Salvatore Parlagreco

Dobbiamo rassegnarci, ci tocca raccattare notizie de relato, di seconda mano, ma non è detto che siano avariate o stantie. E sapete perche’? Viaggiano attraverso canali privilegiati, sono accessibili agli addetti ai lavori. E anche quando non e’ cosi’, occorre cercarle con il lanternino, sono in penombra. Sicche’ e’ come se fossero pronte per essere servite anche ai nostri lettori che hanno il palato fino e vanno di fretta.

Bene, tutto questo ingarbugliato ragionamento, l’avete intuito, e’ un tentativo maldestro di giustificare le ragioni per le quali qualche notizia la cuciniamo quando e’ gia’ stata servita su un piatto d’argento.

 

Come nel caso della settimana di passione del Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che ci fa conoscere le sue pene attraverso le interviste concesse a Lillo Miceli de La Sicilia di Catania. Accade la stessa cosa con Giacinto Pipitone che sul Giornale di Sicilia intervista il Presidente dell’Assemblea regionale, Francesco Cascio. Hanno l’esculsiva?

No, sono bravi, tampinano i presidenti e ne raccolgono gli umori. Per fortuna, qualche volta, la quantita’ di notizie e’ tale che finisce con il sovrapporsi e aprire l’ombrello, mettendole in ombra, quelle che contano.

La manfrina e’ finita.
Andiamo al sodo. Ecco l’inventario di cio’ che e’ utile sapere se si vuole stare appresso ai Palazzi. Sapendo cio’ che avviene, e’ bene ricordarlo, non significa assolutamente niente, perche’ prevale il cazzeggio. Ma essere informati se si sta dentro il contesto e’ di qualche utilita’, magari si fa bella figura, che e’ sempre qualcosa.

Bene, cominciamo con la settimana di passione del Presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Dedichera’ gran parte del suo tempo ai giudici, quelli con la toga e gli altri, i parlamentari che fanno i giudici. Martedi il governatore verra’ ascoltato attentamente dal Procuratore della Repubblica di Messina, Guido Lo Forte, una vecchia conoscenza del palazzaccio palermitano.

L’inchiesta sulla fuga di notizia della Procura di Catania e’ passata a Messina per legittima suspicione. Di che si tratta? Ricordate quella mattinata in cui leggemmo che il Presidente della Regione avrebbe presto ricevuto le manette per ordine della Procura di Catania nell’ambito dell’inchiesta su mafia e politica, riesplosa dopo le presunte rivelazioni di presunti pentiti? Siccome il Presidente della Regione non e’ finito in galera per niente e c’e’ un giornale che era sicuro che dovesse finirci, l’interessato – cioe’ colui che avrebbe dovuto subire le manette – si e’ rivolto agli inquirenti per sapere com’e’ andata. E’ nel suo diritto, anche perche’, per dirla tutta, l’episodio ci pare senza precedenti. Nella nostra lunga e inquieta carriera non ricordiamo una simile circostanza, che si possa anticipare a custodia cautelare di qualcuno, governatore o meno. Se lo diamo in pasto a tutti il provvedimento, e’ probabile che l’indiziato eviti di finire in galera prendendo il largo.

Com’e’ possibile, vi chiedete, che non sia accaduto niente dopo l’annuncio? Questo non ve lo sappiamo spiegare, ma non e’ l’unica cosa che non siamo in grado di capire. Ce ne sono tante che ormai abbiamo perso il conto.
La giornata successiva, mercoledi, Lombardo ha in calendario un altro impegno, l’audizione della Commissione parlamentare antimafia, che si trova a Palermo per via dell’anniversario della strage di Via D’Amelio. Il governatore avrebbe dovuto essere sentito gia’ qualche mese fa, ma l’audizione e’ stata rinviata. Perche’ Lombardo viene ascoltato dall’Antimafia?

Il Presidente della Commissiome, Pisanu, gli chiedera’ (ma non solo lui) informazioni dettagliate sulle dichiarazioni rese dal governatore a Sala D’Ercole, quando riferi’ sulle connessioni fra mafia e politica nel settore della raccolta dei rifiuti e nell’affare dei termovalizzatori, ben quattro, che avrebbero dovuto essere realizzati in Sicilia. Lombardo si e’ messo di traverso fin dal primo momento e l’affare e’ sfumato. Ma non sarebbe stato possibile evitare di onorare la gara di appalto, vinta da una cordata di imprese importanti, se non fossero state riscontrate irregolarita’ nell’espletamento della stessa. Non avrebbe rispettato le norme europee.

Non e’ cosa da poco, ma quando c’e’ la volonta’ di aggiustare le cose, si finisce con il trovare il mezzo per farlo. Lombardo non ha mai avuto l’intenzione di aggiustare alcunche’, ecco perche’ – afferma lo stesso Lonbardo – ce l’avrebbero con lui.

Il Presidente della Regione fece qualche nome in Aula, a Palazzo dei Normanni, facendo arrabbiare moltissimo alcuni importanti leaders del Pdl siciliano. Per farla breve, il governatore sospetta che i suoi guai giudiziari siano in qualche modo legati alle decisioni prese nella raccolta dei rifiuti. Crede, inoltre, che a prescindere dal suo coinvolgimento, il settore sia stato inquinato dal crimine organizzato. Per provare che questi sospetti abbiano fondamento, il governo regionale, per il tramite dell’assessore al ramo, ha consegnato alla Procura di Palermo un dossier.

Se fate mente locale, constatate che le tre Procure delle citta’ metropolitane hanno il loro da fare su mafia e “monnezza”. Quella che proviene dalle nostre case e l’altra, che fuoriesce dai miasmi della cattiva politica.
Una volta che avra’ ottemperato al dovere di presentarsi davanti alla Commissione antimafia, il governatore – a quanto pare a fine settimana – riprendera’ a tessere il filo della tela per il suo quarto “parto”.
Sara trigemino?
Chi lo sa, dipende dall’asse Udc-PD, dagli equilibri interni a questi due partiti, dalla strada che ha preso il Pdl Sicilia e tanto altro ancora. Dipendera’ anche  dallo stesso Lombardo, che ha dato una sterzata alle sue consultazioni, incontrando nel bel mezzo delle stesse, il Capo del governo, Berlusconi. Che l’episodio non sarebbe passato inosservato, lo sapeva perfettamente. Significa che sul fronte PD deve avere fatto qualche passo indietro.

Lasciamo a Lombardo la parola. Il governatore ha raccontato ai suoi intervistatori di volere anzitutto rinsaldare il rapporto con il Pdl Sicilia? Se vuole rinsaldarlo, vuol dire che non era saldo, a rigor di logica, ma sono dettagli. Lombardo auspica “una maggiore autonomizzazione dalla casa madre”. Ma come, il Pdl Sicilia, sarebbe legato alla casa madre esattamente come il Pdl lealista? Pare proprio di si. Ma allora perche’ ce ne sono due?
L’autonomia del Pdl Sicilia, auspicata da Lombardo incontrerebbe degli ostacoli a causa di un “pontiere/a” (cosi’ l’ha identificato il governatore): cosa che lascia intendere che si tratti di Stefania Prestigiacomo, entrata ormai a vele spiegate nel cuore del Presidente Berlusconi attraverso la fondazione – che non e’ corrente e non sara’ mai corrente – che porta il nome di Liberamente.

 

Il governatore suppone che l’Api – l’acronimo non ha niente a che vedere con  la Piaggio – partito nato da una pensata di Francesco Rutelli, stia per allargarsi, aumentando il numero dei deputati regionali. Piu’ centro, piu’ chance, insomma. Legittima la curiosita’ di chi si chiede a spese di quali gruppi l’Api viaggiera’ con un motore in piu’ (le ruote restano tre).

 

Le anticipazioni di Lombardo comprendono anche il PD, con cui prevede un dialogo sulle riforme “con quella parte del Pd – precisa – che ci sta perche’ e’ noto che l’ala che fa capo a Crisafulli e Bianco e’ ostile”.

 

Un enigma, ancora uno. Alla vigilia di Palazzo Grazioli, nel PD era stata trovata una inconsueta larga convergenza a favore di un governo riformista con Lombardo. Non risulta che Crisafulli e Bianco abbiano ottenuto pronunciamenti contrari nei luoghi decisionali competenti. Il loro dissenso e’ noto, ma è altrettanto nota la posizione  del PD, poi superata dai fatti. I democratici, prima irritati da Micciche’, che sponsorizzava una scissione in casa altrui, potrebbero esserlo ancora di piu’, ora che il Presidente si rivolge “a chi ci sta nel PD”.
Non si capisce.