(essepì) I disobbedienti un tempo stavano nella sinistra radicale, non facevano parte del mondo reale, erano un ologramma in carne ed ossa, un ossimoro vivente. Sì, c’erano ma era come se non ci fossero perché non trovavano posto nei discorsi che contano – stanze dei bottoni, palazzi della politica ecc. Si trattava di un ghetto alla rovescia, un apartheid guadagnato sulle piazze, con urla, proteste, cartelloni velenosi e qualche vetro rotto.
Ma ora i disobbedienti non stanno più fuori dalla zona rossa, abitano gli uffici pubblici, gli ambulatori, le aule di giustizia. Sono poliziotti e guardie di finanza, magistrati, medici.
Che cosa è accaduto?
Facciamo un inventario, anzitutto, altrimenti può sembrare che abbiamo le traveggole.
I magistrati sono stati di volta in volta indicati come eversori, golpisti, promotori di colpi di stato strisciante e non hanno fiatato. Silenzio assoluto, poi è arrivata l’ultima reprimenda del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha rinnovato il vocabolario delle toghe rosse, ed ha detto a circa cinque milioni di italiani che guardavano Ballarò, che i suoi guai giudiziari sono causati dai giudici comunisti che presidiano i tribunali e vogliono fargliela pagare perché è sceso in politica e gli ha tolto il potere. Ne avevano tanto e di tale natura che lo scippo starebbe stato insopportabile.
I giudici che fino ad allora avevano incassato tutto senza battere ciglia, accusati di essere comunisti, sono andati su tutte le furie. Chiamaci come vuoi, ma non comunisti. L’Associazione nazionale Magistrati ha proclamato ciò che comunemente viene definito uno stato di agitazione, una vigilanza rumorosa per reagire alle accuse del Premier. I dirigenti della categoria hanno detto quel che c’era da dire per respingere le accuse e annunciare uno sciopero, oppure assemblee nelle principali sedi giudiziarie con sospensione del lavoro, per organizzare una risposta.
Disobbediscono eccome. Si tratta ora di aspettare per avere maggior notizie sulla qualità della disobbedienza.
Mentre fra le toghe montava il bisogno di disobbedire, in piazza scendevano i poliziotti e le guardie di finanza, che essendo militari non avrebbero potuto disobbedire. E invece l’hanno fatto, sfilando per le vie di Roma (erano in 40 mila), perché per loro la misura è colma. Movente? I Ministri si riempiono la bocca con la storia del pacchetto sicurezza, pare che abbiano risolto il problema, e invece non hanno risorse sufficienti e sono pagati male; in più, hanno subito la trovata delle ronde come una”tagliata di faccia” – è così che si chiama l’offesa nel Sud d’Italia – perché le ronde non risolvono il problema della criminalità e fanno credere che i poliziotti non facciano appieno il loro dovere.
I poliziotti hanno disobbedito come mai aveva fatto prima: con slogan, bandiere, cartelloni, proteste pubbliche.
Ieri sono arrivati nelle redazioni i dati sull’assenteismo nella pubblica amministrazione. Numeri che hanno regalato un dispiacere grande quanto una casa al Ministro Brunetta che aveva annunciato alcuni mesi fa, che dopo avere fatto la voce grossa e messo in cantiere alcune norme utili, l’assenteismo aveva avuto un calo vertiginoso. Anzi, miracoloso. Niente di vero, però: i dati gli danno torto, e Renato Brunetta ha dovuto ammettere che le assenze dal lavoro sono aumentate in modo rilevante. La sua “cura” da cavallo invece che risolvere il fenomeno, lo ha aggravato.
Disobbedienza civile, la chiama alcuno.
Non sappiamo di che si tratta, può essere un evento fisiologico, determinato dai frequenti cambi di clima, tanto per dirne una. Certo è che ha tutta l’aria di una risposta dispettosa. Una disobbedienza, appunto. Magari non organizzata, né consapevolmente messa in atto, piuttosto suscitata da una valutazione affatto drammatica degli effetti di un’assenza.
Infine i medici.
La loro disobbedienza è eclatante, sorprendente, clamorosa. Si potrebbero usare decine di aggettivi e non si riuscirebbe a rappresentarla nel modo giusto. Hanno rifiutato di vaccinarsi. Avrebbero dovuto dare l’esempio, erano stati messi al primo posto, perché si tratta della categoria maggiormente a rischio, e loro invece niente. Un “no” netto al Ministro che aveva disposto la campagna di vaccinazione contro l’influenza stagionale ma non troppo, la A1N1.
Se mettete insieme poliziotti, magistrati, medici e impiegati pubblici, la platea dei disobbedienti è così ampia da richiedere un ragionamento a freddo perché si risponda ad una domanda cruciale: perché si ha voglia di disobbedire in Italia?
