Salvatore Parlagreco

(essepi) “La cittadinanza ai bambini nati in Italia, favorire l’integrazione degli immigrati non è solo giusto ma conveniente per la Sicilia”.

Gaetano Armao, assessore all’Economia della Regione siciliana, interviene sulla questione aperta dalle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La fa con dati alla mano, citando una ricerca sui trend demografici, sviluppo economico e dualismo nord-sud, realizzata dal prof. Antonio Golino per conto dello Svimez e della Fondazione Curella.

 

Golino studia le emergenze e le potenzialità per le ripresa del Mezzogiorno in un’ottica inedita, che affronta la questione dell’immigrazione in una prospettiva di sviluppo per le regioni meridionali.

“Sarebbe bene mettere da parte pregiudizi e paure, che oggi non hanno senso, e studiare il problema come opportunità di sviluppo”, avverte l’assessore Armao.

Finora, assessore, è prevalsa l’idea che le aree meno fortunate, le più deboli economicamente, non dovessero sopportare il peso dell’immigrazione. Le braccia degli extraparlamentari avrebbero fatto concorrenza ai nostri lavoratori, meglio dunque non incoraggiare i flussi migratori.

“Siamo inseguiti da luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi che attraversano indenni generazioni di siciliani. E’ arrivato il momento di aprire gli occhi. Le cose stanno diversamente, l’immigrazione può essere uno strumento di sviluppo. Napolitano ha affrontato lucidamente una questione centrale. Non si tratta di concedere un diritto ai bambini nati da genitori residenti in Italia, scolarizzati….”

Quali potenzialità l’immigrazione regalerebbe alla Sicilia?

“Nel 2050, secondo lo studio del prof. Golino, la Sicilia avrà perso un terzo dei suoi abitanti ed un quarto del suo prodotto interno lordo. I residenti avranno un’età media di 55 anni, mentre ben 3 miliardi di uomini e donne del pianeta avranno un’età inferiore a trenta anni”.

Saremo vecchi e poveri, dunque.

“Se non si ferma il trend, avverrà proprio questo. Il mondo offre due alternative, quella cinese, che conta su una espansione demografica autoctona, e l’altra, adottata dal resto del mondo industrializzato e più ricco, il nostro mondo, che deve necessariamente puntare sull’immigrazione. Non c’è altra alternativa”.

Significa che bisogna favorire l’immigrazione.

“Certo, bisogna favorirla, coltivarla in modo diligente, invece che difendersi. Chi arriva nel nostro paese, naturalmente, deve accettare le nostre leggi, non può certo avvenire il contrario. I bambini nati a casa nostra devono automaticamente ottenere la cittadinanza dopo avere conseguito magari il primo grado di istruzione scolastica, senza demandare alla burocrazia la decisione. Avviene così nei paesi più avanzati, a cominciare dagli Stati Uniti d’America, dove hanno capito prima e meglio di ogni altro Paese che sarebbe stata un volano di sviluppo, non un peso”.

In Italia abbiamo la Lega Nord, che promette barricate in Parlamento e nelle piazze.

“Difendono l’identità del loro partito, credendo che sia legata mani e piedi alle fobie verso la diversità, gli stranieri, le altre razze. Sbagliando. In ogni caso alla Sicilia, al Sud conviene sicuramente favorire l’immigrazione”.

A causa dell’invecchiamento.

“Certo, a causa dell’invecchiamento. L’indice di invecchiamento nel Sud è più alto che al Nord, il trend si è capovolto, ma non solo a causa del minor numero di nascite….”

La sterilità sociale…

“Esatto, la sterilità sociale, il basso reddito, le difficoltà delle famiglie meridionali. Nel Nord hanno accolto più immigrati, che si sono integrati, hanno messo radici ed hanno abbassato l’indice di invecchiamento. L’età media nel Nord si è abbassata grazie all’immigrazione. Se il Sud non “si ripensa”, il futuro diventa nero”

Che fare?

“Abbiamo la duttilità che serve per cambiare strada. Abbiamo tradizioni di ospitalità, l’integrazione fa parte del nostro Dna, ci sono esempi importanti in Sicilia, come a Mazara. Scrolliamoci di dosso le titubanze e guardiamo in faccia la realtà. Ovviamente, occorre fermare l’emorragia dei giovani che lasciano la Sicilia per mancanza di lavoro. Ma l’immigrazione non insidia certo i giovani laureati, formati e specializzati”.