Salvatore D'Anna

Alla fine non c’è stato nessun voltafaccia da parte del Partito democratico. Sul voto finale del piano casa, all’Assemblea regionale siciliana la maggioranza ha tenuto. Anche Cateno De Luca, in contrasto con il suo partito, tanto da dimettersi da capogruppo del Mpa, ha seguito le direttive del partito e ha votato la legge, passata con 54 sì, 9 no e 12 astenuti. Ad astenersi il Pdl, mentre l’Udc ha deciso di votare no. "Il polemico atteggiamento di vari settori dell’aula sulla legge – dice il presidente della Regione Raffaele Lombardo – non ha trovato alla fine concreti riscontri e validi motivi, e la sua approvazione ne è la prova". 

 

In aula non sono mancati i momenti di tensione. In calendario subito dopo la discussione sulla riforma dei rifiuti, le dichiarazioni di voto dei gruppi parlamentari sono andate avanti per ore. Sul piano casa gravavano alcune incognite. In primis il comportamento del Pd, che sul ddl si era spaccato. Una parte del partito, infatti, continua a non gradire "l’appoggio" fornito al governo guidato da Raffaele Lombardo. Alla fine, però, l’unico tra i democratici che non ha votato è Giovanni Barbagallo. "Ho sempre dichiarato che avrei votato a favore soltanto le riforme che condivido. La legge non risponde alle esigenze della Sicilia, non è stato affrontato il tema della messa in sicurezza degli edifici pericolanti né quella delle abitazioni costruite nelle zone a rischio sismico ed idrogeologico", spiega Barbagallo. "Il Pd ha votato l’approvazione della legge sul piano casa perchè risponde alle aspettative dei siciliani, favorisce lo sviluppo economico e la crescita dell’occupazione nell’edilizia, che ha perso nel 2009 ventimila posti di lavoro", si difende il segretario regionale Giuseppe Lupo. "Abbiamo impedito l’assalto alla diligenza: questa è la vera ragione per la quale il piano casa non piace al Pdl e all’Udc", aggiunge Roberto De Benedictis, "non ci sono aumenti di cubatura per chi aveva costruito abusivamente né premi per costruzioni realizzate in zone a rischio idrogeologico o di assoluta in edificabilità. Vi sono, invece, una serie di vincoli e condizioni che abbiamo voluto inserire, che evitano l’assalto al territorio". 

 

Molto duro il Pdl, che ha deciso di astenersi e ha criticato l’atteggiamento del Pd, accusato di essere la stampella del governo. "Il lupo e l’agnello erano due cose differenti. Ora, il collega Lupo è diventato anche agnello in poco tempo: ha trasformato una tradizione favolistica millenaria", ha detto in aula il capogruppo Innocenzo Leontini, che ha rivendicato la paternità di una legge che il governo e il Partito democratico avrebbero snaturato. "Questa legge era nostra. Ma adesso è una legge stravolta. Per questo ci asteniamo. E’ una caricatura l’immaginare che la Sicilia sia abitata da un popolo di schizofrenici che hanno costruito case fino al 2009 e ora pensano di abbatterle: ciò si evince da questo testo. Quando abbiamo detto che eravamo contrari alla delocalizzazione di immobili abusivi, quali quelli di Pizzo Sella, e siamo usciti dall’Aula, volevamo ripulire la legge da una aberrazione. Malgrado il Pd, che avrebbe riscritto l’emendamento, per fortuna, almeno questo l’abbiamo scongiurato".

  

Nel mirino del Pdl i posteggi sotterranei e l’ampliamento e la ricostruzione per immobili non destinati originariamente ad abitazioni, accanto all’impossibilità di ricostruzione per gli immobili condonati. "Questa legge, per la prima volta votata con l’apporto diretto del Pd, inaugura ufficialmente il ribaltone, ha un articolo 2 che stabilisce norme soltanto per i furbi e per la borghesia abbiente, l’articolo 4 è incostituzionale e l’articolo 10 causerà, purtroppo, nuovi disastrosi episodi perché inciderà sul dissesto idrogeologico dell’Isola", aggiunge Fabio Mancuso, presidente della commissione Territorio e Ambiente. "A chi ha parlato di un nuovo sacco di Palermo mi basta dire che il sacco di Palermo sono stati fatti da altri in altri momenti e sono davanti ai nostri occhi. Noi facciamo azioni trasparenti da gente per bene", ribatte Lombardo. 

 

Critico anche l’Udc. "Il governo e la sua maggioranza hanno voluto snaturare la legge rispetto ai principi cardine dell’accordo Stato-Regioni. Questa norma che ha evidenti parti di dubbia costituzionalità, non aiuta il comparto dell’edilizia né tanto meno innova la materia urbanistica. Al contrario, la norma si presta a far realizzare affari poco trasparenti", dice Rudy Maira, capogruppo dell’Udc, "questo governo asserragliato dal Pd non è stato in grado di varare una delle riforme annunciate: la pseudo maggioranza ha licenziato un pastrocchio". 

 

"Sappiamo bene che questa norma è perfettibile, ma sottolineiamo comunque che si tratta di una legge significativa, che abbiamo salvato da molte provocazioni. Abbiamo salvato i centri storici, rinviato la delocalizzazione, valutato il caso cooperative con grande coscienza", afferma il capogruppo del Mpa Francesco Musotto.