Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, si è goduto la sua giornata di gloria. La sua mannaia è scesa sul bilancio della Regione come si fosse trattato di burro. In più, nella medesima circostanza, ha sorpassato con una nuova intervista al Giornale di Sicilia, il tetto del suo predecessore, in fato di interviste (111 circa), il bulimico Gianfranco Micciché. Un traguardo ragguardevole perché Miccichè pur di restare in pagina certe volte offre la testa su un piatto d’argento. Circostanza di cui nessuno si lagna, anzi. Senza Gianfranco II – per non confonderlo con il presidente della Camera, Gianfranco I, cioè Fini – staremmo a menarcela tutta la giornata fra una intervista di Cascio e una rappresentazione di Cateno De Luca, vestito di tutto punto o desnudo negli anni bisestili.
La giornata di gloria del presidente dell’Assemblea è dovuta alla pulizia etnica dedicata al bilancio e alla finanziaria della Regione. Una cosa mai vista. La sua mannaia, recitano i giornali come fosse una cosa seria, si è abbattuta sugli articoli del bilancio e relativi emendamenti che non c’entrano niente con la manovra, o non hanno copertura oppure rischiano la cancellazione da parte del commissario dello Stato. Evento da evitare, quest’ultimo, ad ogni costo perché, come tutti sanno, in Assemblea si vergognano da morire ogni volta che il commissario dello Stato boccia le iniziative legislative di Palazzo dei Normanni.
Cascio ha preferito non concedere questa opportunità al Prefetto-arbitro dell’autonomia speciale a sovranità molto limitata. L’uso della mannaia ha, dunque, parecchie motivazioni ed estimatori magari dove meno uno se l’aspetta. A cadere sotto la mannaia sono state anche le norme dell’ex maggioranza Pdl-Udc che oggi fa l’opposizione, oltre che – naturalmente – il governo e i deputati dell’ex opposizione Pd che oggi è maggioranza.
La seduta dell’Ars assomiglia più a un conclave che a una sessione di bilancio, tanto che qualcuno si arrabbia e vorrebbe fare a cazzotti, e qualche altro se la prende con il muro, non avendo interlocutori nei paraggi.
Cascio ne approfitta per adoperare la mannaia ed evitare spese superflue: taglia le teste con una perfidia da fare invidia a Gianfranco Fini, del quale il Cav ha enunciato questo difetto fra gli altri, testimoniato dalla insopportabile voglia di disubbidire con coerenza vergognosa.
Il presidente dell’Assemblea non aveva avuto una giornata così nel corso della legislatura. I suoi rimproveri al presidente della Regione, Lombardo, del quale – com’è noto – non apprezza soprattutto il fatto che sia presidente della Regione, non hanno ricevuto il plauso che meritavano per via del pregresso. Il suo predecessore, Gianfranco II, infatti non ne faceva passare una a Totò Cuffaro, già provato dalle vicende giudiziarie.
Il presidente dell’Ars che azzanna il presidente della Regione è un deja vu.
Per di più, il tutti contro tutti nell’ex maggioranza di governo, imitato malamente dall’opposizione in servizio permanente contro se stessa, ha fortemente danneggiato l’immagine del presidente Cascio, impedendogli lo spazio che meritavano le dichiarazioni di principio sui diritti e doveri dei cittadini-deputati. Non fosse stato per le interviste del Giornale di Sicilia, perciò, sarebbe annegato nel mare della litigiosità.
La mannaia, che Cascio ha tenuto sempre a portata di mano e minacciato di usare, sui conti dell’Assemblea, si è rivelata difettosa, tradendolo nel momento clou. Si è inceppata quando doveva abbattersi sul bilancio dell’Assemblea.
Appena quattro giorni or sono il presidente dell’Assemblea si è trovato con le mani nude ed ha assistito – senza poterla usare – con immaginabile frustrazione all’approvazione del bilancio interno del Parlamento, appesantito da un aumento di costi di più di quattro milioni, che con il vecchio conio sono circa otto miliardi, non bruscolini. Se si fosse abbattuta sui bonus, indennità, contributi, finanziamenti eccetera, non gli avrebbe regalato alcuna gloria. Non avrebbe ricevuto il plauso che, invece, i tagli alle spese della Regione concedono, avendo interessato anche il teatro, il turismo, quando non è proprio aria di festeggiamenti.
Il bilancio dell’Assemblea ha scandito le uniche ore felici del Palazzo. Tutti come un sol uomo, d’amore e d’accordo. E volete che in questo clima Cascio si presentasse con la mannaia? Nemmeno il temperino gli avrebbero permesso di usare, sempre che ne avesse avuto voglia.
La vita del presidente del Parlamento non è davvero felice, com’è facile desumere dalle cronache dei giornali. Una volta si augurava al nemico che lo facessero sindaco, oggi qualcuno suggerisce che sedere sullo scranno più alto di Sala d’Ercole sarebbe di gran lunga peggio. Provare per credere? Eh, no, questo proprio non lo possiamo consentire. Si arriva in alto, quando si ha le qualità per arrivarci. Ci mancherebbe altro.
