parecchio tempo il suo ritorno a casa è cosa fatta, ma lui ha cercato in tutti i modi di nascondersi dietro la foglia di fico. E invece era sotto scopa per via dell’ultimatum di Denis Verdini ("Siete automaticamente fuori dal Pdl").

 






Prima ha finto di potere coordinare ancora le operazioni siciliane attorno al governo, cercando di sparigliare il campo dei democratici, poi ha finto di avere la golden share sul governatore, infine ha cercato di dimostrare di potere dirimere la questione siciliana grazie all’influenza che esercita sul Premier da una parte, il Pdl Sicilia e Lombardo dall’altra.

 

Le ha tentate tutte sul piano mediatico. Ha messo insieme le tre anime del Pdl Sicilia, ottenendo una dichiarazione che sembrava il giuramento di Pontida. Ma niente di tutto questo ha retto alla resa dei conti.

Non è finita. C’è una offensiva in atto, l’ultima chance, per evitare di uscire di scena per l’arrivo del Pd: confronto romano con il governatore e, successivamente, visita a Palazzo Grazioli insieme con Lombardo. Berlusconi può mettere sul piatto della trattativa questioni importanti, come il mitico arrivo dei fondi Fas ed altro.

Conclusa questa fase, Lombardo torna in Sicilia e vara il nuovo governo (venerdì, presumibilmente).

Il bilancio, invero, è magro. Il tentativo di sparigliare il Pd (peraltro più confuso che persuaso), si è concluso in un ricompattamento dei democratici. Su Pdl Sicilia – Pontida, inoltre, Granata e lo stesso Scalia hanno precisato che i finiani in Sicilia si preparano a costituire il loro gruppo parlamentare e non si ritengono vincolati alla permanenza del gruppo di Miccichè nel governo Lombardo. Granata, in una intervista, ha inviato un messaggio “subliminale”, ma non troppo, a Lombardo, ricordandogli che può contare su Gianfranco Fini, la qualcosa significa che “appendersi” a Berlusconi non sarebbe una buona cosa, vista la situazione politica nazionale.

 

Lombardo non è solo il presidente della Regione, ma il leader di un partito che deve guardare alle ormai prossime elezioni politiche nazionali, Appare davvero improbabile che il governatore rinunci ad un’alleanza di centro con Udc, finiani, Api e Mpa, che allo stato non ha alternativa, legandosi ad un patto di legislatura con il Cavaliere in cambio di risorse e concessioni che dovrebbero ottenere il placet tremontiano e passare sotto le forche caudine leghiste.

 

L’offensiva in atto di Miccichè è l’offensiva dell’intero Pdl, che ha bisogno di impedire a Lombardo il patto con il Pd. Di fatto, dunque, Miccichè agisce nell’interesse del Pdl e non solo del Pdl Sicilia, mettendosi di traverso sul governo tecnico. Le sue considerazioni fortemente negative sul commissariamento del governo (nel governo ci sono già ben sei “tecnici”), dribblano il reale motivo del dissenso, che è essenzialmente politico e prettamente “berlusconiano”. E’ improbabile che il Pdl, con l’aiuto dei ribelli di fede berlusconiana, riesca comunque a persuadere il Mpa a tornare nella casa madre del centrodestra. Sarebbe un azzardo.

 

Entro poche ore, comunque, conosceremo la verità.