(essepì) Lasciamo perdere l’anno, scopro le carte e non mi va proprio. Vi basti sapere che la maturità l’ho affrontata quando c’era lo sbarramento. Un’asticella che non permetteva a chi avesse insufficienze di accedere alla prova, sicché capitava che si rimanesse qualche anno in più sui banchi senza misurarsi con la propria preparazione. Il sistema non dispiaceva ad alcuno, era considerato accettabile, visto che concedeva maggiore credito ad un anno di studio piuttosto che ai pochi minuti dell’esame. Ma c’era un altro buon motivo perché non provocasse dissensi. Era applicato dai docenti con sobrietà, diligenza e senso di responsabilità.
L’insufficienza era insufficienza e basta, ma la mediocrità, il cinque, andava “aiutata” e salvata. Impossibile colmare lacune gravi in pochi giorni, possibile turare qualche falla. Le regole aiutavano gli insegnanti, e gli insegnanti aiutavano le regole, perché veniva salvaguardata la duttilità. I guai piuttosto arrivarono quando dall’oggi al domani si decise che l’esame doveva accertare la preparazione del triennio.
Un carico da novanta. I riferimenti materia per materia, dalla Divina Commedia, ai classici di latino e greco. Una montagna di libri da studiare, nozioni da imparare e l’inevitabile scoramento alla vigilia della prova. Incubi “preventivi”, che si sarebbero trascinati nel corso dell’esame e sarebbero rimasti indelebili per decine di anni. Fu una lancia sul costato per tutti e non ci fu verso di fare cambiare idea ai legislatori. Alcuni docenti, tra l’altro, si rivelarono sordi e rispettosi della consegna. Quando toccò a me, scoprii soltanto qualche giorno prima che nel programma firmato dal docente della materia (di greco e latino) e controfirmato da un compagno di scuola superficiale o compiacente, c’erano paginate di roba che non avevamo mai fatto in classe. Lupara bianca. Lo sbarramento che non permetteva l’accesso all’esame attraverso il giudizio di “ammesso” o “non ammesso” (con relativi voti) non era affatto in cima ai pensieri di alcuno.
Non erano ammessi coloro che sicuramente non ce l’avrebbero fatta. Le disposizioni della Ministra Gelmini sono drastiche,, un’altra cosa. Si capisce lontano un miglio che risentono dell’assenza di esperienza, non hanno dimestichezza con la scuola. Il cinque, un solo cinque, impedisce, stando alle regole, di sostenere l’esame di maturità. E’ una sciocchezza grande quanto una casa. Accettabile lo sbarramento, inaccettabile un’asticella così alta, di fatto difficilmente rispettabile. Quale consiglio di classe si sentirebbe di sbarrare la strada ad un ragazzo che ha un cinque in qualunque materia, importante o meno? La conseguenza è che i cinque diventeranno sufficienze, in maniera da evitare l’ingiustizia. Anche perché basterebbe un solo cinque per ripetere l’anno, una cosa inaudita.
Essere bocciati con un cinque è stato considerato da sempre un atto di guerra. Le ragioni? Sono quelle del buonsenso. Il cinque non punisce, assolve, concede attenuanti generiche, riconosce che si è lavorato anche se non in modo esaustivo. La buona volontà, per esempio, ma non la completezza della preparazione. Accanto alla rigidità della regola, per fortuna, l’ordinanza del Ministero offre la possibilità al consiglio di classe di adottare “liberamente criteri e modalità…per la formazione della deliberazione di ammissione”. Di conseguenza la norma primaria, che vanno ammessi all’esame solo gli alunni “che conseguano nello scrutinio finale una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina…” è destinata ad essere oscurata dai criteri e dalle modalità liberamente adottate dal consiglio di classe. Contraddittorie ed incoerenti, le norme sono dettate dalla necessità di lanciare un messaggio forte di severità e ritorno alle regole, che però saranno seppellite dalle deroghe come accade ogni volta che le regole sono così rigide da non tenere conto della realtà.
Il meccanismo introdotto quest’anno – lo sbarramento – preoccupa migliaia di studenti perché fa paura e si ritiene che si tratti di autentiche forche caudine. Ogni studenti che ha avuto nel corso dell’anno un cinque, e sono tantissimi ad averlo subito, pensano che quel cinque possa impedire loro di sostenere l’esame e quindi di ripetere l’anno scolastico. Naturalmente non sarà così, perché i consigli di classe aggiusteranno la norma e la umanizzeranno.
I maturandi quest’anno sono circa mezzo milione, due terzi circa hanno fatto registrare delle insufficienze e c’è che ha fatto i conti: potrebbero ripetere l’anni la metà dei trecentomila studenti che portano il fardello delle insufficienze. A nostro avviso non andrà così, crediamo che saranno molti di meno gli studenti “fermati” sulla soglia. Quanti saranno. Lasciamo perdere sondaggi e previsioni. No dovrebbero superare il 10 per cento, quindi al massimo. E le nostre previsioni sono pessimiste. In questa forbice dovrebbe collocarsi il numero di studenti “bocciato” preventivamente.
