Salvatore Parlagreco

È finito un incubo, Presidente?

“Essere sospettato di trescare con i mafiosi è peggio di un incubo. È già un castigo, ma la verità, prima o poi, viene a galla. Il peggio è passato”

Era stato annunciato il suo arresto.

“Mancava che annunciassero la mia decapitazione. Mi sono reso conto in quella circostanza di avere nemici tenaci e spregiudicati, vuol dire che avevo turbato interessi forti. Svuotare i portafogli di chi si arricchisce senza merito è assai rischioso”

Sta pensando a qualcuno in particolare?

“Abbiamo consegnato alla Procura della Repubblica di Palermo un dossier, compiendo il nostro dovere di cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Il dossier descrive il contesto in cui abbiamo operato e schiera la Regione da una parte in modo incontrovertibile. Non si possono tenere due piedi in una scarpa, la zona grigia è un alibi. Non esiste nella realtà. La buona amministrazione non permette compromessi; nemmeno i corruttori, se è per questo, ammettono ambiguità. Bisogna schierarsi…”

Resta il voto di scambio.

“Sono sereno, non dubito sull’esito del processo, ho le carte in regola e anche per questa accusa minore, la coscienza a posto. Mancano i presupposti".

E quali sarebbero i presupposti?

“Ho sempre confidato nella giustizia e continuo a farlo. Chi commette un reato, grande o modesto che sia, deve avere un interesse alla trasgressione, nel mio caso questo interesse non esiste”

Ci vuole spiegare meglio?

“Faccio una premessa: so bene che illustri personaggi prima di me sono incappati in incidenti di percorso di questo tipo, ma questo non mi rende felice né  mi assolve. Sono cadute accuse di favoreggiamento della mafia, dovrei compiacermene, invece sento il bisogno di cacciare via ogni nuvola, anche la più piccola. Affronterò questa prova con la consapevolezza che il presidente della Regione non deve lasciare il minimo dubbio sulla sua dirittura morale. I codici e l’entità del reato sono importanti, ma avere la coscienza a posto è più importante”.

Di che cosa viene sospettato?

Di essermi adoperato per ottenere più voti. O meglio, di essere stato a capo di un partito che si è adoperato con metodi perseguibili dalla legge per ottenere più voti”.

E invece non è così. Perché?

"Ero candidato alla presidenza della Regione e il mio partito, l’Mpa, concorreva per le politiche. Il risultato delle regionali è noto a tutti, ho avuto il 66 per cento dei voti, un successo strepitoso. Nella mia campagna elettorale percepivo il consenso della gente, tutti gli indicatori suggerivano di avere fiducia. Quanto alle politiche, anche in quel caso non avevo concorrenti nel raggiungere il risultato minimo, come migliore perdente, all’interno della coalizione. La Lega e il Pdl veleggiavano su altri livelli. L’obiettivo era quello di confermarmi “migliore perdente” per ottenere i seggi. Niente avrebbe potuto impedire di raggiungere questo risultato. Il voto di scambio riguarda le politiche, non le regionali”

E allora?

“Allora manca il movente”

Gli aspetti politici di questa svolta giudiziaria?

“Spero che si svelenisca il clima, che contribuisca a rasserenare l’ambiente, che si lavori su ciò che dobbiamo fare, e subito, per cambiare le cose in Sicilia. Le riforme, dunque, per alleggerire il peso della Regione. Razionalizzare e decentrare, spendendo meno e liberando risorse”