Casini è un dc doc, se qualcuno non se ne fosse accorto, eccovi servito un piatto della Prima Repubblica con quel pizzico di sereno cinismo che, come le pietanze pepate, danno sapore al cibo e regalano il retrogusto dell’intrigo.
Nessuno vuole le larghe intese, sia nella maggioranza quanto all’opposizione, eppure Casini le propone, le ribadisce, le torna a chiedere e ne fa il mantra di questo principio d’estate. Vuol dire che “deve” e che ne sa più di no? Che quel dissenso sbandierato ai quattro venti è solo facciata?
L’ipotesi che si fa più strada è che serva a radicare l’identità di un partito di centro, moderato e pervaso dal bisogno di dare al Paese un governo forte. Naturalmente nell’interesse degli italiani che stanno soffrendo una crisi economica insopportabile. Le motivazioni sono deboli, comunque.
Giulio Tremonti scontenta molti ma governa e i numeri per governare sono sufficienti. L’emergenza non c’è, semmai esiste una conflittualità interna al Pdl e fra Pdl e Lega Nord, conflittualità che non si risolve certo con le larghe intese, ammesso, e non concesso, che vengano accettate ob torto collo.
Le larghe intese invierebbero un messaggio di resa di Berlusconi e la negazione di ciò che hanno fin qui sostenuto delle opposizioni. Improponibili ma fanno discutere a dispetto della improponibilità. E questo fa parte del Dna della politica italiana, discutere del nulla e perfino litigare per nulla.
Il leader dell’Udc, registrata l’unanimità di dissenso, non ha fatto alcun passo indietro ma ha indicato il modo per superare le resistenze dell’opposizione (ma non quelle della Lega e dello stesso Pdl).
“Il Pd dice no al governo delle larghe intese solo perché è stata fatta l’ipotesi che a guidarlo possa essere Berlusconi. Ma se il nome dovesse essere quello di Giulio Tremonti, i democratici direbbero di sì”. Così il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, parlando al tg de La7, commenta i no arrivati alla sua proposta di larghe intese.
”Se invece di aver detto che non escludevo l’ipotesi che potesse presiederlo Berlusconi -aggiunge- avessi detto che lo potrebbe presiedere Tremonti, tutti quelli che hanno parlato, da Letta a Franceschini, avrebbero detto sì”.
"Questo -taglia corto il leader centrista- la dice lunga sul fatto che oggi abbiamo un’opposizione fuori dal gioco, che gioca di rimessa”.
