Salvatore Parlagreco

Che succede, onorevole, ha fatto perdere le tracce? Lei s’inventa un partito, il Pid, torna in prima linea e poi, di punto in bianco scompare. Non ne valeva la pena? Si è pentito?
Lillo Mannino ascolta e sorride. “Pensa che sia possibile?”, ribatte.

In verità, no.
“E allora?”

Allora che cosa?
“Ho lavorato intensamente, non me ne sono stato a guardare. Si chiude una stagione politica, non se n’è accorto?”

Non ho gli occhi chiusi, ma non avverto la presenza di rivoluzionari in giro.
“Se è per questo, nemmeno io. Ma si è aperto il cantiere di chi vuole riorganizzare l’area cattolica. Non sono certo io ad annunciarlo, anche Papa Ratzinger ne parla. Fermo restando il principio di libertà, i cattolici vengono richiamati all’impegno comune per affrontare le difficoltà che la storia, non solo italiana, assegna loro”.


Lei previde questa ipotesi politica già sei mesi or sono in una intervista concessa a questa testata. Ci fu chi sorrise.

“I democristiani sono addestrati alla comprensione dei flussi politici, li annusano prima degli altri”.

Sta rinascendo la Democrazia cristiana?
“No, affatto, non c’è alcuna nostalgia del passato anche se, devo dirlo, la DC non è certo quella descritta da alcuni magistrati. La DC ha ricostruito l’Italia a pezzi, ha garantito l’esercizio delle libertà in compagnia di alcune componenti coessenziali del Paese, come i repubblicani e i liberali, e altre indispensabili, come i socialisti”.

Il cantiere che si è aperto si pone questo obiettivo, riproporre la ragioni di quella “santa” alleanza?
“Oggi il sistema politico va ripulito di una legge elettorale che obbliga ad alleanze a priori. . Ma è provato che esso non funziona”.

Credo di capire che lei ha messo mano al cantiere. Tempi, uomini, obiettivi immediati. La crisi non lascia molti spazi…

“Non è solo la crisi di Berlusconi, né solo del suo governo che non trova il passo del Paese. La stagione dei partiti personali, populistici, è chiusa; volge alla fine quindi anche la stagione del Pdl. Si torna ai partiti, come strumenti di mediazione".

Il partito che vi accingete a costruire, perché di questo si tratta, sarà un partito di cattolici?
“No, non avrà una identità di fede, accoglierà anche coloro che non hanno tale identità, ma condividono i valori e progetti comuni. Immaginiamo un partito popolare di ispirazione cristiana, in cui possano “abitare” anche socialisti, repubblicani, liberali, il cui coefficiente non è la fede ma il programma politico. Il tramonto delle ideologie ha reso la dottrina sociale della Chiesa una piattaforma condivisibile”.


Faccia i nomi, onorevole Mannino, altrimenti diventa tutto virtuale. I cardinali Bagnasco e Ruini sono in prima linea. E nel Pdl, chi sono gli interlocutori privilegiati?

"Ho incontrato tante personalità autorevoli, ho tratto la convinzione che la strada intrapresa è quella giusta. Tanti uomini politici stanno tessendo la tela: Pisanu, Formigoni, Lupi, Sacconi, Alfano, Fitto per fare alcuni nomi”.

Ce la faranno? Pensa che il braccio armato di Forza Italia e gli ex aennini si faranno spogliare dal Pdl?
“Tutto dipende dagli amici del Pdl, dalla capacità di equilibrio che dimostreranno. Dovranno mostrare lealtà verso il loro leader e fare prevalere le ragioni che portano oltre. Il tempo di Berlusconi è esaurito”.

Lei ha dato vita al Pid, ha votato la fiducia a questo governo. Se pensava che fosse arrivato il momento di mandarlo a casa, avrebbe dovuto scegliere diversamente.
“Non ho lavorato per fare nascere un partito, ma un movimento che fosse visto da Casini come una sponda. L’Udc aveva sterzato a sinistra, noi volevamo che ci ripensasse e gli abbiamo fatto sapere che c’eravamo. Poi il movimento divenne partito, e il partito s’intruppò fra i responsabili. E’ una fase, successiva, che non mi appartiene”.


Che cosa impedisce la nascita del partito popolare che lei ipotizza?

“Ciò che le ho già detto degli amici del Pdl e Berlusconi, che pensa di resistere. E’ un problema. Non si rende conto che c’è una esigenza politica pressante. Senza il suo passo indietro il PD vincerà le elezioni, c’è una marea montante alternativa a Berlusconi, ne beneficerà il maggiore partito di opposizione”.