Salvatore D'Anna

L’Ars ha approvato la riforma dei Dipartimenti regionali, ma il governo incassa il secondo no in due giorni. L’assemblea regionale siciliana ha infatti respinto l’emendamento soppressivo all’art.12 del ddl col quale si intendeva mantenere in vita l’Agenzia per i rifiuti e le acque, che dunque viene cancellata. Dopo il voto dell’emendamento la seduta è stata sospesa per permettere la riunione dei capigruppo, poi i deputati hanno ripreso e terminato le operazioni di voto.

 

Con il voto espresso dall’Ars sull’emendamento alla riforma dei dipartimenti regionali, scompare dopo quasi quattro anni di vita l’Agenzia per i rifiuti e per le acque (Arra). L’Arra è stata istituita con l’art.7 della legge regionale n.19 del 22 dicembre 2005, sotto il governo di Salvatore Cuffaro. Alla guida dell’Agenzia c’é Felice Crosta, il manager pubblico che ricopre il ruolo di presidente, mentre del Consiglio di amministrazione fanno parte Giuseppe Infurna, Giovanni Cappuzzello e Rossella Puglisi. La legge ha dotato l’Arra di personalità giuridica pubblica, autonomia tecnica, organizzativa, gestionale, amministrativa patrimoniale, finanziaria e contabile, sottoponendola alla vigilanza della Presidenza della Regione. Con l’istituzione dell’Agenzia è stato ricondotto a un’unica regia l’intervento nei campi dei rifiuti e delle acque.

 

Nella seduta, cominciata alle 17 e proseguita fino a tarda notte, il governo aveva presentato in aula un maxiemendamento al disegno di legge di riforma che prevedeva la riduzione dei dipartimenti e la riorganizzazione degli assessorati. La norma è approdata in aula dopo le polemiche dei giorni scorsi all’interno della maggioranza di centrodestra. Il maxiemendamento del governo recepiva le linee di modifica decise nella riunione di maggioranza di martedì. Il dipartimento di Bruxelles e degli affari extraregionali non viene soppresso, come si era deciso in un primo momento, ma assorbe le competenze di altri uffici "senza alcun aggravio di spesa per il bilancio regionale". Inoltre alla presidenza della Regione oltre all’organizzazione dei lavori della giunta vengono assegnati, fra l’altro, anche la gestione dei rapporti con "gli organi centrali dello Stato e di altri enti pubblici nazionali e con le istituzioni dell’Unione europea".

 

Rispetto al testo iniziale la giunta ha deciso di modificare il disegno di legge sopprimendo gli articoli 5 e 6 del provvedimento. Il primo stabiliva di affidare al presidente il programma di governo. Il secondo prevedeva che gli "assessori rappresentano gli assessorati ai quali sono preposti e sono responsabili nei confronti del presidente per la direzione politico amministrativa". La riduzione dei dipartimenti da 37 a 31 inoltre lascerà intatti i quattro dell’agricoltura.

 

Nel nuovo assetto, al presidente della Regione si affiancheranno dodici assessori. Le nuove deleghe saranno alle attività produttive; ai beni culturali ed all’identità siciliana; all’economia; all’energia ed ai servizi di pubblica utilità; alla famiglia, alle politiche sociali ed al lavoro; alle autonomie locali ed alla funzione pubblica; alle infrastrutture ed alla mobilità; all’istruzione ed alla formazione; alle risorse agricoli ed alimentari; alla salute; al territorio ed all’ambiente; al turismo, allo sport ed allo spettacolo. Da questi assessorati dipenderanno i nuovi dipartimenti.

 

"Alla fine la montagna ha partorito il topolino. Più del coraggio di cambiare ha prevalso la voglia di conservare, ha vinto la politica del gattopardo – ha detto Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all’Ars – In commissione si era raggiunto un buon equilibrio fra governo, maggioranza e opposizione ma evidentemente si trattava solo di una messinscena, perché gran parte di quell’accordo è stato rimangiato in aula".

 

s.d.