Dario La Rosa

Da oggi per gli apparati burocratici della Regione comincia la nuova era. Purtroppo, nella quasi generalità dei Dipartimenti, solo sulla carta. Nel dicembre del 2008, infatti, fu varata una legge, la 19, che ridisegnava la mappa degli assessorati e degli uffici, riducendo il numero dei Dipartimenti e delle strutture intermedie, Aree e Servizi. Una riforma questa che, negli intenti, voleva operare una cura dimagrante degli organismi operativi di un’amministrazione notoriamente obesa. Successivamente, dopo ben un anno, nel dicembre del 2009, venne approvato il regolamento d’esecuzione della legge, che prevedeva, tra l’altro, l’entrata in vigore dall’1 gennaio 2010 del nuovo assetto burocratico. Con la possibilità tuttavia di prorogare la fase transitoria, in cui continuavano a vigere i vecchi uffici, per altri sei mesi, dando tempo all’amministrazione di definire i vari passaggi necessari perché la riforma potesse realizzarsi.

 

La proroga c’è stata, i sei mesi sono scaduti, ma quella di domani sarà una falsa partenza. Il dipartimento della Funzione Pubblica, alla fine di marzo di quest’anno, aveva indicato, in una dettagliata circolare, i vari momenti procedurali da consumare per giungere al fatidico 1 luglio preparati per la riforma. Evidenziando la necessità di adottare una serie di misure volte a far sì che i nuovi incarichi dirigenziali fossero preceduti dalla loro “pesatura” in base alla quale determinare i relativi compensi, dalla pubblicità, dalla comparazione dei curricula degli aspiranti. Tutto secondo quanto previsto dalla legge e sinora osservato assai blandamente. Ma solo la Funzione Pubblica, le Finanze e l’Agenzia per l’impiego (a cui solo l’altro ieri è però stato nominato il Dirigente Generale che la guiderà con un interinato) sono pronti ai blocchi di partenza. Tutti gli altri sono in ritardo. Con la conseguenza che verrà a generarsi uno stato di commistione tra il vecchio e il nuovo regime, che non si sa quanto durerà ancora, e che alimenterà ulteriore confusione.

 

Quali uffici dovranno considerarsi in vita: quelli vecchi, formalmente da oggi non più esistenti, o quelli nuovi, non ancora funzionali? A chi dovrà rivolgersi il cittadino ignaro dei travagli di una riforma non ancora operativa? E di chi la colpa di tanto ritardo? Se lo chiedete ai politici tenderanno a scaricarla sui burocrati. Se lo domandate ai burocrati l’addebiteranno ai politici. La verità, come sempre, sta nel mezzo: politici e burocrati escono malconci entrambi da queste vicende. Ma i vertici della burocrazia chi li ha scelto se non i politici? E con quali criteri e procedure? Quelle stabilite dalla legge o quelle ancorate alla logica dell’appartenenza?

 

Le incertezze e le fragilità dell’amministrazione regionale si traducono in cattivi servizi per i cittadini. E, alla fine, sono loro che davvero pagano il conto. Le vicende di questa riforma, animata da buoni intenti, ma realizzata (meglio, in corso di realizzazione) in modo alquanto approssimativo, debbono far riflettere il governo regionale, la cui spinta innovatrice, per quanto frammentaria e ostacolata da troppe beghe di parte, non può negarsi. Se si vuole davvero tentare di cambiare l’amministrazione regionale, il primo passo da fare è affidarne la guida, nella scelta dei vertici burocratici, ai dirigenti più capaci, ponendo in secondo piano il cosiddetto “rapporto fiduciario”. Che, secondo quanto più volte espresso dalla corte dei Conti, si sostanzia nella fiducia nelle capacità professionali e non nei rapporti amicali o nelle logiche degli schieramenti politici.