Undici consiglieri comunali palermitani dell’Mpa e del Pdl-Sicilia prendono di petto, senza cerimonie, il vicesindaco Scoma. Oggetto della contestazione è un bando pubblicato dal Comune per l’assegnazione di un fondo regionale di tre milioni di euro a “progetti sperimentali” di natura sociale, per attività concrete sulla “disabilità, l’integrazione degli immigrati, le dipendenze (droga, alcol, gioco d’azzardo, etc), assistenza anziani, disagio e devianza giovanile. Gli undici, in una interrogazione (primi firmatari Manfredi Agnello e Jimmy d’Azzo) al sindaco, chiedono la revoca di questo bando, per evitare che “eccessi e particolarità” riscontrate nel testo, possano essere scambiati dall’opinione pubblica per “favoritismi”, come si legge in un loro comunicato stampa.
Di che si tratta? Intanto, accusano Scoma di essersi occupato di una cosa su cui non ne aveva né la delega né la competenza. Rilevando, che del bando, inspiegabilmente, se ne è occupato “l’Ufficio Relazioni Internazionali e Politiche Europee del Comune”, il cui assessore di riferimento è proprio il vice sindaco Francesco Scoma, ma escludendo l’Ufficio Piano delle Attività Sociali di cui alla legge 328/2000, preposto a tutte le attività progettuali di “inclusione” sociale.
I consiglieri, altresì, chiedono se alla luce della priorità di valutazione definita nel bando comunale, relativa alla “documentata esperienza nel settore o nei settori sociali prescelti” non si ritiene incongruo, ed eccessivo, l’avere inserito nei requisiti per gli Enti partecipanti al finanziamento a fondo perduto dei progetti, il dover dimostrare di aver avuto un ammontare del loro fatturato globale d’impresa – negli esercizi 2006 – 2007- 2008 – di almeno 6 milioni di euro al netto di Iva. Un requisito, molto dettagliato – si lamentano gli undici consiglieri – che però farebbe risultare prevalente il dato economico, su quello dell’esperienza documentata nel settore sociale. Il principio, appunto, attorno a cui gira la filosofia dell’intervento finanziario regionale. Come a dire, sostengono gli consiglieri dell’Mpa e del Pdl-Sicilia, che gli estensori del bando comunale avessero pensato solo ad una certa e determinata fascia di enti ed associazioni, che in città hanno la pretesa dell’esclusività in materia di attività sociali e, forse, anche a qualche major della formazione professionale.
Ancora, si contesta al vicesindaco l’eccessiva delimitazione della griglia dei requisiti di partecipazione prevista per gli Enti candidati (art. 5 dell’Avviso), troppo circoscritta e riduttiva rispetto alla presenza nel territorio comunale di altre valide realtà di promozione sociale, pur costituitesi negli ultimi tre anni.
Ancora, ci si interroga da parte degli undici, se non si ritiene eccessivamente discrezionale l’organizzazione del sistema dei punteggi, per la “valutazione delle proposte presentate”, previste dall’art. 8 dell’avviso del Comune, che assegna alla Commissione aggiudicatrice ben 50 punti su 100, in materia di giudizio sulla “qualità delle ipotesi di progetto”. Troppi, insomma, anche rispetto all’attribuzione di 20 punti su 100 sulla capacità tecnica (curriculum e attività svolte nel settore oggetto dell’avviso).
Infine, gli undici chiedono a Cammarata (e Scoma), se non ritengano, incredibilmente, ristretto il margine di solo sette giorni assegnato agli Enti per partecipare al bando di gara e per poter ottemperare : 1) alla possibile costituzione di una Associazione Temporanea di Scopo; 2) prospettare un ipotesi di progetto di qualità e con metodologie innovative, secondo le direttive dell’Avviso dell’Assessorato Regionale della famiglia; 3) proporre (art. 2 dell’avviso) in modo congruo “l’offerta di opportunità formative, professionali e linguistiche nei periodi di tempo determinati (non inferiore a mesi 6), nonché di servizi di accompagnamento sociale, con particolare attenzione al raggiungimento dell’autonomia abitativa e lavorativa”. Peraltro attività non precisate, rispetto alle “priorità sociali” di cui all’art. 6 dell’Avviso-madre di trenta milioni di euro, pubblicato dall’Assessorato Regionale della Famiglia.
In sostanza, tra le righe i consiglieri, covano il loro timore che dietro queste particolarità riscontrate nel bando comunale, si possano celare le solite elementari furbizie clientelari, che hanno resa famosa nel mondo l’operata “dell’allegra brigata” di Palazzo delle Aquile , che da otto anni guida in esclusiva le attività sia del Comune che del Consiglio comunale di Palermo. I boatos incontrollabili, paventerebbero accordi politici tra l’esperto Scoma, già Assessore regionale alla Famiglia, ed il capogruppo del Pdl ufficiale, anche lui esperto amministratore di uno dei più grandi ed importanti ente di formazione professionale dell’Isola.
