Salvatore Parlagreco

Assessore Russo, lei cavalca la tigre. La sanità è una brutta bestia. Chi glielo ha fatto fare?

 

L’ho scelta consapevolmente questa responsabilità, non mi tiro indietro, anzi: svolgo con passione il mio lavoro nella convinzione di stare facendo del mio meglio. Non ho la sensazione di stare scalando montagne, faccio ciò che va fatto senza remore né indulgenze. E ho conseguito risultati ragguardevoli, presti sarà chiaro a tutti. Ho bisogno solo di tempo. Non ho la bacchetta magica Le critiche sono aspre, ma non nuove. La precedono Comprensibile, i cittadini hanno diritto ad un servizio efficiente espletato da persone competenti ed in strutture moderne”.

 

Programma vasto.

 

“Vasto, ma non una missione impossibile. La sanità è un servizio che misura la civiltà di un popolo”.

 

Ma lei è sempre sulla graticola, la brutta vicenda di Messina…Qualunque cosa accada, cercano l’assessore e lo pettono sul mirino.

 

“Non intendo sottrarmi alle responsabilità né alle critiche, vorrei che si distinguesse fra il nostro compito e quello dei singoli operatori. Ci sono responsabilità oggettive, naturalmente, ma desideriamo essere giudicati per ciò che facciamo o non facciamo. Fare di tutta l’erba un fascio è ingiusto”.

 

Lì non si sente sulla graticola, dunque.

 

“No, non sono sulla graticola e la vicenda di Messina è stata affrontata con rapidità e provvedimenti immediati. Non mi devo fare perdonare nulla, constato tuttavia che da qualche parte si ha attenzione solo per gettare tutto nel cestino, anche le cose che non funzionano. Così veniamo disarmati, invece che aiutati. Tuttavia, sia detto per inciso, non mi faccio tirare la giacca da alcuno né mi faccio irretire, scoraggiare o spaventare. Riguardo a Messina, non abbiamo coperto niente, abbiamo creato subito le condizioni per ripristinare un clima di lavoro sereno. Non sempre si è agito così, anche fuori dalla Sicilia. Ricordo episodi gravissimi avvenuti ad Arezzo e, di recente, a Padova. La gente perde la vita, eppure…”

 

Eppure?

 

“Niente, voglio dire che l’abitudine a gettare l’acqua sporca con il bambino ci riguarda da vicino. Leggo critiche ingenerose e sbagliate anche nella sostanza. Siamo intervenuti seduta stante, abbiamo emanato direttive, siamo molto presenti: Ci vuole equilibrio, riflessioni serene, la comprensione dei problemi. Si tratta di una materia complessa. Noi stiamo imponendo un cambio epocale. I problemi si affrontano entro tempi utili, con regole nuove e uomini idonei. Solo così potremmo sperare di ottenere servizi sicuri efficienti e appropriati”.

 

Quanto all’episodio in sala parto, in particolare, che cosa ci può dire?

 

“La lite c’è stata e noi abbiamo agito con severità, ma non è stata in sala parto. Il collegamento fra la lite e le conseguenze è oggetto di indagine, se ne occupano i periti e la magistratura. Non mi resta che aspettare l’esito degli accertamenti e riflettere sulle ragioni profonde del malessere. Ma ho un altro dovere, tutelare il buon nome della sanità siciliana e dei medici. C’è gente che non si risparmia e fa il suo lavoro con passione e competenza. Non possiamo trascinare tutti nella gogna della malasanità ogni volta che qualcuno sbaglia”.

 

Sento un forte rammarico…

 

“Certo, sono rammaricato per il fatto che non si tiene conto dei successi consegueii. Nessuno ricorda, per esempio, che solo in Sicilia la sanità non è stata commissariata. Una ragione deve esserci, no?”