Ignazio Panzica





E’Totò Lentini, il deputato regionale palermitano dell’Mpa, che risponde all’attacco “alzo zero” rivolto da Cammarata a Lombardo, in una lunga intervista pubblicata sul quotidiano Epolis, nella quale il sindaco ha accusato il presidente della Regione, oltre ad averla paralizzata, di essere all’origine di tutti gli attuali guai finanziari del Comune di Palermo. Il deputato palermitano dell’Mpa è sconcertato ed infastidito: “Sentire Cammarata che accusa Lombardo di avere paralizzato la Regione siciliana è cosa stupefacente. Lo stato di immobilismo autodistruttivo in cui versa Palermo è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Basta camminare per strada ed accorgersi del degrado immane, e sconfortante, in cui è caduta la città negli ultimi due anni di incredibile gestione Cammarata: marciapiedi, tutti, sporchi e dissestati; raccolta rifiuti a singhiozzo, colline di sacchetti ovunque; sistema fognante e per lo scolo della acque piovane totalmente fuori uso; i quartieri della periferia cittadina gravemente abbandonati a se stessi, all’incuria ed alla violenza; le attività sociali di assistenza alle categorie umane ed economiche dei cittadini più deboli, praticamente, azzerate; le istituzioni culturali massacrate. Insomma, il disastro Cammarata ha gettato indietro di almeno quarant’anni l’orologio della storia di Palermo”.

Nell’intervista ad Epolis, par di capire che Cammarata, sotto sotto, rimproveri al presidente Lombardo di non aver voluto sorreggere finanziariamente il Comune di Palermo?

“Non è andata così. Perché, quando allora se ne parlò all’Ars il principale veto per non sopperire finanziariamente ai guai economici del Comune di Palermo l’ha posto proprio il suo Pdl, certamente poi seguito da tutti gli altri partiti, nessuno escluso. Anzi, tranne due deputati: Campagna e Scoma, che adesso è il suo vicesindaco. Faccio notare, poi, che Cammarata non ha mai voluto spiegare le “vere e concrete ragioni” che lo hanno spinto a rompere, o a farsi mandare al diavolo, da metà del Pdl siciliano. Peraltro, il suo partito, che ben lo conosce, e che  al Comune ce lo ha imposto, quasi, d’autorità. Inoltre, Cammarata, ancora, non si è mai degnato di spiegare in pubblico la piattaforma politica ed ideale per cui, oggi, ha consegnato, la gestione materiale della città all’Udc. L’attuale giunta comunale risulta, infatti. un monocolore Udc (più Scoma), partito al quale non mi pare lui appartenga. Non si capisce con quale faccia continui, perciò, a concionare di politica. Il suo disastro, insisto, è concretamente sotto l’occhio quotidiano di tutte le persone capaci di intendere e volere”.

E allora parliamo di Amia?

“E’ il simbolo della incommensurabile differenza politica che intercorre tra Lombardo e Cammarata”.

Perché?

Lombardo ha realizzato, sin dal suo primo giorno di governo, un piano di rientro di centinaia di milioni di euro sul deficit della sanità siciliana, salvandola dal minacciato ridimensionamento di un brutale commissariamento romano. Mentre Cammarata non si è accorto che, all’Amia, evaporavano, misteriosamente, circa 300 milioni di euro; soldi di cui non si hanno più notizie. E che aggiungo dovrebbero pagare e risarcire di tasca loro tutti coloro che questo buco hanno contribuito a creare, come diretti responsabili o per mancata vigilanza. Manager e dirigenti scelti tra i suoi più stretti amici, personali o di partito. Più versati a viaggiare per il mondo consumando champagne e caviale a spese dei palermitani che ad occuparsi di munnizza. Se mi ricordo un intervento personale di Cammarata, che abbia segnato il corso della vicenda Amia? E come scordarlo: la sua mancata querela sulla sparizione dei soldi di proprietà dei cittadini. Allora, si è appellato ad un incomprensibile “caso di coscienza”. Per cui adesso i responsabili della sparizione complessiva di circa 300 milioni di euro, sotto inchiesta della magistratura, rischiano, solo, di dover  pagare contravvenzioni “salatissime” dai tremila ai trentamila euro. Una beffa!”.

Ma come il sindaco parla di sacrifici e meriti suoi per salvare oggi l’Amia dal fallimento?

Veramente, i sacrifici per pagare gli acquisti di caviale e champagne ad Abu Dhabi dei suoi amici strafottenti dell’Amia, li ha chiesti solo ai palermitani, pretendendo di far loro pagare aumenti delle tasse: la Tarsu e l’addizionale Irpef più alte d’Italia. Offendendo i cittadini, in un suo messaggio televisivo, sfottendo chi si lamentava di dover pagare anche solo 120 euro in più all’anno. Cammarata ignora sul serio che in questa città ci sono decine di migliaia di famiglie che campano con redditi tra i 500 e gli 800 euro al mese. E purtroppo altrettante, che combattono, quotidianamente, per mettere concretamente insieme pane e companatico. Ignora che la città si estende ben oltre via Libertà!”.

Lei è prevenuto contro Cammarata, perché le ha attaccato il suo leader Lombardo.

“Certo che io sono prevenuto contro Cammarata. Non gli posso perdonare di aver abbandonato tutta la città “al destino del caso”, puro e semplice; come se tutti dovessero giocare alla roulette. Per costruirsi un curriculum di presunto uomo di cultura, in otto anni di suo governo ha bruciato, milioni e milioni di euro, in feste, rassegne, pubblicità cartellonistica e televisiva sugli inesistenti meriti delle sue molteplici giunte. Ma è stato, invece, intransigente nel non investire mai un euro – un solo euro – nella manutenzione dei servizi stradali, fognari, sociali, dei quartieri periferici. Ha creato una odiosa forma di aparthaid: una categoria di cittadini di serie B, colpevoli, solo, di vivere in zone disagiate e di averlo votato. Lui dice che ha portato l’acqua nelle case dei palermitani. Vero è: a Belmonte Chiavelli, a Ciaculli e Croceverde Giardini, lungo ampi tratti della circonvallazione, in gran parte del centro storico, a Santa Rosalia, a Partanna, a Mondello e Valdesi. Tutti questi abitanti possono testimoniare, che l’acqua è entrata nelle loro case; quando piove. Talvolta, pure ai primi piani. Visto che sono anni che le sue giunte non attuano alcun piano di manutenzione, seria ed attenta, dell’obsoleto sistema fognario cittadino, specie quello a monte della città”.

E come risponde all’accusa per la quale Lombardo vuole mandare gli ispettori regionali al Comune di Palermo, parrebbe di capire, per vendetta politica?

Mi rendo conto che per Cammarata è duro farsi una ragione del principio che la legge è uguale per tutti, e va rispettata e non aggirata furbescamente. Il presidente della Regione si limita ad onorare dei suoi precipui obblighi di legge. Ha ricevuto due dettagliate e formali denunce di irregolarità consumate al Comune di Palermo: una dall’Idv ed una da “Un’altra storia”. Peraltro, supportate da due relazioni, pesanti e negative, della Corte dei conti. Così, Lombardo seguendo la legge, a legittima domanda di una verifica di legalità, risponde limitandosi a mandare gli ispettori a verificare. Se il sindaco dice che non ha nulla da temere, io gli credo. Anche se mi ricordo che nelle uniche 48 ore che l’Mpa è stato in una sua giunta, ne è uscito di corsa per non approvare, per forza, uno schema di bilancio quantomeno, come dire, eccentrico. Per non parlare della disinvoltura con cui il sindaco ha già azzoppato l’Amap e di come vorrebbe svendere, anzitempo, le azioni comunali nella Gesap”.

E cosa ci dice della determinazione di cui fa sempre mostra il sindaco, quando afferma la necessità assoluta di voler realizzare il termovalorizzatore a Bellolampo?

Per carità! Voi giornalisti non avete rispetto per la privacy altrui. Qui mi volete trascinare nel violare una storia di sentimenti convinti. Di un grande amore per la vita. Tutta Italia, ormai conosce, l’inscindibile nesso di amorosi sensi tra il sindaco e l’idea romantica di un termovalorizzatore a camino sui terreni di Bellolampo. Non mi permetto di parlarne, sarebbe irrispettoso da parte mia. Con viva gratitudine , ho ancora negli occhi le “prime” di alcuni anni fa al teatro Massimo, che ci hanno permesso, anche solo per un ora, di poter godere della vista dei membri della famiglia Falck: invitati speciali e graditi ospiti del sindaco e dell’allora dirigenza Amia”.

E per far meglio per il futuro di Palermo cosa si può suggerire a Cammarata?

“Sicuramente, visto l’aumento a dismisura delle piogge, potrebbe chiedere al suo nuovo titolare politico, il senatore Totò Cuffaro, di smettere, a questo punto, di continuare a pregare per far piovere in Sicilia. Cominciando, invece, a ripetere ogni giorno una sua preghierina: Ti prego Gesù di non far piovere più…”.

Ma perché dovrebbe chiedere a Cuffaro di raccomandarlo a Gesù, e non Santa Rosalia?

“Ma picchì Cammarata riniscìu  a fari siddiari puru a Santuzza”.