(sada) Uno scarno comunicato della Presidenza della Regione annuncia: "La giunta regionale di governo, presieduta da Raffaele Lombardo, oggi pomeriggio, ha iniziato la discussione sui dirigenti generali esterni. E’ stata distribuita agli assessori la documentazione necessaria per l’assunzione delle deliberazioni. In considerazione degli impegni fuori sede di alcuni componenti della giunta, la riunione e’ stata aggiornata a domani, alle 18,30". In bilico ci sono otto nomine.
Saranno infatti gli assessori regionali a decidere e a proporre alla giunta se mantenere in servizio i dirigenti generali esterni, o revocare loro l’incarico. Due sono già stati bocciati dagli assessori Centorrino e Venturi. Si tratta di Patrizia Monterosso (Formazione e Istruzione), e Rossana Interlandi (Energia). La prima perché su di lei pesa il fatto che ai tempi della nomina da parte di Lombardo non contava cinque anni di attività dirigenziale, la seconda per la sua militanza politica (era stata tra l’altro assessore con Cuffaro, oltre che segretario provinciale dell’Mpa).
Il 29 dicembre il presidente scelse nove manager esterni: Nicola Vernuccio (Attività produttive), Patrizia Monterosso (Formazione e Istruzione), Salvatore Barbagallo (Agricoltura), Rino Lo Nigro (Agenzia per l’impiego), Gian Maria Sparma (Pesca), Rossana Interlandi (Energia), Maurizio Guizzardi e Mario Zappia (Sanità), Romeo Palma (Ufficio legislativo e legale). Nomine contestate nel metodo e nel merito dai partiti dell’opposizione (ai tempi c’era anche il Pd). L’accusa era che si trattasse di nomine di fattura squisitamente politica. “Persone che hanno sviluppato le loro esperienze manageriali facendo carriera politica”, si disse.
A gennaio arrivò l’altolà della Corte dei Conti, che aprì un’indagine per accertare se le nomine rispettassero il decreto Brunetta. La magistratura contabile voleva accertare se non fossero già presenti, negli organici regionali, le figure prese dall’esterno. Per qualche tempo non si capì se l’amministrazione potesse effettivamente ricorrere a nove manager esterni. Per anticipare le mosse della Corte dei Conti, fu costituito un “comitato di saggi”, costituito da Giovanni Bologna, capo del personale, Vincenzo Emmanuele, segretario generale e Romeo Palma, dirigente ufficio legislativo e legale. Il comitato in una sola notte esaminò i curricula di tutti i dirigenti in forza all’Amministrazione regionale, circa 2.100, e quelli degli esterni, poi diede l’ok ai nove. In molti contestarono la “velocità” sospetta con cui si vagliarono migliaia di documenti.
Come se non bastasse, da Roma arrivò uno schiaffo a Lombardo. Il governo nazionale guidato da Silvio Berlusconi fece ricorso alla Corte Costituzionale per chiedere la revoca di queste nomine. Allo stato delle cose, i nove non hanno mai firmato un contratto, restando in una sorta di limbo per cinque mesi. La stessa situazione di Maria Antonietta Bullara, Giuseppe Li Bassi, Michele Lonzi e Giuseppe Morale, i quattro dirigenti generali ai quali non è stato rinnovato il contratto a dicembre e che restano a disposizione di Palazzo d’Orleans, percepiscono uno stipendio ma, di fatto, non lavorano. I quattro hanno fatto ricorso al Tar. Ricorso cui potrebbe seguire quello di coloro che, tra i nove, vedranno saltare la loro nomina. Per la sua militanza politica nell’Mpa Vernuccio. Lo Nigro non è laureato (ma è andato in pensione e mettendosi da parte da solo). Mario Zappia non avrebbe i titoli, e così pure Sparma.
Il governo regionale ha deciso di riconsiderare la questione delle nomine alla luce di alcuni recenti pronunciamenti della Corte dei Conti. Nelle ultime settimane sono stati rivisti i curricula dei nove dirigenti attualmente in servizio. E per consentire una oggettiva valutazione dei titoli, ciascuno ha prodotto la documentazione in originale. Il governo ha in parallelo chiesto un parere al costituzionalista Giovanni Pitruzzella, gli incartamenti sono stati assegnati ai singoli assessori. La valutazione avverrà quindi in sede tecnica in modo che, secondo Palazzo d’Orleans, "ogni dubbio potrà essere fugato anche attraverso l’analisi in contraddittorio con gli interessati".
