Salvatore Parlagreco

Nei giorni scorsi la notizia aveva destato sorpresa, la legislatura in corso dell’Assemblea regionale siciliana non è stata avara di novità, ma pareva che dopo la clamorosa scissione del gruppo parlamentare del Pdl ci fosse stato un assestamento. Invece è arrivata la scelta del gruppo misto di “federarsi”.

Siccome i gruppi non sono mai stati “federati”, l’episodio ha destato curiosità ed è stato subito collegato all’evoluzione del quadro politico in atto, con il governatore che svolge consultazioni e prepara il rimpasto di governo.

L’on.Dino Fiorenza è il presidente del gruppo Federato. Catanese, è uscito dal gruppo del Pd. Una storia politica diversa dagli altri deputati della cordata. Ha fondato un’associazione che si chiama Valore Sud. Ogni deputato del nuovo gruppo ha messo in piedi iniziative analoghe quasi che l’approdo in qualche modo fosse nelle cose. Il deputato Bonomo, ex Pd, ha aderito all’Api di Francesco Rutelli, l’on. Savona, proveniente dall’Udc e presidente della commissione Bilancio,  ha dato vita all’Associazione Biancofiore a Palermo e Cateno De Luca è il promotore di Sicila Vera, associazione messinese.

 

Perché nasce il nuovo gruppo parlamentare, on. Fiorenza? Con quali obiettivi?

“Non è un nuovo gruppo parlamentare, è il gruppo misto che ha cambiato i vertici. E’ avvenuto perché l’on. Caronia, che aveva aderito al gruppo misto, ed era stata eletta presidente, recentemente ha aderito al gruppo dell’Udc, la qualcosa, come capirà, ha provocato delle perplessità. Bisognava rifare tutto…”.

 

Allora ciò che è scritto sulla nascita del nuovo gruppo sarebbe destituito di fondamento?

“C’è stato un difetto di comunicazione, ma l’importanza politica della decisione va al di là della costituzione di un nuovo gruppo parlamentare. Scrivere che è nato un nuovo gruppo non ci toglie niente, ma appare in qualche misura riduttivo rispetto a ciò che abbiamo scelto di fare insieme”.


E che cosa avete scelto di fare?

“Abbiamo federato le sigle delle nostre associazioni”.

 

Siete diventati un partito?

“No, abbiamo messo insieme gli strumenti politico-culturali che abbiamo costituito per avere più forza e potere parlare con il governo”.

 

Su quali temi volete affrontare il governo?

“Abbiamo progetti, idee, suggerimenti. Sappiamo che cosa chiedere e come. Vogliamo essere ascoltati, ma la decisione di confederarsi nasce dal bisogno di mettere insieme le nostre esperienze e i nostri progetti”.

 

Siete arrivati in un momento “caldo”.

“Sicuramente, ognuno di noi guarda con interesse alll’evoluzione del quadro politico nazionale”.

 

Che cosa vi aspettate?

“Gli effetti del contenzioso fra Fini e Berlusconi potrebbero essere dirompenti. La nascita del grande centro dipende dal modo in cui si concluderà la disputa fra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Camera. Gli effetti in Sicilia si faranno sentire sull’Udc di Casini. Nel frattempo il nostro gruppo lavora sulle priorità che l’agenda politica, invero intensa, ci propone”.

 

Pare di capire che la vostra collocazione politica naturale, in considerazione delle precedenti esperienze politiche di ognuno, è il centro.

“Sicuramente”.

 

E quale rapporto intendete instaurare con il governo Lombardo?

“Proporremo i nostri progetti, apriremo un dialogo”.

 

Avete stabilito le priorità?

“Faccio un esempio, sull’abolizione delle province siamo d’accordo purché le deleghe vadano ai comuni e non tornino alla Regione. C’è un grande problema, le risorse per i comuni, che la manovra ha messo sul tappeto. La questione va affrontata concedendo più autonomia ai comuni, non centralizzando i poteri regionalmente, sia chiaro”.

 

Le province, e poi?

“La riforma sanitaria approvata all’Ars costituisce un elemento di discontinuità. Si è risparmiato, non c’è dubbio, ma i cittadini valutano le scelte sulla base dei servizi che vengono resi. Ancora oggi l’attesa per una mammografia è di tre mesi. I risultati giudicano le riforme, non altro”.

 

Quale futuro ha il governo Lombardo?

“Il governatore  deve costruire una maggioranza stabile, anche a scadenza, scegliere gli interlocutori e portare avanti i progetti. E’ comprensibile che il governatore autonomista si muova a 360 gradi ma a un certo punto deve fare le sue scelte, altrimenti l’instabilità provocherà fatalmente degli svantaggi”.

 

Scommette  su un governo ben visto dal Pd o dal Pdl?

“Non credo che il Pd riesca ad essere elemento di sintesi. Il Pdl ha ottenuto straordinari successi in Sicilia, ma quali sono i benefici che l’Isola ha avuto? Non ne vedo alcuno. La vera priorità, dunque, è costruire un governo stabile, che abbia volontà forti e idee chiare. Su questo terreno non ci tireremmo indietro. Se ascolteranno i nostri suggerimenti, naturalmente…”.