A la guerre comme à la guerre. Parigi val bene due messe, non una sola. E tenere sotto scacco Raffaele Lombardo è già un risultato. Se poi verrà il resto, meglio; l’importante è non mollare. I contras non lasciano il campo di battaglia. Invece che rifiatare, dopo la derubricazione del reato – voto di scambio invece che concorso esterno – hanno anche il pugnale fra i denti e la scimitarra in mano. Calano fendenti, sparano i cannoni, bruciano le polveri, si muovono gli arieti e gli archibugi, mentre la fanteria rulla i tamburi per fare sentire all’avversario l’odore della polvere. Superato il secondo anno di guerra e doppiata la boa giudiziaria più pericolosa, i contras mantengono in piedi il potenziale offensivo, puntando su un possibile stop da parte della magistratura oppure su una deriva politica del voto di scambio, divenuto nelle ultime ore “infamante” quanto il concorso esterno.
Lo scenario è sontuoso per la quantità di elementi messi in gioco. I contras hanno “sequestrato” le pagine contrassegnate da numeri romani di Repubblica (quelle con i numeri cardinali difendono l’operato della magistratura), possono contare sulla ruvida campagna mediatica alimentata dai dirigenti “orientali” del Pd, Enzo Bianco a Vladimiro Crisafulli. La strategia è complessa: i contras avanzano su tre fronti, sotto gli occhi benevoli del Pdl etneo (Firrarello, Castiglione): 1) Le contraddizioni “giuridiche” del procuratore facente funzioni Patanè, che ha avocato a sé, l’inchiesta risolvendola con il voto di scambio; 2) la presunta regia dei capi della Procura etnea che avrebbe messo le cose in modo da decidere senza averne titolo; 3) la questione etico-politica, essendo il voto di scambio pur sempre episodio invalidante.
I contras sono mossi da nobili principi, non si discute: hanno a cuore il trionfo della giustizia e l’etica politica ed istituzionale. Per questa ragione “inseguono” gli errori commessi dalla magistratura inquirente e segnalano l’improcastinabilità di un pronunciamento di condanna (almeno) politica a carico dei governatore.
I capi di accusa non sono generici. La giustizia non sarebbe stata servita a dovere. I magistrati avrebbero realizzato un impianto processuale lacunoso e scorretto, sul quale – inevitabilmente – il giudice monocratico, cui è stata rimessa l’inchiesta, dovrà porre riparo dichiarando la propria incompetenza su reati di maggiore rilievo..
È bene ricordarlo: tutto gira attorno alla richiesta di voti da parte di Angelo Lombardo (fratello di Raffaele, candidato alle politiche del 2008 alla Camera dei deputati) ad un geologo, “collettore” dei bisogni dei boss etnei. Che la richiesta sia stata accolta ed abbia dato frutti non è dato sapere: di sicuro, stando alla versione prevalente, sposata dai contras, l’invito a raccogliere consensi avrebbe interessato sia Angelo Lombardo quanto il Mpa. Da qui l’interesse del governatore, leader del Mpa. Votando Mpa si sarebbe favorito Raffaele, leader del partito. Il favore viene spacchettato, uno per il candidato, il secondo per il partito: senza lo spacchettamento, Raffaele Lombardo non sarebbe stato chiamato in causa.
Ma è possibile favorire Angelo senza favorire l’Mpa? No, non è possibile. Il sistema elettorale non lo consente. Votando Angelo Lombardo si vota l’Mpa.
Ad Angelo Lombardo interessava chiedere consensi per sé.
Se pensate che sia una questione di lana caprina, vi sbagliate. Se passasse la teoria dello spacchettamento, i favori sono due (per il candidato e per il partito), ne conseguirebbe che il candidato con la sua improvvida coinvolgerebbe il segretario del suo partito. E questo teorema non è stato mai adottato.
Negli stadi di calcio vige la responsabilità oggettiva, ma la giustizia sportiva non ha nulla a che vedere con la giustizia penale, dove la responsabilità è individuale.
I contras “mediatici” fanno molte domande su procedure, comportamenti dell’autorità giudiziaria, responsabilità penali e morali. Noi ne facciamo una a loro: perché la fiducia nella giustizia proclamata nelle pagine indicate con numeri cardinali di Repubblica, viene meno in quella contrassegnate con i numeri romani? Potremmo azzardare qualche sospetto, ma non sarebbe elegante.
