Salvatore Parlagreco

Che avessero voglia di dare battaglia senza esclusione di colpi lo si è capito subito dalle prime battute, quando Antonello Cracolici ha detto chiaro e tondo che per capire ciò che stava succedendo nei palazzi della politica bisognava ricondurre ogni cosa alla sanità, “la madre di tutte le guerre”. Da quasi un decennio, ha ricordato il capogruppo parlamentare del Pd all’Ars, la politica ruota attorno ai nove miliardi e mezzo di euro l’anno che si spendono per curare i siciliani. Un ex Presidente della Regione in galera, la “prima volta” di uno scioglimento del Parlamento regionale, la clamorosa rottura fra il governatore e il Pdl, che “garantiva” il sistema, all’inizio della legislatura.

E la fronda attuale contro l’esecutivo da parte della minoranza dei democratici? L’opposizione aggressiva del Pdl e del Pid? L’instabilità della maggioranza? La confusione di palazzo dei Normanni?

Il messaggio del convegno di Palermo, all’Astoria Palace, è chiaro: “C’è il rischio di riportare in sella quelli che c’erano prima”, ha avvertito Cracolici. “Non è che se ne siano andati in vacanza…” Il governo è attaccato dalla piovra, dagli interessi affaristico-mafiosi, che hanno trovato lungo la strada “utili idioti”, magari in buona fede.
Il fronte di guerra passa lungo i due schieramenti – maggioranza ed opposizione – ma anche, e soprattutto, all’interno del Pd e del centrosinistra, con la fronda del dissenso fra i democratici e del “patto” Idv-Sel-Federazione comunista.

Più che un convegno, quello organizzato da Demos (acronimo di  Democratici di sinistra), è apparso a tratti un’audizione della Commissione antimafia. Contenuti, personaggi, toni e qualità degli interventi hanno rovesciato sulla platea un quadro impietoso sui rapporti fra mondo degli affari, crimine organizzato e politica.
E’ la risposta che, di fatto, i sostenitori del governo Lombardo danno ai detrattori.
“L’audizione” è cominciata con Cracolici ed è proseguita con Salvatore Cirignotta, il direttore generale dell’Asl 6 di Palermo, minacciato dalla mafie (proiettili in busta), l’ex presidente della Commissione nazionale antimafia, Beppe Lumia, e l’assessore alla Salute (e magistrato), Massimo Russo.

L’ ex magistrato Salvatore Cirignotta, manager dell’Asl 6 (la “prima linea” del fronte), è stato esplicito. “Il sistema era imperniato sulle mafie e sugli affari. Un intrigo pericoloso, che va scardinato. Clientelismo, favori, ruberie, carriere ingiustificate, spese assurde. Ed ha ricordato impianti e strutture inaugurate e non funzionanti, i ritardi “programmati” dei pagamenti (per ragioni clientelari), gli ospedali trasformati in distributori di favori, la marginalità del merito. “Una macchina che doveva servire per ingrassare le clientele”.

Beppe Lumia ha denunciato, dal canto suo, l’assenza di un controllo di gestione, lo spreco di risorse destinate a prestazioni mai offerte o pagate due o tre volte, l’affidamento di incarichi ed appalti a personaggi e imprese sprovviste di requisiti, la “solitudine” di professionisti e strutture di eccellenza marginalizzate.
Massimo Russo, infine. L’assessore vive giornate difficile, è nell’occhio del ciclone, praticamente da sempre. Il suo intervento, nel corso dell’”audizione”, è stato ispirato dalla dura esperienza politica fin qui fatta, ma anche dalla lunga carriera di magistrato antimafia.
 
Abbiamo colpito duro, ha sostanzialmente denunciato Russo, ed è in corso una delegittimazione dell’assessore, un tentativo di “mascariarlo”, di rappresentarlo come un personaggio ambiguo ed inaffidabile, che probabilmente conserva scheletri nell’armadio, che finge di volere cambiare ma in realtà lascia le cose come stanno. E’ una strategia che non paga, ha ammonito Russo.
 Lo sfogo di Massimo Russo ha avuto un’autorevole “spalla” in Lumia.  Quando il governatore gli propose di nominarlo assessore, ha ricordato l’ex presidente della Commissione antimafia, gli sconsigliai di accettare. “E lui mi rassicurò. Non mi venderò, disse, non venderò l’anima al diavolo. Rivolterò la sanità come un guanto. Sentii che le sue intenzioni erano giuste, che meritava fiducia, gli promisi che l’avrei sostenuto. E così ho fatto, insieme ad Antonello Cracolici”.

La guerra sulla sanità si è allargata ed è diventata guerra totale, sembra di capire. “Non ci piace subire angherie”, rivela Lumia. “Le nostre scelte sono diventate politiche, hanno richiamato la nostra responsabilità. Abbiamo sostenuto, e continuiamo a farlo, a viso aperto Massimo Russo e tutti coloro che combattono il sistema affaristico mafioso che è stato costruito in Sicilia e che intendiamo smantellare, pezzo dopo pezzo”.

Insomma, “nessuno s’illuda”, ammonisce Lumia. “Non ci faremo intimidire”. Se le parole di Cracolici, Lumia, Cirignotta e Russo sono inequivocabile, il fronte nemico resta invece coperto dalla nebbia, non è facile individuarlo. Dall’altra parte c’è di tutto, anche quelli che credono di stare facendo la cosa giusta. ”Utili idioti”, ripetono Lumia e Cracolici.

A’ la guerre comme à la guerre, dunque.