Salvatore Parlagreco

La diversità tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi – politica, ideologica, caratteriale – non viene nemmeno sfiorata, non sembra interessare per nulla i media che osannano il capo del governo e plaudono al verdetto di “incompatibilità” con il Pdl e la Camera dei Deputati del cofondatore. Fini non ha niente a che vedere con il Pdl e non può presiedere Montecitorio perché coltiva idee, opinioni, giudizi che non piacciono al presidente del Consiglio, al suo governo e al suo partito. Invece che spiegare la diversità, mettere in luce gli errori, i difetti, gli svantaggi, i danni di questa diversità, Il Giornale di Berlusconi e il quotidiano Libero, che fiancheggia il centrodestra, si sono gettati a capofitto sulla famiglia Tulliani, limitrofa a Fini, perché di essa fa parte la compagna del Presidente della Camera, Elisabetta. Che avrà magari qualcosa da farsi perdonare – non ne sappiamo nulla – ma non c’entra in alcun modo con le scelte dell’ex leader di AN e attuale Presidente della Camera dei Deputati.

 

Il Giornale di Berlusconi ha spedito a Montercarlo i suoi giornalisti per raccontare la scandalosa storia di un appartamentino abitato dal fratello di Elisabetta nel Principato di Monaco, Libero ha affidato al signor Nicholas Farrell il compito di riscrivere la storia del ventennio per riferirci da dove viene – ideologicamente – Gianfranco Fini, al costituzionalista Paolo Armaroli il compito di pianificare la cacciata da Montecitorio dell’Indesiderabile secondo le regole vigenti ed al cronista politico Pietro Senaldi di svelare la verità sul conto dei finiani che hanno lasciato il Pdl.

Quanto alla famiglia Tulliani, è diventata grazie a Libero e al Giornale la famiglia più celebre d’Italia. I due quotidiani hanno scoperto che Fini con i suoi due figli – avuti da Elisabetta – è iscritto all’anagrafe nel certificati di famiglia dei Tulliani. A causa di ciò merita di essere dileggiato con ciuccio e culletta nella prima pagina di Libero, perché a “58 anni è nello stato di famiglia della suocera”. Il calcolo di Gianfranco, secondo Libero, è di potere continuare a fare “il bamboccione”. Naturalmente non è tutto. I contratti di mamma Tulliani, secondo Libero, arricchiscono tutta la tribù. Perché? “La Rai gira due milioni a casa Fini” Come? Mamma Tulliani produce programmi per la Rai da lungo tempo. E allora?
Libero ha trovato anche un assegno protestato a firma Gianfranco Fini nella qualità di Presidente di Alleanza Nazionale. Sei pagine, forse di più, per dipingere l’avversario politico come un poco di buono, da sputtanare e “spernacchiare”, come sollecita in una intervista l’elegante Giorgio Stracquadanio, fondatore del blog “Forza Silvio”.   Le questioni poste da Fini – legalità, cittadinanza, federalismo solidale ecc – sono ignorate.

 

Mr Farrell, un conservatore inglese, illustra su Libero le ragioni per sentirsi sollevati dall’espulsione dell’Indesiderabile. “Finalmente”, sostiene, “ con la cacciata di Gianfranco Fini dal Pdl, la destra italiana ha la possibilità di liberarsi della sinistra fascista, cioè della destra sinistroide…”.
Quindi, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e gli altri sarebbero antifascisti di destra, Gianfranco Fini e i suoi accoliti, fascisti di sinistra. Non e’ tutto. “E’ ora di ammetterlo, svela Mr Farrell, “il fascismo era roba di sinistra…La Shoa è stata roba di sinistra come lo è il divieto di fumare nei locali pubblici…l’antisemitismo mascherato come antisionismo si trova a sinistra…Hitler e Mussolini odiavano il fumo (delle sigarette; n.d.r.). E non per niente quelli che vogliono tramite lo Stato vietare ai cittadini il diritto di fumare, bere, mangiare grasso ecc, vengono definiti in America e in Inghilterra “health fascists”, fascisti del salutismo”.
Le conclusioni di Mr.Farrell non sono meno interessanti: “La destra di Berlusconi e’ di destra; la destra di Fini, è di sinistra…”
Dunque, l’essenza del fascismo è di sinistra. Fini rappresenta il fascismo e non può che essere di sinistra. Una equazione perfetta.
Il costituzionalista Paolo Armaroli, invece, detta l’agenda utile per costringere alla resa il Presidente della Camera. In sintesi, gli step suggeriti: 1) alla ripresa autunnale dei lavori parlamentari, un giorno sì e l’altro pure la maggioranza potrebbe contestare l’operato del presidente della Camera fino a rendere ingovernabile Montecitorio; 2) il Capo delle Stato non potrebbe che prenderne atto e provvedere allo scioglimento della sola Camera attorno alla metà di gennaio. Nelle more resterebbe in carica il Senato e la Camera con poteri di ordinaria amministrazione, oltre che il governo che, forte della maggioranza parlamentare (al senato) gestirebbe alle elezioni e legifererebbe con lo strumento dei decreti legge; 3) elezioni per il rinnovo della Camera attorno alla metà di marzo; 4) la Camera elegge il nuovo presidente e Fini uscirebbe di scena.

Fin qui il raffinato costituzionalista.
Libero non lascia nulla d’intentato: numeri, previsioni, dati estrapolazioni e analisi sullo stato dell’arte al Senato ed alla Camera dopo l’uscita del folto numero di parlamentari dal Pdl, vengono seppelliti da una clamorosa rivelazione, venticinque deputati sono con Silvio. Siccome se ne sono andati 33 deputati e (pare) dieci senatori, ne rimangono quindi o qualcosa di simile. “Quasi tutti gli uomini di Gianfranco”, giura Berlusconi a Libero, “stanno con me”.
Certo ci sono “i cattivi”. Sono otto e bene elencati in una pagella, ch comprende Enzo Raisi, Italo Bocchino, Luca Barbareschi, Flavia Perina, Fabio Granata, Carmelo Biguglio, Giulia Bongiorno e Mirko Tremaglia.
Pensate che si tratti di delirio? Vi sbagliate, il contesto è inquietante : rabbia, revanchismo, bisogno urgente di annichilire l’avversario. Non basta giudicarlo Indesiderabile, occorre punirlo, sanzionarlo, renderlo impresentabile. I padri della Repubblica, che vissero le tensioni ideologiche del dopoguerra, lo scontro fra cattolici e sinistra, impallidirebbero.