Chi ha osservato la sequenza s’è fatto le sue idee: Raffaele Lombardo ha atteso che Gianni Puglisi rispondesse alle domande dei giornalisti dopo l’illustrazione del progetto di sviluppo della Sicilia proposto dalla sua commissione “Attali”, poi ha parlato a sua volta con la stampa. Aveva attorno a sé i giornalisti quando ha chiamato Piraino, presidente Udc Sicilia, proponendogli un incontro in tempi brevi. Oggetto, dichiarato: Gianni Puglisi. Il governatore avrebbe potuto appartarsi, ma non l’ha fatto, segno che aveva bisogno di far sapere, oltre che di mettere in moto la macchina pro-Puglisi.
L’episodio, vecchio di alcuni giorni ma ancora attuale, merita un approfondimento. E chi meglio di Gianni Puglisi può spiegarci l’arcano?
Professore, potremmo vedere il duello fra due rettori alle amministrative di Palermo, il rettore della Kore di Enna e il rettore dell’università di Palermo, Roberto Lagalla? Sarebbe un turno elettorale magnifico. Ci perdoni la battuta ma ormai non si parla d’altro…
“Non credo proprio. E sa per quale ragione?”
No, ce lo dica lei.
“Con un Comune in dissesto, ingovernabile, una città allo sbando, quante possibilità avrebbe il migliore dei sindaci possibili, di farcela? Quasi nessuna…”
Quel “quasi” tuttavia, offre una boccata d’ossigeno, altrimenti sarebbe disperata la situazione.
“Mi rendo conto, ma per raggiungere la sufficienza, rendere modestamente governabile Palermo, raddrizzarla, ci vuole il doppio del tempo speso da Diego Cammarata per affossarla”.
Venti anni…
“Le vie del Signore sono infinite, e il tempo non è mai uguale. Chi può cimentarsi in una missione titanica come questa?”.
Ma allora perché si fa insistentemente il suo nome? Perché Raffaele Lombardo non fa mistero che la vedrebbe volentieri sindaco di Palermo?”
“Certo, ricevo sollecitazioni, magari indirettamente, rilevo che c’è un contesto favorevole, ma non basta. L’idea non mi dispiacerebbe, lo confesso. E a chi non piacerebbe raddrizzare le sorti di Palermo…”
Dicono che lei sia un uomo di potere…
“Ne ho le palle piene di questo potere. Dove sia, ancora non l’ho capito, so che lavoro dodici ore al giorno e non ho una vita privata”.
Quale futuro per Palermo?
“Palermo merita ben altro, è la città della cultura del Sud Europa”.
Mi faccia capire, professore Puglisi: lei fugge da Palermo o dalla stessa idea di governare Palermo?
“Mettiamola così: quali istituzioni, chi mi garantisce che potrò governare Palermo? Il governatore, va bene. Ma lui deve vedersela con l’Assemblea….”
Guerra fredda, si tengono in piedi l’un l’altro per non mollare.
“Appunto, su querli riferimenti istituzionali potrò contare? Sono stato incoraggiato anche ad alto livello, ma al dunque, la risposta è stata questa: oggi nessuno può dare garanzie su nulla. Perché dovrei distruggere la mia vita, dall’oggi al domani con una missione impossibile?”
Lei, dunque, fugge da Palermo piuttosto che dall’idea di governa Palermo.
“Mettiamola così, se le pare. Le racconto un aneddoto. Nel ’97, Silvio Berlusconi – la sanno in pochi – mi invitò a candidarmi. In auto, dissi ad alta voce quasi a me stesso: chi l’avrebbe detto che saremmo finiti sindaco. L’autista pensò che mi rivolgessi a lui. E mi avvertì che quel “saremmo….”, non ci stava, semmai “sarebbe”, precisò, “perché ho famiglia, le do sei mesi di vita con quel carattere che si ritrova. Io la lascio subito….”. Ma non è questo che mi turba, il fatto è che non mi piace fallire, devo potere immaginare di potercela fare. Non ad essere eletto, quella è un’altra cosa, ma a governare in modo serio la città, che è la vera sfida per chiunque.
