A Palermo esiste una enorme questione morale di cui la classe politica e la magistratura debbono farsene carico al più presto. Senza più ulteriori, ingiustificabili, indugi. Per ragioni etiche, ma anche per rispetto, ed in difesa, dei principi di democrazia”. A parlare, e fare questa impegnativa denuncia, con tono molto grave è Maurizio Pellegrino consigliere comunale del PD.
Ma la corruzione ed il malaffare esistono, a Palermo, come in tutto il resto d’Italia, e del mondo?
Non è così, purtroppo. A Palermo c’è l’ignobile particolarità della “speculazione” e delle “compravendite” sui posti di lavoro. Ricatti e tangenti, a breve, medio, o lungo termine. Un mercato illecito ed indegno sulla pelle della povera gente dei quartieri popolari e periferici, “predestinate” vittime del bisogno. Poveri cristi i cui averi, di norma, superano,raramente, i mille euro al mese. La cui principale ambizione è solo quella di mettere insieme il pranzo con la cena.
Ma Lei di preciso cosa conosce di questo traffico illecito?
Esattamente ciò che conoscono la maggioranza dei palermitani. Ossia, che esiste questa condizione di particolare degrado morale e politico, gestita da una categoria di “professionisti dello sfruttamento della miseria e della povertà”, ma che nessuna autorità dello Stato, politica o giudiziaria, sin’ora, mai ha fatto nulla per bloccare questo fenomeno. Peggiore dello storico “capolarato”, che sfrutta e lucra su del lavoro vero. Qui invece si lucra su “precariato del pubblico”. Una dinamica, che produce nell’immaginario della povera gente la certezza di sopravvivere in un “vigente stato d’ingiustizia”; mentre, produce un diffuso, quanto ingiusto, disprezzo nei confronti di tutta politica, specie nei quartieri popolari.
Ma quale è l’aggancio di cronaca che le ha fatto venire in mente tutto ciò ?
Ha presente il preannuncio della parziale stabilizzazione degli ex PIP della SPO comunale (ndr. società contenitore di precari, pagata dalla Regione e gestita dal Comune di Palermo) passandoli dalla gestione indiretta regionale a quella diretta. Ebbene, già l’indomani mattina i quartieri popolari e le borgate erano attraversate da un urlo: “picciotti a u Comuni si ctrasi” . Qualche mascalzone, poi, ha messo pure in giro stampati di improbabili domande o schede di assunzione al Comune, ovviamente spiegando l’esigenza di dover “pagare” l’assunzione, per soddisfare “amici politici”.
Ma è orribile e ridicolo nel contempo. Esistono degli atti pubblici che certificano i nomi degli ex PIP alle dipendenze della Spo
Con i potenti mezzi riconosciuti alla stampa, lei se li è procurati; li ha trovati?
No io non ce li ho. Ma immagino che il Comune ce li abbia?
Immagina male. Il Comune, non mi risulta li abbia.
Ed allora li chieda alla GESIP, che formalmente è azionista unica della SPO e dovrebbe controllarla?
Mi pare che neanche
E’ “la leggenda metropolitana”, per la quale leggere quest’ultimo elenco sarebbe come fare l’appello di un pezzo di consiglio comunale e di una parte significativa del gruppo dirigente dei comitati politici di due importanti partiti di governo della Sicilia negli ultimi quindici anni.
Infatti, stiamo parlando della stessa cosa. Ossia del fatto che al Comune di Palermo gli atti amministrativi sono, di norma, “secretati”, alla faccia : delle leggi sulla trasparenza, di Brunetta , dei sindacati, dei partiti, della troppo occupata altrimenti magistratura palermitana. Al Comune e nelle società collegate dei dintorni, si può fare di tutto e di più, senza alcun timore di pagarne poi le conseguenze: illeciti amministrativi, debiti fuori bilancio, assunzioni a chiamate dirette di parenti amici e clientes, buchi di bilanci stratosferici come le centinaia di milioni all’AMIA. Tutto finisce in cavalleria; nessuno paga mai.
Quale è lo stato dell’arte della questione precariato?
Gli ex Pip, i circa 3.300 inquadrati nella SPO, percepiscono un sussidio dalla Regione pari a circa 600 euro mensili, ed adesso chiedono di diventare “precari stabilizzati”, di passare cioè da sussidiati per la loro povertà, al limbo del precariato ufficiale. Per cui premono sul Comune, perché costituisca una società ad hoc, per potere coltivare la speranza, da concretizzare possibilmente sotto elezioni, di essere inseriti negli organici comunali. A questi ex PIP si aggiungono poi i 2.000 lavoratori Gesip già stabilizzati anni fa da Cammarata che, oggi, non si sa come pagare, per non parlare degli esuberi degli addetti del gruppo AMIA Spa (800? 1000?) che parrebbe siano in via di identificazione da parte dei tre Commissari ministeriali nominati dal Tribunale.
Ma come mai torna ora alla ribalta della cronaca politica comunale il problema “precariato”, una cosa in stato di sofferenza da anni ?
E’ovvio che è cominciata una lunga rincorsa della campagna elettorale amministrativa. Che si vuole costruire, more solito, sulle speranze, vere o false, dei tanti disperati che affollano la nostra città. Rincominciando, a tessere, la rete clientelare che da sempre garantisce le vittorie del centrodestra a Palermo, che del clientelismo e del precariato ne ha sempre fatto il “suo tigre nel motore elettorale”. Certo, il clientelismo pur essendo una cosa disdicevole dal punto di vista civile e politico, nel Meridione d’Italia è stato ed è un’arma ordinaria del Potere. Ma quì in Sicilia ha assunto, soprattutto, i connotati di un frequente illecito penale, di cui di norma dovrebbe occuparsene la magistratura penale.
Ci faccia un esempio concreto, di pubblico dominio, che grida vendetta?
Presto detto. Tanto per cambiare c’è di mezzo l’AMIA. Avete presente la vicenda dei cenciaioli e rigattieri? Quelli confluiti nella cooperativa APAS. Ebbene si tratta di gente, poco meno di novanta persone, che per il loro prezioso lavoro si sono guadagnati il diritto ad avere una convenzione di servizi con l’AMIA in materia di raccolta differenziata. Tutti i partiti in Consiglio si sono convinti dell’opportunità di aiutarli a lavorare, visto che non possono più lavorare in autonomia per le sopravvenute norme di legge connesse alla “l’emergenza Campania”, per cui vanno sostenuti e incoraggiati nel costituirsi come impresa. Una occasione di lavoro, che alla collettività palermitana non costerebbe in pratica un euro, portando nel contempo innumerevoli vantaggi pratici. Su questa cosa obiettiva e giusta, qualcuno nel centrodestra, parrebbe, stia già pensando a “costruirci su” una infornata di un migliaio di assunzioni, articolate in coop di quartieri, che diventerebbero di fatto una nuova massa di precari assunti, indirettamente dal Comune, in modo precario, con la solita ricattatoria speranza di essere prima o poi cooptati nell’organico comunale. Una operazione politica che cammina sottotraccia, avvantaggiata dal confuso vuoto di governo che vige in Municipio, e con il paterno assenso di Cammarata, come abbiamo letto in una sua dichiarazione sui giornali. Dove sta il problema? Sta, certamente, nel fatto che il reclutamento di questi “aspiranti precari” stia già avvenendo, parrebbe in taluni casi forse anche dietro esborso di denaro. E ora, a bocce di nuovo ferme, dopo i dubbi emersi in Consiglio, questi poveracci estorti farebbero pressioni sui loro interlocutori politici, affinché “la promessa” si concretizzi a breve.
E quindi cosa fare a questo punto ?
Chiedere con forza che la magistratura e le forze dell’ordine intervengano ordinariamente, facendo il loro mestiere, il loro obbligato dovere. Mi spiego,trovare risposte semplici a domande semplici. Ci sono davvero queste nuove coop sociali? Chi c’è dietro queste “promesse”? Come avviene lo scambio favore? C’è pure un mercato di voti di scambio, che è un reato penale? Quante sono, chi capeggia e chi sponsorizza queste cooperative già costituite? Chi sono i soci di queste coop? Quando e come sarebbero stati “assunti” i soci? Quanto si versa per entrarvi? Chi tiene i libri contabili? Dove sono le loro sedi? Domande che qualsiasi nucleo di Polizia Giudiziaria, senza grande sforzi, investendo solo un po’ del suo tempo, potrebbe rispondere. Una iniziativa che oltre a fare giustizia, contribuirebbe a ridare senso morale e politico alle istituzioni democratiche : cacciando ombre, equivoci, mele marce. Nei prossimi giorni si vedrà alla luce del sole chi saranno i padrini politici che si intesteranno queste iniziative. Il centrosinistra, in quel momento, avrà una buona occasione per fare affermare i principi di legalità e di buona amministrazione. Se è vero che è iniziata una lunga campagna elettorale, l’unico modo per pensare di poterla vincere è quello di smantellare questo esoso sistema clientelare e paramafioso, che ha lucrato e lucra in modo indegno sulle speranze di tanti disoccupati e disperati sociali. I servizi televisivi di “Report” e di “Striscia
