Salvatore Parlagreco

I lettori del giornale Libero, foglio di stretta fede berlusconiana, devono essersi stropicciati gli occhi più volte quando a pagina 10 nell’edizione di sabato hanno trovato alla vigilia di Pasqua la secessione della Sicilia. Proprio così, la secessione. A decretarla, stando al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro (in tandem con Vittorio Feltri) Raffaele Lombardo, il presidente regionale (o governatore, come oggi si preferisce).

Una pagina intera con due immagini: una, dedicata ad un impianto petrolchimico realizzato nell’Isola, l’Enichem di Priolo, ed un’altra al governatore, Lombardo, ripreso dal basso in alto perché la sua “incombenza” sia rappresentata con la giusta enfasi. In basso, accanto alla foto “Affari sull’Isola”, una singolare didascalia alla foto del governatore.

Il titolo principale della pagina è inequivocabile: “La Sicilia vuole la secessione e rischia di lasciarci a secco”. Nel sommario una informazione che dovrebbe fare salire, ma non troppo, il termometro delle preoccupazioni: “È la porta del gasdotto con la Libia e raffina il 40 per cento del nostro carburante”.

C’è, invero, un altro articolo nella stessa pagina, taglio basso su tre colonne, che si regge sull’occhio di colore rosso: “la sfida del governatore”, e il titolo “Lasciamo andare via Lombardo, poi toccherà al Nord”.

Vi abbiamo descritto la pagina prima di entrare nei contenuti degli articoli perché vi facciale già un’idea del lancio della secessione. Si apre con la volontà inequivocabile della Sicilia, che vuole la secessione, e si conclude con un invito a lasciare andare via Lombardo, perché così “poi toccherà al Nord”. Sembra un affare privato fra Lombardo e il Nord del Paese, rappresentato da Libero nella fattispecie.

Per gli abitanti della Sicilia, e non solo per loro, la notizia giunge nuova. Quando mai si è parlato di secessione nell’Isola? Nessuno è mai arrivato a tanto, nemmeno i più accesi indipendentisti, ormai scomparsi abbondantemente. Bisogna andarli a trovare nelle pagine di storia se proprio si vuole fare conoscenza con loro.

Raffaele Lombardo sarebbe il capo dei secessionisti? Mai sentita una invocazione o una minaccia, a seconda di come la si giudichi, da parte del governatore. Eppure gli articoli sono firmati da due giornalisti di indubbia professionalità, Franco Bechis e Gilberto Oneto. Hanno preso un abbaglio o che cosa?

Prima di rispondere al quesito, cerchiamo di sintetizzare i contenuti. Tutto parte da una dichiarazione del presidente della Regione, che manifesta la sua voglia di lasciare l’Italia. La qualcosa suscita perplessità nell’articolista, che si chiede come sia possibile che gli alleati di Lombardo, i democratici e i centristi, non abbiano avuto alcunché da eccepire, visto che quando accenna alla secessione il signor Umberto Bossi si scandalizzano e strepitano.

Poi arrivano le osservazioni sullo stato dell’arte. Le regioni meridionali sono un peso per il Paese e verrebbe da gridare “evviva”, finalmente se ne vanno, così al Nord si sta meglio. Anche per la Sicilia? Sì, a primo acchito, l’istinto induce ad aprire il cuore alla speranza. Meno siamo, meglio stiamo, per dirla con Renzo Arbore. Ma a questo punto, Franco Bechis, autore dell’articolo, mette il piede sul freno. E avverte: attenzione, la Sicilia è un’altra cosa, a conti fatti non ci conviene affatto che ci lasci, perché il quaranta per cento della produzione di energia viene proprio dalla Sicilia. Se l’Isola si staccasse dal resto del Paese sarebbero guai. “La Sicilia ha in mano le chiavi dell’auto italiana”, osserva Bechis. “Non solo: Lombardo è in grado di spegnere gas, luce e riscaldamento in buona parte d’Italia”. Perché? “Un po’ perché lui produce energia in sovrabbondanza e il 12 per cento lo gira alle altre Regioni, ma soprattutto perché in Sicilia transitano il più grande metanodotto marino che trasporta 25 miliardi di metri cubi di gas e passa di lì il gasdotto libico che attualmente è chiuso per guerra”.

Grandioso, Lombardo può fare morire di freddo mezza Italia e non ne sapevamo niente? “Lui” spegne la luce e tutti restano al buio. I siciliani avrebbero il coltello dalla parte del manico? Perché nessuno ci ha pensato prima a fare valere tutto questo ben di Dio e i potenti uomini politici siciliani questuano, spesso invano, le risorse da Roma, che non arrivano quasi mai e quando arrivano, scorrono con il contagocce. Nonostante questa deterrenza, il governo nazionale fa il bello e il cattivo tempo e blocca fondi ingenti spettanti alla Sicilia, come i Fas, provocando la presentazione imbarazzata del bilancio e della finanziaria regionale? Stando alla filiera degli eventi, sembra proprio il contrario, che sia il governo Berlusconi, tramite Giulio Tremonti, a tenere il coltello dalla parte del manico, altro che Lombardo.

Allora c’è qualcosa che non quadra: o ciò che scrive Bechis non ha né capo né coda, oppure la Sicilia non ha idea di possedere un patrimonio, di stare svendendolo, o peggio di concederlo gratuitamente a coloro che trattano l’Isola a pesci in faccia.

Torniamo alla minaccia secessionista, altrimenti non siamo in grado di farvi capire perché mai, nel secondo articolo della paginata secessionista, firmato da Gilberto Oneto, Libero festeggi l’evento: “Evviva Raffaele Lombardo”, scrive Oneto, a nome del suo giornale e del Nord del Paese, “Evviva Raffaele Lombardo che tuona contro Roma ladrona chiedendo quattrini che secondo lui sono sottratti alla Sicilia, minacciando altrimenti di andarsene”. E così prosegue allegramente: “Non si può che provare gratitudine per chi ha il coraggio di reclamare con forza il meno rispettato dei diritti, quell’ dell’autodeterminazione”.

Ma allora, direte, questi qui stanno dalla parte dei siciliani? Alt, riflettete, non è proprio così che stanno le cose: “Sono parole che grondano miele per autonomisti e libertari e che farebbero piacere a Gianfranco Milio….”. Più avanti il ragionamento di Oneto diventa più impegnativo. Libero mette alle corde Lombardo e dopo averlo apprezzato pare che voglia rimproverarlo, perché lascia a metà le cose. “Quando uno proprio non ne può più ed è convinto di essere truffato se ne va sul serio, non minaccia solo di farlo”. Insomma, se “lui”, cioè Lombardo, ha il potere di lasciare a secco mezza Italia, lo eserciti. Così gli altri fanno la stessa cosa e non se ne parli più.

La leggerezza con cui la questione, secessione, viene trattata è impressionante. La specialità dello Statuto siciliano con il tempo si è volatilizzata perché i partiti e gli organi costituzionali hanno riportato a Roma poteri e funzioni, e la classe dirigente siciliana non solo non ha minacciato – non avrebbe avuto il potere di farlo – ma si è adagiata sullo statu quo, accontentandosi di ciò che passa il governo. Il ragionamento parte da premesse errate. La Sicilia non riceve le entrate fiscali che gli competono, perché da mezzo secolo non è stato stipulato l’accordo che trasferisce alla Regione siciliana i proventi che derivano dall’attività delle aziende che operano nell’Isola, siano esse petrolchimiche o altro, le accise, dunque, e non solo.

Quanto alla minaccia di secessione, non l’ha fatta nemmeno Lombardo, che guida un movimento autonomista. Bechis attribuisce al governatore questa dichiarazione: “La Trinacria se ne va ed è prontissima ad arrangiarsi da sola”. Temiamo che abbia capito male. Il governatore ha detto e ripetuto che la Sicilia prende meno di quanto dà, contrariamente a ciò che viene detto e ridetto nel Nord. Ed è l’unica Regione che, rimanendo da sola, avrebbe da guadagnarci, a conti fatti. Non è una volontà secessionista che viene rappresentata, ma una questione di giustizia fiscale e di distribuzione equa delle risorse. Le espressioni fin qui usate evidenziano con forza, ma non è nemmeno una provocazione, la condizione incontrovertibile: le entrate sono inferiori alle uscite nella partito del dare ed avere con lo Stato.

C’è il problema, grande quanto una casa, di come vengono utilizzate le risorse, naturalmente. Ma questo non può essere un alibi per lasciare a Roma funzioni, poteri e decisioni che spettano alla Sicilia.

Libero ha posto una questione giusta nel modo sbagliato. Vorrebbe usare la presunta secessione siciliana per giustificare il provincialismo leghista. La cura del giardino di casa, in solitudine, è una cosa, il governo di un grande Paese è un’altra.