All’opposizione siamo e all’opposizione rimaniamo. Via Lombardo, via Armao, nessuna tentazione di inciucio con il governo. E tutti insieme, senza spaccature. È questo il mantra del Partito Democratico in Sicilia, dopo due giorni di litigi, colpi di teatro e dichiarazioni al vetriolo. Il Pd si è riunito nel pomeriggio a Palazzo dei Normanni, per la prima volta dopo l’elezione di Giuseppe Lupo a segretario regionale, e il nuovo stato maggiore ha subito messo le cose in chiaro. Opposizione dura e pura al governo Lombardo e alla maggioranza che lo sostiene. E nemmeno inciuci con l’Udc di Cuffaro. Soprattutto, nessuna scissione del gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana. Nessuna tentazione miccicheiana, dunque, e il senatore Beppe Lumia che viene ridimensionato. Lo stesso Lumia, che all’indomani del clamoroso abbandono del congresso regionale non aveva escluso l’ipotesi di costituire un Pd alternativo all’Ars, ora torna sui suoi passi. "Quello che insieme ad altri stiamo portando avanti riguarda il Pd e il suo futuro. Altro che scissioni. Il Pd siciliano che vogliamo è un partito innovativo, federato, che deve avere ambizioni forti: cambiare la politica e la società", dice il senatore, che getta acqua sul fuoco delle polemiche. Ma Lumia avverte: il Pd così com’è è destinato ad essere marginale e consociativo, "soprattutto se dovessimo scivolare verso un’alleanza con l’Udc di Cuffaro. Sarebbe una sciagura". Anche Lupo sembra sotterrare l’ascia di guerra e converge sul pensiero del suo avversario alle primarie. "Non ho mai dichiarato di puntare a collaborare con l’Udc. Il Pd è alternativo alla destra che ha governato male la Sicilia dal 2001 ad oggi, alleata prima con l’Udc di Cuffaro e poi con l’Mpa di Lombardo. Lombardo e Cuffaro sono due facce della stessa medaglia".
E così sarà lotta all’Ars, con Lumia che ribadisce "siamo una forza di opposizione. All’Ars ha fatto bene in questi mesi il nostro gruppo regionale, in modo unitario e senza dissensi", dimenticando magari le critiche rivolte dall’ex segretario regionale Francantonio Genovese al capogruppo Antonello Cracolici , accusato di essere stato la stampella di Lombardo, quello stesso Cracolici la cui testa Lupo ha chiesto il giorno del congresso regionale. Per il momento, però, il capogruppo rimane al suo posto. Di una sua eventuale sostituzione si parlerà più avanti.
Tutto cancellato con un colpo di spugna? Difficile crederlo, dopo la cena di D’Alema con Lombardo. Una maniera per "mendicare o comunque per richiedere ennesimi appoggi spuri e di sottobanco", commenta il capogruppo del Pdl all’Ars Innocenzo Leontini. Il Pd però in una nota precisa che "il partito, dopo la straordinaria partecipazione alle primarie del 25 ottobre, rafforza la sua ambizione di essere unito", e annuncia che l’intero gruppo ha deciso di votare contro il Dpef, il rendiconto e l’assestamento di Bilancio, all’ordine del giorno dei lavori dell’Ars. Non solo. Lupo e compagni seguono Cracolici nella sua crociata contro l’assessore regionale Gaetano Armao e, nel corso della seduta di martedì prossimo a Sala d’Ercole, presenteranno una mozione per la revoca delle deleghe dell’assessore. Assessore che rischia molto, visto che i lealisti del Pdl sembrano propensi a votare con il Pd e lo stesso farà l’Udc, che potrebbe anche presentare una mozione propria. Della eventuale incompatibilità di Armao con il suo attuale incarico di assessore alla Presidenza si parlerà la settimana prossima, perché il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha chiesto di fare delle comunicazioni in Parlamento al riguardo.
La seduta di oggi dell’Ars si è intanto conclusa con un nulla di fatto. In calendario c’erano l’esame del disegno di legge sul rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario, l’assestamento del bilancio della Regione per l’esercizio finanziario in corso e la discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2010-2013. Tutto rinviato a domani, anche perché attualmente all’Ars non ci sono i numeri. La maggioranza non esiste, ferma a trenta deputati, i quindici dell’Mpa e i quindici del "Gruppo Sicilia". Di deputati ne mancano sedici, e non si capisce da dove Lombardo possa tirarli fuori. "Prima di affrontare il lavoro d’Aula su atti come il rendiconto, il dpef, la manovra correttiva e il bilancio, il presidente Raffaele Lombardo ha il dovere di venire in parlamento per sancire che il suo governo non ha una maggioranza", commenta Rudy Maira, capogruppo dell’Udc. E il Pdl "ufficiale", tramite uno dei suoi coordinatori regionali, Giuseppe Castiglione, chiede una verifica di maggioranza. "La questione di una verifica resta aperta – osserva Castiglione -, a tavola o nelle sedi istituzionali, a partire dalla vicenda finanziaria, il cui confronto è indispensabile per affrontare i tanti problemi ed individuare le linee su cui muovere l’azione di governo".
