Salvatore Parlagreco

Scampoli di fine stagione. Sono stati raccolti nell’edizione di lunedì dal quotidiano “La Sicilia” di Catania, che ha offerto ai quattro siciliani Saverio Romano, Stefania Prestigiacomo, Gianfranco Miccichè e Ignazio La Russa, il modo di “esalare” l’ultimo respiro da membri del governo. Tre ministri ed un sottosegretario alla presidenza (Miccichè) che sulla carta avrebbe potuto contare quanto, forse più degli altri, se gli fosse stato dato “spazio” decisionale. Ma le cose sono andate come sappiamo, Miccichè è rimasto nel guado, fra la contrapposizione al Pdl e la permanenza nel centrodestra e il sostegno personale al premier, Silvio Berlusconi.

Per ognuno dei ministri una storia diversa. Stefania Prestigiacomo si è trovata spesso in posizione critica verso i componenti del governo, in specie Giulio Tremonti, ma anche Romani. E durante la sua lunga avventura ministeriale ha dovuto affrontare il caso Bisignani a causa delle sue frequentazioni telefoniche del lobbista, cui chiedeva consiglio assai spesso.

Ignazio La Russa, che di siciliano ha solo l’accento marcato e gli amici di gioventù, catanese di nascita e milanese di adozione, lascia il Ministero degli Esteri: dopo essersi guadagnato sul campo la fama di pacificatore, o mediatore, fra le diverse anime del Pdl, esce da “falco” perché è il comandante in capo del manipolo di guastatori del governo Monti. Se fosse dipeso da lui, staremmo in campagna elettorale a goderci lo spread tedesco e Piazza Affari terremotata dagli attacchi della speculazione.

Saverio Romano, infine: otto mesi ”faticosi ma esaltanti”, è così che li ha definiti quelli trascorsi nel governo Berlusconi. Tutto è iniziato con la scissione dei finiani dal Pdl e la nascita di Fli. Il centrodestra corre ai ripari con una contromossa: scissione speculare nell’Udc e nascita del Pid per iniziativa di Romano, Mannino e Cuffaro. Sia Fli quanto Pid di fatto nascono in Sicilia (Fli ha nell’Isola i suoi doscuri, Granata e Briguglio).

Determinanti i deputati Pid il 14 dicembre dello scorso anno, perché viene respinta la mozione di sfiducia delle opposizioni. E arriva il compenso per i “salvatori”, che si chiameranno “responsabili”. Romano entra nel gruppo parlamentare dei responsabili, Mannino si arrabbia e sbatte la porta. Saverio Romano, fedelissimo di Berlusconi, ottiene il Ministero dell’Agricoltura. Otto mesi esaltanti e faticosi, ma anche inquietanti, perché c’è una scia di polemiche suscitate dalle inchieste giudiziarie a carico del ministro.

Quali sono gli umori prevalenti dei Ministri siciliani uscenti?
Nelle interviste de “La Sicilia” si coglie qualcosa.

“Tremonti tagliava e tagliava per tutti… La Lega ha svolto un ruolo positivo non negativo”, sostiene tra l’altro Stefania Prestigiacomo, che non finisce mai di sorprendere. E dire che sospettavamo che le cose stessero diversamente, che la Lega avesse esercitato  un ruolo di freno sugli interventi a favore del Mezzogiorno. L’esperienza della Ministra è diversa? Pare proprio di sì.

Gianfranco Miccichè la pensa diversamente. Ha fatto nascere un partito, il Grande Sud, per condizionare la Lega ed evitare che domini la politica italiana e, soprattutto, Berlusconi.

Fra i due potrebbe esserci nei prossimi mesi qualcosa di più che una semplice diversità di vedute. Stefania Prestigiacomo potrebbe essere candidata del Pdl alla presidenza della Regione. Lei lo esclude, Miccichè l’ha proposta in passato. Ora non la riproporrebbe, però mai dire mai. “Sono lusingata che si faccia il mio nome, ma il mio orizzonte politico è nazionale”. Insomma, le fa piacere stare nel giro dei candidati, ma vuole restare dov’è, alla Camera e poi si vede.

Saverio Romano, come La Russa, avrebbe preferito il voto. “Senza chiarezza su squadra e programma non avrà la fiducia del Pid, il giudizio è sospeso, vogliamo conoscere i progetti per il Sud”, afferma Romano nell’intervista a Salvo Cataldo.  E poi prende di mira Pier Ferdinando Casini: “Hanno preparato il terreno al re di Prussia, Casini. Ha finto disponibilità a un governo di centrodestra senza la guida di Berlusconi, ma era chiaro che non avrebbe mai fatto questo passo”.

Quanto a Raffaele Lombardo, un’ammissione ed una frecciata tremenda: “I fatti gli stanno dando ragione ma il suo governo è nato da un ribaltone. È riuscito a comprarsi tanti deputati”. Non male per un parlamentare che ha vissuto intensamente il mercato delle vacche di Montecitorio.

Ignazio, il “falco”, sceglie Monti come bersaglio: gli staccherà la spina appena lo riterrà opportuno con tutto il suo partito, “anche perché al Senato la maggioranza l’abbiamo noi, l’abbiamo fatto nascere perché  è un governo di cui teniamo le chiavi. Questo è una sorta di governo a tempo, una volta si chiamava balneare”.

Se a Wall Street tenessero in qualche conto le sue dichiarazioni, vedremmo lo spread balzare in avanti. Per fortuna i confini deìi Ignazio sono limitati.

Quanto a Miccichè, è reduce da una esperienza pressocchè unica. Ha lasciato il partito che l’ha voluto nel governo ed è riuscito a rimanerci fino alla fine. “Gli ultimi tre anni e mezzo sono stati una sofferenza”, confessa. “Ho dovuto lottare per evitare che si portassero via pure l’argenteria”.

Sottoscriviamo, l’abbiamo vissuta anche noi, dall’esterno, questa condizione d’animo.