Salvatore Parlagreco

L’Assemblea regionale siciliana resta l’isola felice. Respinto l’ennesimo attacco alle sue prerogative, potrà attraversare indenne la crisi economica: stipendi, indennità, rimborsi e benefit resteranno inalterati. Il disegno di legge finanziaria, contenente le norme di contenimento della spesa, esaminato con cura dalla Presidenza dell’Assemblea, è stato alleggerito delle norme riguardanti il Parlamento regionale. Servendosi dell’assistenza degli esperti di Palazzo dei Normanni, gli articoli “assembleari”sono stati depennati. Proprio così: cancellati, stralciati, tolti di mezzo, gettati nel cestino.

Il verdetto è stato emesso il 2 novembre, giorno dei defunti, ma stranamente, non ha goduto di grande attenzione. Prendiamo visione, dunque, di questa “storica” decisione, cominciando dalle regole che l’hanno provocata: “…ai sensi dell’articolo 73 ter, comma 2 del Regolamento interno”, recita il testo, “prima di procedere all’assegnazione, la Presidenza è chiamata a valutare il contenuto del disegno di legge sotto due profili; quello dell’estraneità delle norme all’oggetto tipico della legge finanziaria come definito dalla legislazione vigente; e quello della conformità delle stesse alle regole di copertura stabilite per la stessa legge finanziaria”.

Espletato l’adempimento, procediamo con la sostanza della decisione: “In esito ad un’attenta valutazione degli articoli del disegno di legge, relativamente al primo dei due profili su richiamati, questa Presidenza ha individuato le seguenti norme da stralciare: articolo 16 "Misure per il contenimento dei costi istituzionali ", limitatamente ai commi 1 e 2; articolo 23, commi 14 e 15. limitatamente alle parole "ivi compresa l’Assemblea regionale siciliana”.

Fin qui, tutto da decifrare. Numeri e richiami, freddi e inaccessibili, si materializzano prendendo visione delle norme stralciate (che vi proponiamo integralmente più avanti). Vi chiediamo di avere pazienza, perché dobbiamo raccontarvi tutto da principio. Il governo regionale, presieduto da Raffaele Lombardo, su proposta dell’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha imposto dei tagli ai tetti di stipendio più alti della pubblica amministrazione: la riduzione del venti per cento per i trattamenti economici superiori a 250,000 euro (per la parte eccedente il predetto importo). In più, “a seguito della predetta riduzione il trattamento economico complessivo non può essere comunque inferiore a 250.000 euro lordi”.

Non hanno usato il machete, perché si può campare bene con 250 mila euro, ma si tratta pur sempre di una mazzata per chi ha maturato un reddito “pubblico” di tutto rilievo e non vorrebbe privarsene. La norma riguarda, nelle intenzioni del governo, i dirigenti regionali, delle società partecipate ed enti regionali, fondazioni e amministrazioni che a qualsiasi titolo svolgono un’attività per conto e con le risorse della Regione. Anche l’Assemblea regionale, dunque: campa con i soldi della Regione, svolge un’attività amministrativa oltre che legislativa.

Il disegno di legge del governo si prefigge anche il contenimento delle spese nel bilancio del Parlamento regionale. Non interviene sul merito, in ossequio alle prerogative dell’Assemblea, ma indica dei parametri, e suggerisce provvedimenti necessari. L’Assemblea deve tagliare i costi, come hanno fatto, seppure in misura ridotta, sia la Camera dei Deputati quanto il Senato della Repubblica. Potrà decidere in che modo e in che misura.

Siccome il bilancio interno dell’Ars è rimasto inchiodato a 162 milioni di euro, non si è spostato di una virgola nel triennio 2010, 2011 e 2012, si dovrebbe provvedere a un aggiustamento. Operazione dolorosa, comunque mitigata dal fatto che viene affidata ai deputati regionali che saranno eletti nella prossima legislatura.

Sia il taglio sui trattamenti quanto l’aggiustamento del bilancio interno sono stati giudicati dalla Presidenza dell’Ars “irricevibili”: “estranei” o “non conformi” alla finanziaria. Mentre i tagli agli stipendi dei dirigenti della Regione, degli enti e società partecipate regionali sono accolti, quelli dell’Ars sono stati respinti. La materia è identica, il giudizio differenziato. Immaginate un tribunale che per la stessa materia, la stessa questione, la stessa condizione – né più né meno – emetta un verdetto differenziato, “accogliendo” o “respingendo” sulla base dell’estraneità e della non conformità virtuali.

Il verdetto della Presidenza dell’Ars produrrà il seguente effetto: l’Assemblea continuerà a spendere 162 milioni di euro l’anno, unica assemblea legislativa italiana a non risparmiare un euro, e gli stipendi erogati dall’amministrazione del Parlamento regionale potranno sforare, a differenza degli altri, i tetti stabiliti dalla finanziaria. Il provvedimento del governo, infatti, sarà operativo per la Regione e gli enti regionali, ma non per l’Assemblea.

Questa diversità è giustificata dall’autodichia, sinonimo di autonomia amministrativa. Negli affari del Parlamento regionale, insomma, non deve entrare nessuno. Il Parlamento si amministra attraverso organi interni e ha il potere, sulla carta, di decidere ciò che vuole con i soldi della Regione. Fino ad oggi questa prassi è stata rispettata, è andata sempre bene, perché non è mai convenuto ad alcuno appartarvi “ritocchi” che avrebbero “insidiato” gravemente gli emolumenti dei parlamentari, non solo quelli del “personale servente”.

Di anno in anno il Consiglio di Presidenza propone all’Assemblea il bilancio interno senza suscitare reazioni apprezzabili (esame ed approvazione con quattro gatti in pochi minuti) e il governo ne prende atto. Gli deve essere dato, in silenzio e senza indugio.

La gestione amministrativa e regolamentare, è bene farne cenno, “guarda” al Senato della Repubblica come referente istituzionale piuttosto che al Governo. Un legame che viene chiamato “parametro” con Palazzo Madama ed è protetto come fosse una reliquia sacra. Se scappa il parametro, scivola tutto, sarebbe una catastrofe. Specie ai livelli alti di stipendio l’articolazione degli emolumenti è molto complessa (scatti biennali, aumenti percentuali, quindici mensilità, indennità di funzioni ecc) ma molto remunerativa.
Il taglio del governo, peraltro, non risparmierebbe nemmeno gli “accessori” allo stipendio né i trattamenti pensionistici. Colpire al di sopra delle 250 mila euro perciò provocherebbe una strage.

Lo stralcio delle norme si basa, tuttavia, su una questione di principio, l’autonomia dell’Assemblea legislativa. Che va rispettata e difesa, perché i legislatori non devono dipendere da alcuno. Principio sacrosanto se non fosse usato per distribuire stipendi troppo generosi, secondo la vulgata comune.

Sospetto ingiusto? Basterà che il consiglio di presidenza dell’Assemblea regionale, decida autonomamente la riduzione dei costi ed i tagli dei trattamenti, così come si sta facendo ovunque, in Sicilia e altrove, per cancellarlo. Ove ciò non accadesse, sarebbe legittimo ritenere che la difesa dell’autodichia sia in realtà nient’altro che la difesa di un trattamento privilegiato. Una condizione difficile da giustificare in tempi normali, figuriamoci al tempo dello “spread”.

Ecco le norme cui si riferiscono gli stralci decisi dalla Presidenza dell’Ars:

Art 16
Ferme restando le riduzioni previste dal decreto legge n. 7812010 convertito con legge 30 luglio 2010 n. 122 e successive modifiche ed integrazioni, a decorrere dallo gennaio 2012 e sino al 31 dicembre 2014 i trattamenti economici complessivi dei dipendenti dell’Amministrazione regionale, istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi, fondazioni, società a totale o maggioritaria partecipazione della Regione, ivi compresa l’Assemblea Regionale Siciliana’ enti regionali comunque denominati, sottoposti a tutela e vigilanza dell’amministrazione regionale o che usufruiscono di trasferimenti diretti da parte della stessa, fatta eccezione per le aziende sanitarie provinciali, aziende ospedali ere e aziende ospedaliere universitarie, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, nonché i trattamenti di pensione direttamente o indirettamente a carico della Regione, superiori a 250,000 euro sono ridotti del 20 per cento per la parte eccedente il predetto importo; a seguito della predetta riduzione il trattamento economico complessivo non può essere comunque inferiore a 250.000 euro lordi; Le riduzioni previste dal presente comma sono versate in entrata del bilancio della Regione e sono destinate al miglioramento dei saldi di bilancio e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’articolo 20 del decreto legge 6.luglio 2011, n. 98 convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 e successive modifiche integrazioni

Art.23
A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, i trattamenti economici complessivi spettanti ai titolari di incarichi dirigenziali, anche di livello generale, dell’Amministrazione regionale, istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi, fondazioni, società a totale o maggioritaria partecipazione della Regione, ivi compresa l’Assemblea Regionale Siciliana, enti regionali comunque denominati, sottoposti a tutela e vigilanza dell’amministrazione regionale o che usufruiscono di trasferimenti diretti da parte della stessa, aziende sanitarie provinciali, aziende ospedaliere e aziende ospedaliere universitarie, non possono essere stabiliti in misura superiore a quella indicata nel contratto stipulato dal precedente titolare ovvero, in caso di rinnovo, dal medesimo titolare, ferma restando la riduzione prevista dal comma precedente.
16. I rinnovi contrattuali del personale del comparto e della dirigenza della Regione e degli enti q,i cui all’articolo 1 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 1Q e successive modifiche ed integrazioni, nonché delle Aziende, Agenzie, Consorzi, Istituti, Organismi,Società a totale o maggioritaria partecipazione della Regione ed Enti regionali comunque denominati sottoposti a tutela e vigilanza dell’amministrazione regionale sono rinviati al 2014 e non si dà luogo, senza possibilità di recupero, alle procedure contrattuali e negoziali relative al quadriennio precedente. L’indennità di vacanza contrattuale per il biennio economico 2010-2011 e per il triennio economico 2012-2014 viene determinata in conformità alle disposizioni nazionali in materia.