“La magistratura di sinistra sta plasmando la campagna elettorale”, protesta il Presidente del Consiglio, che ha indossato decisamente i panni del leader del suo partito. Panni consueti, perché – liste escluse o no – tutte le campagne elettorali sono state affrontate da Berlusconi con lo stesso piglio, la stessa verve, le stesse accuse alla sinistra ed a quelli che l’aiutano. Succede dal 1994. Una volta ci sono i comunisti da cacciare via ed un’altra le toghe rosse da zittire e combattere perché lo perseguitano.
Il nemico è stato sempre “valorizzato”, delegittimato e indicato al popolo come una condizione ineludibile per il ripristino di una vita democratica e civile. Stavolta il Premier cavalca una nuova tigre, quella che gli è stata consegnata dal malessere e dalla confusione che regna nel Pdl in ogni periferia, ovunque siano state messe insieme le liste elettorali. Sicché i tribunali amministrativi e civili che hanno riscontrato irregolarità nella presentazione sono diventati plotoni di esecuzione, come li definisce proprio Berlusconi, pronti a sparare non solo sul Premier, imputato in alcuni processi penali, ma anche contro il suo partito ovunque ne abbiano la possibilità I magistrati, tutti quanti, qualunque sia la giurisdizione – penale, civile, amministrativa, giurisdizionale – sono contro la democrazia, la libertà e il Pdl che rappresenta questi valori. Naturali alleati dell’opposizione di sinistra. Sarebbe stata questa opposizione, dunque, ad organizzare il complotto? Ma come avrebbe potuto farlo se non mettendosi d’accordo con coloro che sono andati a mangiare i panini invece che starsene al loro posto? E’ questo l’enigma cui Berlusconi non può dare risposte.
“Avrei mandato a fare le liste persone per bene e anche decise”, ha osservato infatti Umberto Bossi, che segue il Premier sulle linee generali ma non manca di marcare la diversità tutte le volte che ne ha la possibilità. Ma Berlusconi è un grossier della comunicazione, non va in fondo alle questioni che solleva. I suoi sono tazebao destinati al grande pubblico. Deve convincere le masse e non gli individui. Quelli che non sanno che cosa sia il Tar, il Consiglio di Stato, le corti d’appello, i tribunali civili che si sono occupati della presentazione delle liste. Né hanno alcuna cognizione delle prerogative delle Regioni, cui spetta la competenza esclusiva in materia elettorali, o delle norme che presidiano la formazione delle liste elettorali, norme che servono a consentire la regolarità del voto. “Abbiamo subito un sopruso violento”, denuncia il Cavaliere.
“Ed è un complotto della sinistra”. Una strategia collaudata che ha devastata valori elementari come la rappresentanza della istituzioni. La comunicazione si semplifica e si personalizza . Il Presidente del Consiglio, chiamato a rappresentare tutti gli italiani, scompare dalla scena. La “porcheria” è stata fatta a lui e non al Capo del Governo. E’ con lui che ce l’anno i nemici ed i loro alleati, animati dall’invidia e dall’odio. Per questa ragione occorre scendere in guerra, indicare il nemico da battere e fare della campagna elettorale un giudizio di Dio sulla vittima del sopruso violento, capace di reagire e rialzarsi, combattere e vincere. Non più una campagna elettorale, un giudizio sui fatti e sulle politiche, sulle scelte e sulle omissioni, ma una ordalia, affidata al popolo sovrano. Il popolo di Dio, guidato dal messia del nostro tempo.
Lo scenario strappa il sorriso, è vero, ma la metafora sta in piedi per intero. Quando i soldati scendono in guerra lo fanno dietro le bandiere, un condottiero cui credono ciecamente, valori elementari o bisogni elementari: il torto subito, l’onore da salvaguardare, la libertà e la giustizia da ripristinare. E’ così dall’inizio dei tempi. Silvio Berlusconi non ha inventato nulla, applica vecchie regole. “La piazza della sinistra è un amalgama terrificante”, urla il Cavaliere, in comizio nelle ultime ore, alzando ancora la tensione. Sprona i promotori della libertà a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Avesse dovuto incoraggiare i promotori finanziari di Mediolanum non si sarebbe comportato diversamente. Nonostante la prevedibilità, i nemici sembrano spiazzati, smarriti. Chi risponde con la stessa moneta viene accusato di fare dell’anti-berlusconismo dannoso o inaccettabile, a seconda dell’ottica. Le seconde linee del Cavaliere, “fucilano” i denigratori, impiccandoli alle loro maldicenze. Ed è qui che si compie il capolavoro.
E’ l’anti-berlusconismo a creare le ragioni della guerra. Le parole forti giungono dalla “piazza terrificante” della sinistra, dall’esercito del Male, i portatori di odio, i prepotenti, gli eversori, i golpisti, seguiti da alcuni “coglioni” (ricordate i precedenti, no?). Bersani invoca il ritorno ai temi che stanno a cuore agli italiani: il lavoro, le tasse, la crisi. Cerca così di sterilizzare l’impeto di Berlusconi “doppio”: gli annunci del Capo del governo (Banca del Sud ed altro), e le denunce di malversazione, complotto. Basterà l’understatement di Pierluigi Bersani a svelare il senso delle cose? O il ricorso al buonsenso di Pierferdinando Casini? O la veemenza di Di Pietro?
