(Fabio Iuliano) "Francesca alle 3.32 non rideva". Dalle 22 di ieri sera, Francesca ha lasciato questa dicitura sulla prima riga del suo profilo personale su Facebook, invitando i suoi amici a fare altrettanto, per manifestare l’indignazione di fronte a quelle risate degli imprenditori nella notte del sisma. Nel giro di poche ore, insieme a lei si sono mobilitati in migliaia, formando anche un gruppo tematico che a metà pomeriggio aveva raccolto quasi 7mila adesioni. Al loro sdegno Gianni Letta ha provato oggi a dare risposta. "Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore – ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – rispetto a quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell’Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede all’Aquila, né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l’avrà nella seconda".
All’Aquila, per la consegna del premio Innovazione 2009, Letta si è rivolto alla platea di Finmeccanica, rinnovando la stima nei confronti del capo della Protezione civile. "Voi che l’avete visto non potete credere che abbia tradito la vostra fiducia come non ci credo io. A lui – ha spiegato – mi piace mandare un pensiero di solidarietà e di affetto". Pur rifiutandosi di entrare nel merito della vicenda giudiziaria perché "per il mio lavoro sono abituato a leggere i documenti prima di esporre la mia opinione", il prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, non ha nascosto il suo "disgusto" nei confronti di chi ha riso nel letto all’ora della tragica scossa. Intanto, la Protezione civile fa sapere che la società dell’imprenditore Diego Anemone, arrestato nell’ambito dell’inchiesta fiorentina sui lavori per il G8 alla Maddalena, non ha ottenuto l’affidamento delle opere realizzate all’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile.
Sul fronte politico, l’Idv ha presentato una mozione di sfiducia alla Camera per chiedere le dimissioni di Bertolaso. "Dimettiti – è l’invito di Antonio Di Pietro – altrimenti ti sfiduciamo noi. Leggendo le vicende che coinvolgono il responsabile della Protezione Civile c’é da rabbrividire". Duro il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. "Eventuali responsabilità personali – osserva – saranno stabilite dalla magistratura, però esiste una responsabilità oggettiva. Qui c’é un andazzo che non è accettabile". Anche per il presidente della Puglia, Nichi Vendola, "ci sono responsabilità politiche che prescindono dalle responsabilità penali. Credo che al di là della condizione personale di Bertolaso in questa inchiesta, la Protezione civile abbia subito un’onta che merita conseguenze politiche serie". La maggioranza fa invece quadrato attorno al sottosegretario. "Conosciamo Bertolaso – dice il ministro per l’Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi – e siamo convinti che saprà smontare il castello di accuse nei suoi confronti".
"Bene ha fatto – gli fa eco il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi – Berlusconi a riconfermare la fiducia ad una persona che in questi dieci anni ha fatto delle cose straordinariamente valide per il nostro Paese". Più articolata la posizione del leader del’Udc, Pier Ferdinando Casini. "Non accettiamo – rileva – la decapitazione di Bertolaso come vorrebbe Di Pietro che ha presentato una mozione di sfiducia. Ma nel contempo riteniamo che la Protezione civile non possa essere al di sopra della legge ed abbia bisogno di regole certe". Romano Prodi, infine, sorvola su Bertolaso ma si dice preoccupato per la Protezione Civile che "é un nostro orgoglio nazionale, ma quando una cosa funziona bene e la si sovraccarica di compiti impropri solo perché si vogliono eludere i controlli burocratici, che pur sono pesanti e gravosi, una bellissima cosa finisce per soffrire e degradarsi".
Intanto nel carcere romano di Regina Coeli sono in corso gli interrogatori di garanzia per i quattro arrestati nell’inchiesta sui lavori pubblici alla Maddalena per il G8: il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola, l’impenditore Diego Anemone e Fabio De Santis. Quest’ultimo – sentito per rogatoria nel carcere di san Vittore a Milano – si e’ avvalso della facoltà di non rispondere.
Balducci invece ha parlato davanti al Gip. Piena legittimità del proprio operato e regolarità delle gare di appalto che si sono svolte "non solo in modo legittimo, ma con il controllo di una molteplicità di persone e di comitati di esperti che ne hanno verificato la limpidezza". Con queste parole il presidente del Comitato superiore dei lavori pubblici si è difeso davanti al Gip di Firenze Rosario Lupo.
