Salvatore Parlagreco

Qualcuno dovrebbe provare a spiegare perché mai la Protezione civile debba occuparsi della realizzazione di una mega sede per grandi eventi alla Maddalena in vista del G8. E perché mai gli sia stata affidato il compito di realizzare le opere per ospitare i mondiali di nuoto a Roma. O per quale santa ragione sia la Protezione civile incaricata di decidere se è meglio costruire i termovalorizzatori o di sovrintendere alla raccolta dei rifiuti solidi urbani e così via.

La Protezione civile in qualunque Paese al mondo si occupa della prevenzione dei rischi e interviene nei disgraziati casi in cui si verificano calamità naturali. Prevenzione e aiuti rapidi. Nella prevenzione la Protezione civile italiana non esiste o quasi, non è stata messa nelle condizioni di fare alcunché di serio. Arriva perciò quando le sventure sono capitate, facendo bene il suo lavoro, e qualche volta denuncia i rischi ma non va più in là. Non gli è mai stata affidato il compito per cui è nata, il monitoraggio dei siti ad alto rischio  (terremoti, esondazioni, frane), della stabilità degli edifici nelle aree a rischio terremoto.

Ci sono aree del Paese in cui è previsto un evento tellurico di proporzioni disastrose. Quando ciò avverrà non lo sa nessuno, ma si sa che si verificherà sulla base della periodicità degli eventi tellurici. Per esempio nel messinese si verificato un terremoto di grave entità ogni due secoli, le cui conseguenze sarebbero più gravi di quelle di Haiti. 120 mila morti. Anche per l’area etnea ci sono delle “aspettative” che tengono in ansia gli esperti. La Protezione civile avrebbe dovuto effettuare una “radiografia” dell’impianto edilizio delle città: edifici pubblici, opere pubbliche,  case private. Tutto ciò che occorre per ridurre al minimo le conseguenze dell’evento tellurico.  Non ha fatto niente.

Queste competenze non le sono state date, la Protezione civile non ha le risorse  per lavorare sulla prevenzione. Invece è stata obbligata a fare ciò che non le spetta perché può contare su strumenti normativi d’intervento rapido, che possono accelerare la realizzazione delle opere.

La tendenza a servirsi della Protezione civile è cresciuta esponenzialmente negli ultimi due anni. E’ determinata certo dalla farraginosità delle regole  ma anche dalla facoltà di agire senza stare dentro i controlli. L’affidamento delle opere è più rapido, non deve sottostare ai criteri seguiti normalmente per le gare d’appalto a causa dell’urgenza.

La politica – non questo o quel governo – individua fatalmente nella Protezione civile uno strumento di cui servirsi in caso di bisogno. Ecco perché le competenze sono diventate così ampie da una parte e sono di fatto assai modeste per un altro verso.  Se la Protezione civile si occupasse della prevenzione, non potrebbe essere utilizzata per compiti che esorbitano dalla sua funzione.

L’inchiesta della magistratura – siano o meno accertati i reati addebitati – mette il dito nella piaga.

Il Presidente del Consiglio lamenta che non lo lasciano governare e che i migliori vengono colpiti. Attribuisce un uso politico delle funzioni ai magistrati, e così facendo delegittima tutto e tutti. Vorrebbe che i governanti fossero lasciati in pace anche quando commettono reati? Vorrebbe che ai “migliori” fosse data una licenza speciale per agire fuori dalle leggi?

Non si capisce. Se un uomo competente come Guido Bertolaso si trova –e non è la prima volta – sotto inchiesta, lo deve alla scriteriata maniera in cui finora è stata usata la Protezione civile in Italia. C’è gente in gamba in questo settore, grazie alla professionalità di tanti uomini e donne, e c’è un volontariato efficiente e preparato. 

Bisogna proteggere la Protezione civile dai bisogni della politica. Questo è il punto. Ed impedire che venga usata per scopi impropri.

 

Quando sono scattate le manette ed è arrivato l’avviso a Guido Bertolaso, il Cavaliere se l’è presa con i magistrati, a cominciare da quelli che fanno i processi contro il presidente del Consiglio,  processi che "poi risultano essere sempre del tutto infondati”. Si tratterebbe di una persecuzione, ha anche affermato. Le toghe colpirebbero i migliori e non lascerebbero lavorare il governo.

Si è informato prima di fare conoscere il suo verdetto?  Ha guardato le carte?

Nessun dubbio, uso politico della giustizia. Le manette per Angelo Balducci, 62 anni, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, avrebbero dovuto fare tremare i polsi a qualsiasi governo. Si tratta della maggiore autorità italiana nel campo delle opere pubbliche.  E i reati su cui s’indaga sono la corruzione continuata e la conclusione.  L’episodio avrebbe meritato ben altro che il solito fuoco di sbarramento pregiudiziale.  

L’avviso di garanzia per Guido Bertolaso è il provvedimento grave, anche se per lui s’indaga per corruzione continuata in concorso per scambio di favori tra dirigenti dello Stato preposti agli uffici interessati e privati imprenditori corruzione.  Non fa piacere a nessuno che sia finito dentro l’inchiesta,  ma accusare i magistrati che indagano di farlo per ragioni politica  sposta l’attenzione dalle indagini al “pregiudizio”. E non concede dignità agli indagati, i quali hanno tutti diritto di sapere se le accuse formulate siano provate da fatti.