L’Assemblea regionale siciliana ha approvato nel corso della seduta un ordine del giorno, presentato dal presidente del gruppo Pd Antonello Cracolici e sostenuto da altri gruppi parlamentari, che impegna il governo regionale a ”porre in essere tutte le iniziative finalizzate ad impedire la chiusura dello stabilimento Keller di Carini, salvaguardandone la vocazione originaria e le professionalità consolidate nel tempo”.
I 204 lavoratori della Keller si trovano attualmente e fino ad ottobre in cassa integrazione straordinaria in deroga in seguito all’accordo del 27 gennaio 2010, in base al quale le parti istituzionali si impegnavano a garantire ai lavoratori un percorso formativo in prospettiva della ripresa produttiva e lavorativa, con l’integrazione economica aggiuntiva all’importo della cassa straordinaria in deroga.
Fin qui la notizia, che merita tuttavia un a riflessione.
Se proviamo ad andare indietro con la memoria – lo può fare solo chi ha molti anni sulle spalle – ci ritroviamo la Keller sfogliando un giornale alle prese con gli stessi problemi di oggi.
Non sappiamo se siano stati fatti i conti delle vertenze alla Keller, quante volte la Keller è rimasta nei paraggi di Palazzo d’Orleans o palazzo dei Normanni, sempre a bussare alla porta della Regione siciliana, sempre a chiedere l’intervento pubblico, sempre con le forze politiche a fare da “ponte” fra i problemi dell’occupazione e quelli dell’azienda.
Non conosciamo l’origine della nuova crisi della Keller. Può darsi che non siano da attribuire a carenze aziendali né, tanto meno, alla modesta produttività. E’ comprensibile che lavoratori e padri di famiglia si battano per mantenere il posto di lavoro, bussando alle stanze dei bottoni, ma ciò che è inconcepibile è che a distanza di quasi quaranta anni i problemi della Keller siano in primo piano e che in tutti questi anni non siano stati affrontati in un modo o nell’altro.
Quanto è costata alla Regione la Keller? Non è un problema di spreco del denaro, non è questo il punto, è l’immobilità, l’impotenza frustrante, la paralisi che sembra avere colpito Palermo e la sua incerta industria.
Siamo sicuri che stare appresso alla Keller, sempre e comunque, abbia aiutato il mondo del lavoro e gli stessi operai della Keller? Siamo sicuri che l’assistenza pubblica sia sempre e comunque lo sbocco utile e corretto? Siamo sicuri che non ci siano incentivi, strumenti, correttivi, condizioni che agevolino la crescita di un’azienda con servizi utili in modo da renderla competitiva, alleggerendo il costo del denaro, il trasporto, l’aggiornamento tecnologico?
Come si fa a ruotare attorno alla stessa azienda per quasi mezzo secolo come se niente fosse e fare le stesse cose ottenendo gli stessi deprimenti risultati: Non è ora di guardare in faccia la realtà, a prescindere dalla collocazione politica, dai rituali della sinistra, destra e centro?
