Salvatore Parlagreco

Il premier si è accorto oggi che “c’è un clima avvelenato”. Constatazione che è stata riferita agli italiani per il tramite delle agenzie di stampa, le quali, a loro volta, l’hanno girata alle redazioni dei telegiornali, quotidiani cartacei e web, sicché nel giro di una decina di minuti, mezzo mondo ha saputo che il clima è avvelenato.
Chi l’abbia avvelenato non è dato sapere. Probabilmente le Procure della Repubblica di mezza Italia che si occupano di vicende che hanno una qualche attinenza con l’attività politica o imprenditoriale del presidente del Consiglio. Si sospetta che l’inquinamento venga dal Sud stavolta, segnatamente dalla Puglia, luogo infido dal quale sono arrivati i guai delle escort e delle accompagnatrici invitate a Palazzo Grazioli.
La Procura di Trani si occupa delle intercettazioni effettuate della Guardia di finanza, che avrebbe contribuito così, seppure indirettamente, all’avvelenamento del clima visto che sono stati i finanzieri il braccio operativo dell’inchiesta.
Sui contenuti delle intercettazioni si sa tutto o quasi: sono diciotto e riguardano i tentativi del presidente del Consiglio di persuadere un componente dell’Agcom ad intervenire per fare sparire dal video alcune trasmissioni televisive avverse al premier, prima fra tutte Anno Zero di Michele Santoro.
Pare che i pm abbiano ravvisato gli estremi di reato in questi tentativi e iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio, ma non c’è certezza. Gli avvocati di Berlusconi hanno inoltrato infatti il quesito formalmente.
Nel frattempo tuttavia il premier ha già ravvisato nel comportamento dei magistrati delle anomalie ed ha fatto sapere alle agenzie di stampa che cosa pensa di Trani. Il loro operato sarebbe “scandaloso” perché sarebbero state compiute “palesi violazioni di legge”.
Stesso giudizio ha dato a proposito delle inchieste di Milano, Palermo, Caltanissetta, Firenze e Roma, dove sarebbe stato compiuto recentemente un “violento sopruso” a danno del Pdl e, quindi, indirettamente del suo leader.
La tensione fra magistratura e presidenza del Consiglio non è certamente una novità, semmai si arricchisce di nuovi episodi, che lasciano le parti sulle loro posizioni. I pm fanno le inchieste, il presidente del Consiglio le subisce e denuncia ogni volta presunti complotti, eversioni, scandali, soprusi eccetera.
Qualche cosa che non funziona in questa eterna disputa c’è.
Possibile che centinaia di magistrati ce l’abbiano con il presidente del Consiglio, il suo partito, le sue proprietà, i suoi congiunti e che non ci siano mai buone ragioni per giustificare i provvedimenti che le toghe assumono di volta in volta?
Finora Silvio Berlusconi non se n’è tenuta una. Appena ha avuto il sentore di qualcosa che lo riguardava, fuori e dentro le aule di giustizia, ha riferito agli italiani che cosa pensa dei magistrati che fanno il loro lavoro. Non sono stati giudizi teneri né utili a migliorare il clima. Il fatto che un bel mattino si accorga che il clima avvelenato lascia basiti. Dopo avere bastonato a sangue, metaforicamente, la magistratura inquirente, accorgersi che il clima è diventato irrespirabile è davvero singolare.