Elena Sorci

 "Alle 11.30 siamo entrati. Piano terra, palazzina A, stanza 23. Siamo arrivati in orario e ci siamo messi regolarmente in fila. Noi abbiamo cercato di presentarla ma ci e’ stato impedito". Cosi’ in un’intervista a ‘La Stampa’ Alfredo Milioni, presidente del XIX municipio di Roma, che insieme al compagno di partito Giorgio Polesi sabato era in Tribunale a Piazzale Clodio a Roma per presentare la lista del Pdl. Lista, al momento, esclusa dalla competizione.

 

"Quando sono entrato per prendere il posto di Polesi – aggiunge Milioni – lui si e’ chinato per darmi tutta la documentazione e abbiamo visto uno col telefonino che ci stava fotografando. Uno che non conosco ma che si e’ dichiarato radicale. Abbiamo cominciato a discutere e , litigando, ci siamo ritrovati fuori dalla linea Maginot.

 

La presentazione fuori tempo massimo delle liste elettorali del Pdl nel Lazio e’ un "brutto pasticcio", commesso, sentenzia il titolo di prima pagina del "Giornale", da un "partito di matti", nel quale le ex componenti di An e Fi, assicura il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, si ostacolano e litigano sotto gli occhi di un presidente del Consiglio che i collaboratori e i "soliti bene informati" descrivono come "infuriato" o "sconcertato".

 

Il simbolo del Pdl dunque non comparira’ sulle liste elettorali e non c’e’ quotidiano nazionale che non riporti in prima pagina il clamoroso scivolone che si e’ consumato sabato mattina al tribunale di Roma, che ha anche respinto il ricorso in extremis dei delegati del Pdl sul deposito del simbolo e dei nominativi, avvenuto fuori tempo massimo."Un partito di matti", titola senza mezzi termini "Il Giornale" che in un fondo in prima pagina descrive un partito nel Lazio dove gli ex di An non si fidano degli ex di Fi e viceversa. "Si marcano a vista -scrive il vicedirettore Alessandro Sallusti- perche’ e’ vero che il partito e’ unico, ma fidarsi e’ bene e non fidarsi e’ meglio e a furia di marcarsi e controllarsi a vicenda i nostri eroi si incartano e si dimenticano l’obiettivo".

 

Ora si spera in una ‘leggina’ che riapra i termini della presentazione per il deposito delle liste (soluzione che ha gia’ fatto tuonare Emma Bonino, secondo la quale "la legge deve essere uguale per tutti") ma "Il Giornale" invoca rigore. "Ora i soloni del partito strutturato, democratico e lottizzato, sono li’ ad urlare che l’esclusione della lista e’ un attacco alla democrazia, a elemosinare l’intervento dei giudici e di Napolitano. Ma quale attacco, molto meglio sbaraccare quel mostro burocratico che si sta creando, finche’ si e’ in tempo, fare un atto di umilta’, chiedere una grazia. Chissa’ mai che arrivi".