Salvatore Parlagreco

L’Umberto va alla guerra, ha annusato il pericolo della solitudine e percepito di avere sottomano un’occasione irripetibile: Il Pdl è con l’acqua alla gola, le truppe di centro e centrosinistra sono disordinate e avanzano o arretrano, a secondo della contingenza, senza sapere dove andare, più confuse che persuase. Così lui abbassa la visiera, rimette la maschera del “cattivo di buon senso” e impione la sua agenda. Grezza per quanto si vuole, detta i tempi della politica. Soprattutto all’onnipotente Cavaliere che sa, ma è come se non sapesse.

Appena Berlusconi accenna a qualcosa che possa allargare la cerchia delle alleanze lui spara a lupara. L’Udc e Pierferdinando Casini? Il peggio del peggio. Casini e’ un trafficone, l’Udc l’erede di quei democratici cristiani che hanno tradito il nord e ne hanno combinate di cotte e di crude. Se il Cav si azzarda a mettere dentro Casini, Giulio Tremonti lascia il governo.
Gianfranco Fini? E’ rancoroso, Berlusconi avrebbe dovuto cacciarlo via già quando rivolse il dito contro di lui nell’assemblea nazionale. Se non se ne va, sarebbero costretti a contrattare tutto, anche l’aria che si respira, magari imporrebbe loro  matrimoni degli omosessuali, e che cosa diciamo ai nostri figli? Meglio andare al voto e togliercelo di mezzo. Deve stare fuori dall’alleanza, lasciare la presidenza della Camera, cosi tutti sono felici e contenti.
Tutti, chi?

Naturalmente i leghisti, e solo loro perchè a quel punto Umberto non è solo un alleato importante ma diventa la pietra angolare della coalizione, non si muoverà foglia che lui non voglia. Non è che non sia così già oggi, in qualche misura. La golden share l’ha conquistata da tempo con le cene di Arcore alle quali e’ nivitato in modo permanente il ministro dell’economia, Tremonti, che sta a mezzadria fra il Pdl e la Lega. Facendo il vuoto attorno, tuttavia, Umberto incapretta il Pdl, togliendolgli ogni sponda strategica, ogni possibilità di bilanciamento.

Il corteggiamento di Casini in funzione anti-Fini è un espediente del quale il leader dell’Udc si è reso perfettamente conto, quindi è difficile che la manovra di aggiramento dei finiani possa essere condotta in porto a danno del presidente della Camera, ma Bossi non vuole nemmeno che i due – Berlusconi e Casini – si parlino, contrattino la benchè  minima soluzione contingente perchè ogni volta che riescono a trovare un qualche accordo, la sua golden share viene messa in discussione. Da qui l’altalena di propositi da parte della leadership berlusconiana che un giorno minaccia tuoni e fulmini contro i finiani e tutto il resto, promettendo elezioni subito, e il giorno dopo fa marcia indietro, direttamente o attraverso Bonaiuti, il quale si affretta a spiegare che “no, quei cinque punti su cui si chiede la fiducia non sono affatto un prendere o lasciare ma un richiamo alla responsabilita’, niente ultimatum”.

Mentre il Pdl tenta di fare scendere la febbre, Umberto si prendere in carico il compito di farla salire, spargendo malignità a cerchi concentrici e facendo il vuoto. Lo scambio di insulti fra Udc e Lega è senza precedenti per intensità e qualità del linguaggio. Dopo avere subito l’accusa di essere un trafficone e il suo Udc il retaggio dei traffici della Dc, o qualcosa di simile, Rocco Buttiglione e l’intero stato maggiore Udc si sono mobilitati per esprimere il loro dileggio con efficacia, sicchè Umberto e’ diventato il trafficante di banche e quote latte.

In questa pace degli angeli l’ineffabile Italo Bocchino propone le larghe intese con l’esclusione di Umberto Bossi e dei suoi. Bastava guardarlo in faccia quando spiegava che sarebbe stato utile imboccare questa strada. Non solo non sembrava crederci, ma pareva che si divertisse un mondo nelll’illuminare il mondo politico con questa “pensata” . D’altra parte, c’e’ da capirlo, Umberto aveva appena paventato il ricatto dei matrimoni gay da parte del presidente della Camera, non gli restava che spararla ancora più grossa.

I frammenti dell’ex maggioranza di centrosinistra si stanno spargendo in tutto lo schieramento politico. Ovunque cadono, provocano danni. Occorrerà del tempo prima che si riparino i danni della tempesta monsonica che sta distruggendo Pdl e facendo la felicità della Lega Nord.

E c’è spazio perciò, come in ogni tempo di crisi, per ipotesi fantasiose. Non solo quella di Bocchino. Nel profondo Sud si rimugina qualcosa di furbo. Magari si tira fuori il vecchio Partito del Sud in funzione di ancoraggio del Pdl malmesso, soprattutto nel Mezzogiorno. Una missione impossibile che solo un uomo devoto cone Gianfranco Miccichè potrebbe mettere in campo. Solo che ha bisogno di qualche kamikaze. E non pare che Raffaele Lombardo sia disposto a sacrificarsi in Sicilia.