Siamo tornati al pagamento in natura, l’orologio della storia si è capovolto, lo stile di vita si è fatto leggero come una piuma e pare non esserci freno agli intrallazzi. La tangente non viene più pagata in denaro liquido, ma in escort, figura professionale che risponde alla “domanda” di malandrinaggio sessuale. Non si tratta di fare moralismo d’accatto. Ognuno faccia l’amore come gli pare. Il Paese ha subito un degrado davvero inquietante, al punto da preferire le ruberie a gogò scoperte al tempo di Tangentopoli.
Con lo scandalo della Maddalena e della Protezione civile, che colpisce i servitori dello Stato più importanti – Angelo Balducci, capo del provveditorato alle opere pubbliche, e Guido Bertolaso, capo della Protezione civile e sottosegretario di Stato – esce allo scoperto, attraverso le intercettazioni, un quadro dell’Italia davvero senza freni, inquietante ed inaccettabile. Ogni indagine giudiziaria sulle malversazioni nella pubblica amministrazione e il mondo dell’imprenditoria rampante fa scoprire l’uso, consueto, delle prestazioni sessuali come componente della tangente.
L’imprenditore Tarantini a Bari dispone di escort per tutte le occasioni, l’inchiesta sulla sanità pugliese fa luce sull’uso delle donne, quelle di compagnia e le escort, nel business. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, diventa “utilizzatore finale” – per dirla con le parole del suo avvocato – perché trascorre una notte con Patrizia D’Addario. Non paga la prestazione, ma ci sarebbe chi paga per lui, l’imprenditore Tarantini.
Leggendo il testo delle conversazioni telefoniche si rimane di stucco: al di là di ogni più fervida immaginazione. Soldi in contanti, prestazioni sessuali, macchine di lusso, ristrutturazione di appartamenti, mobilie e perfino camerieri a domicilio, gratuitamente. Ed accanto a tutto questo l’elargizione di appalti senza controlli, affidati appunto alla Protezione civile.
Ciò che viene fuori non è una lista di presunti bricconi che arraffano denaro pubblico, ma la mappa di una corruzione “antropologica” dilagante senza veli e senza ritegno. E non solo. I piccoli e grandi scandali, le motivazioni chiacchierate sull’assegnazione di dicasteri, affidano alle donne “usate” dalla politica un ruolo davvero inquietante, a prescindere dalla verità dei fatti, da accertare o meno. La spregiudicatezza è abbondantemente provata, al pari dell’imprudenza, della mancanza di freni. Marrazzo andava a trans con l’auto della Regione Lazio, Silvio Berlusconi dava feste per decine di ragazze a Palazzo Grazioli, sede istituzionale.
Nessun reato, beninteso, niente da dire sulla virilità del capo del governo o del capo della Protezione civile che – stando alle intercettazioni avrebbe desiderio di dare una “ripassata” ad una bella fanciulla – e sulle ambiguità sessuali dell’ex presidente della Regione Lazio, ma la leggerezza appare imperdonabile. Non nascondiamo l’amarezza nell’apprendere che Guido Bertolaso sia entrato dentro una inchiesta giudiziaria dai contorni inquietanti. Un buon servitore dello Stato non si trova facilmente. Un’osservazione, per finire. Il premier ha assolto tutto e tutti (“si colpisce chi fa il bene del Paese”) molto frettolosamente. In Parlamento si è alla vigilia dell’approvazione di una legge che scorpora la Protezione civile dalla pubblica amministrazione e ne fa una S.P.A, esternalizzando i servizi e liberando questo settore da ogni controllo al punto da concedere al suo capo il legittimo impedimento in caso di procedimento giudiziario, e affidandogli compiti che non hanno niente a che fare con gli interventi in caso di calamità naturali e prevenzione (opere pubbliche per i 150 anni dell’Unità d’Italia, tanto per fare un esempio). Si sta costruendo una “repubblica” a parte, provvista di cintura sanitaria per preservarla dagli attacchi delle toghe, che fanno “un uso politico della giustizia”. Ma in che Paese siamo?
