E’ molto curioso, le “mappe” colorate e in bianco e nero della galassia Pdl proposte dalla stampa berlusconiana, segnatamente da “Il Giornale”, collocano Gianfranco Miccichè all’interno del partito, alla stregua di una delle correnti interne, presenti sotto l’egida di fondazioni o associazioni. Fra Magna Carta di Quagliarello e il Grande Sud di Miccichè non ci sarebbe alcuna differenza.
Questa visione delle cose dura da tempo immemorabile, come se nessuno credesse allo strappo di Gianfranco Miccichè, che invece sul punto è abbastanza netto: non c’è dubbio che Grande Sud vanta un gruppo parlamentare alla Camera ed un manipolo, seppur piccolo, di senatori a Palazzo Madama. Non c’è dubbio che sia uscito dal Pdl ed abbia dato vita ad un altro soggetto politico. Non c’è dubbio che voglia fare da sé, pur ribadendo di mantenere un rapporto di solidarietà con Silvio Berlusconi.
Che cosa rende incredibile dei dati di fatto incontrovertibili? L’ottica con la quale dall’interno del Pdl viene vista la scissione di Gianfranco Miccichè, un’ottica fortemente “compromessa” dal rapporto, strettissimo, che finora Miccichè ha conservato con l’ex premier.
Marcello Dell’Utri ha più volte dichiarato che qualunque cosa faccia o dica, Gianfranco non farà mai nulla “contro” Silvio Berlusconi. Se è persuaso, oltre ogni ragionevole dubbio, di questa condizione (d’animo, non politica), vuol dire che ha i suoi buoni motivi.
Pur non avendo le stesse certezze, anche altri dirigenti del Pdl la pensano allo stesso modo.
Queste considerazioni, tuttavia, non cambiano lo stato dell’arte, anche perché in un’ideale agenda delle priorità, Angelino Alfano o Roberto Formigoni, per citare i due competitor alla segreteria del partito, non hanno segnato al primo posto Gianfranco Miccichè e il suo partito.
C’è la sensazione che Miccichè venga vissuto come un problema piuttosto che come un’opportunità dallo stato maggiore siciliano del Pdl. Le ribellioni potevano essere ammortizzate al tempo di Berlusconi in auge, quando il “benessere” permetteva atteggiamenti generosi e magnanimi, ora è cambiato tutto: c’è un vicolo stretto da attraversare. Qualunque idea si abbia su Arcore, la fine delle cene con Bossi e Tremonti, il calo dei consensi e le dimissioni del governo, hanno inciso sui rapporti di forza interni ed esterni al Pdl.
Angelino Alfano, senza volerlo minimamente, conta più di prima agli occhi dell’opinione pubblica. Che stiano proprio così le cose, è un altro paio di maniche. Sulle questioni essenziali, il Cav detta legge, sulle altre lascia fare, fino a un certo punto.
La pax siciliana, insomma, è sempre più lontana. Le ambizioni di Miccichè – candidatura alla Presidenza della Regione – passano attraverso un quadro politico che vede il terzo polo e il Pdl insieme in Sicilia, o in subordine, un cartello (risicato) fra Terzo Polo, Pid e Grande Sud.
