Salvatore Parlagreco

Secondo i pm che hanno condotto le indagini, Telecom Italia Sparkle, insieme con Fastweb, sarebbero coinvolti nella più grossa truffa perpetrata ai danni dello Stato nella storia del Paese, attraverso un geniale sistema che utilizzando società fittizie nei paesi Ue ed in Italia, ha permesso una colossale evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco in combutta con famiglie mafiose. 
 

Telecom Italia Sparkle è una società partecipata Telecom, che ha costruito nel Sud Italia e, soprattutto in Sicilia, una rete in fibre ottiche ad alta velocità, che è passata sotto il muso dei meridionali senza che essi ne potessero usufruire. Non sono stati effettuati investimenti per permettere a costi accessibili l’allaccio alla rete da parte degli utenti meridionali e siciliani.  Telecom Italia Sparkle, costituita nel 2003 e interamente controllata da Telecom Italia, fornisce servizi di telecomunicazioni (voce, dati, Internet) attraverso il South East Access backbone, un collegamento in fibra ottica ad alta velocità (e capacità di smistamento informazioni tra due server).

Si tratta di una dorsale in fibra ottica, che insiste sulle aree geografiche di maggiore interesse in Europa, nel bacino del Mediterraneo e in Sud America e provvede a realizzare il routing internazionale per una larga fetta del traffico telefonico e dati generato dall’utenza di Telecom Italia. Telecom Italia Sparkle rivende servizi a terzi, soprattutto a operatori di rete fissa e mobile, Isp e aziende multinazionali. All’inizio Sparkle contava su una rete mondiale bilaterale, comprensiva tra l’altro di circa 360.000 km di cavi sottomarini, in grado di collegare direttamente l’Italia con 220 Paesi e circa 240 operatori.
 

Dell’attività di Telecom Italia Sparkle in Sicilia e nel Sud d’Italia si sa poco o niente. Top secret? No, riservatezza, di sicuro la scelta di non promuovere l’attività nell’Isola, che pur sulla carta dovrebbe essere coinvolta. La regione ha creato una società partecipata pubblico-privato, Sicilia e-Servizi a tale scopo (il privato è Engeneering).
 

Se dovessero essere confermati i sospetti degli inquirenti, i manager di Telecom Italia Sparkle si sarebbero dedicati al business illegale invece che al business legale, quello delle fibre ottiche. Un danno per le aree geografiche in cui l’azienda ha svolto con maggiore intensità la sua attività.

La storia di Telecom in Sicilia e nel Mezzogiorno è segnata da episodi sfavorevoli. Nel 1996 fu annunciato il piano Socrate di cablaggio di alcune principali città italiane, fra cui Palermo. Qualche anno dopo il progetto divenne realtà e richiese un investimento di tredicimila miliardi di vecchie lire. A Palermo furono sventrate strade e si lavorò all’interno di molti condomini, mentre Stet e Telecom sperimentavano con successo la tecnologia DSL, che avrebbe di lì a poco superato e reso obsoleto il cablaggio nelle case a cavi coassiali.

Nelle strade di Palermo e Bari, per fare solo alcuni esempi, ci sono ancora oggi i segni dei lavoro iniziati da Telecom per realizzare il Piano Socrate. Centraline divelte, cavi spezzati, inutili pali con le antennine. Uno spreco di denaro pubblico inaudito.

Di questo scempio non si è parlato. Nessuna indagine, nessuna richiesta di informazioni, nessuna conoscenza dei fatti. Ha pagato qualcuno?

Il progetto è stato abbandonato in silenzio.

Perché è nato quando già si conoscevano tutti gli elementi che lo avrebbero reso obsoleto?

“E’ stata l’evoluzione della tecnologia – spiegò Giuseppe Gerarduzzi, il vicedirettore generale di Telecom responsabile della rete – a farci cambiare rotta. In ogni caso l’obiettivo di cablare dieci milioni di case in tre anni era molto ambizioso e sostanzialmente irraggiungibile”.

Nel marzo 1998 si precisò ufficialmente che il cablaggio delle città con le fibre ottiche non era stato sospeso a favore della tecnologia ADSL, ma le due tecnologie – doppino di rame e fibra ottica – sarebbero state utilizzate insieme.

Socrate non è morto, non ha dovuto bere la cicuta.

La rinuncia, si precisò, è una mezza verità. Il cablaggio sarà completato entro i prossimi tre anni, ma si fermerà ai portoni delle case degli utenti. “Negli stabili sarà adottata la tecnologia ADSL, che viaggia ad alta velocità sul doppino di rame”.

Il progetto Telecom che deve portare velocità e alta capacità di trasmissione di dati e fonia nelle nostre case, quindi, continua, integrando l’ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Loop) che trasmette il segnale sugli stessi cavi della telefonia tradizionale.

"Secondo il programma in corso – prometteva la Telecom – a fine 1998 le case raggiunte saranno circa 2 milioni e mezzo. Entro il 2000 saranno 5 milioni". Gli utenti, oltre all’accesso Internet ad alta velocità, avrebbero usufruito dei servizi di Pay Tv e Pay Per View, utilizzando terminali differenti (Pc, apparati di videocomunicazione, tv). Per i grandi utenti (industrie, banche, assicurazioni) sarebbero stati offerti accessi a 34 Mb/s. Telecom confermava che "con l’uso delle nuove tecnologie sarà possibile dare subito il servizio a chiunque e aggiornare gradualmente la rete".

Niente di tutto questo. La velocità della banda larga a Palermo e, generalmente in Sicilia, è la più bassa d’Italia a causa di una rete di infrastrutture insufficienti. Telecom con la sua partecipata usa la Sicilia per la sua dorsale in fibre ottiche ma non investe un euro nell’Isola, penalizzando gravemente l’economia e lo sviluppo e le innovazioni.

I manager si sarebbero dedicati, secondo ai magistrati, alla costruzione della loro rete di società fittizie piuttosto che alla dorsale in fibre ottiche. Nel silenzio tombale.