Salvatore Parlagreco

Gentile Signora Veronica,

 

il suo silenzio ci coglie di sorpresa, lo confessiamo. Sfogliando i giornali, il suo nome non lo troviamo più. Dobbiamo andare indietro con la memoria, ai giorni in cui, con audacia e intelligenza, bacchettava suo marito, il nostro Presidente del Consiglio. Era l’unica a farlo decentemente, nonostante occupasse metà del talamo.  Le sue lettere aperte – così puntuali, così giudiziose – erano ossigeno per il nostro pessimismo, ma anche la severa misura della nostra viltà.

Lei affrontava Golia e noi lasciavamo che Davide venisse fatto a pezzi.

Abbiamo potuto regalarle, dandone testimonianza scritta, della nostra indignazione quando subì la prima rappresaglia  attraverso il giornale Libero, diretto da Vittorio Feltri. Fu data in pasto ai lettori come una velina qualsiasi con una perfida che non ha certo fatto onore a chi ha concepito la vendetta e a chi l’ha attuata.

Quando ha annunciato di avere chiesto la separazione fummo tutti con lei, ad eccezione dei cortigiani di Arcore. Mezza Italia pendeva dalle sue labbra, bastava che fiatasse e saremmo scesi in piazza, altro che le baionette di Umberto Bossi. Lei non ci ha messo alla prova, ci mancherebbe, aveva altro cui pensare. I figli, naturalmente. I suoi figli, anzitutto, che non hanno occupato un posto in prima fila, e poi il contratto di separazione, perché gli eredi non avessero a subire alcuno strascico negativo dal divorzio. Insomma, questioni familiari.

Il fatto è che il privato, trattandosi di lei, la moglie del Presidente del Consiglio, era diventato pubblico. Non solo, il vedere ogni giorno decine di immagini, video e articoli dedicati alla giovinetta Noemi Letizia o ad altre, pur passeggere avventure galanti del suo ex marito, hanno creato in molti di noi un acuto desiderio di rivalsa, manco se avessimo subito direttamente i torti che lei ha subito.

Certo, c’è anche il fatto che non amiamo per niente la spocchia del suo ex consorte. Il suo atteggiamento è quello di uno cui è permesso tutto: irridente, padronale, insofferente ad ogni critica. Accumula privilegi di ogni natura, anche quelli,  virtuali e impalpabili della buona coscienza. Il diritto, insomma, a sentirsi in pace con il mondo e il Padreterno.

Lei ha messo in dubbio tutto questo ed ha dato credibilità a chi ha dubitato, perché chi – meglio di lei – ha conosciuto intimamente il nostro Presidente?  Perciò la sua accusa al ciarpame politico accumulato alla vigilia della campagna elettorale, non è stato solo un rimprovero dispettoso di una moglie delusa, ma la testimonianza più lucida di una persona informata dei fatti.

Ecco perché il suo silenzio è diventato assordante, la sua assenza pesa quanto quella di un testimone oculare affidabile .

Beninteso, lei ha tutte le buone ragioni per proteggere la sua vita privata e non dare alibi ad alcuno. E non abbiamo nulla, proprio nulla da rimproverarle, anzi. Per quanto ci riguarda, non sarà mai come quel personaggio da lei evocato  nei giorni fatali, Catherine Dunne, che si considerava "La metà di niente”.

Ci sentiamo un poco in colpa nel tirarle la giacchetta, per farci perdonare vorremmo che sorridesse insieme con noi, ricordando  le parole di Fiorello: “A Veronica rimane l’Umbria, il Regno delle Due Sicilie e un terzo continente a scelta. Inoltre a lei va la custodia del trofeo della Mitropa Cup, dei Telegatti e dell’opera omnia di Apicella. Sandro Bondi verrà  affidato a Veronica con la possibilità di visita da parte di Silvio ogni due weekend…”.