Finché la lista va, lasciala andare. No, meglio allungare, volendo parafrasare una canzone di qualche anno fa. Già, perché via via, i nomi degli uomini dell’ultimo governo Berlusconi che in qualche modo hanno avuto a che fare, a vario titolo, con la giustizia e per questo si sono dimessi dal ruolo di ministro o hanno dovuto rivedere i propri piani politici diventano sempre di più. E in molti casi torna e ritorna la parola ex. Ex ministri che si sono dimessi, ex capoccia ed ex sottosegretari sui quali pesa questa parola di due lettere che suona come la parola fine.
L’ex ministro Claudio Scajola si dimise a seguito dell’acquisto di un lussuoso appartamento con vista sul Colosseo che, almeno secondo i magistrati, sarebbe stato pagato in parte con dei fondi “in nero”.
L’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso finì invece nel ciclone e in seguito decise di mollare l’incarico, per l’inchiesta riguardante casi di corruzione durante i lavori per il G8 alla Maddalena.
L’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino fu invece coinvolto nell’inchiesta che ha portato alla luce la presunta associazione segreta P3.
Nell’inchiesta relativa alla P3 finì anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini, coinvolto anche nel procedimento sull’eolico in Sardegna.
Ora arriva la tegola anche per l’ex ministro Aldo Brancher, condannato in Appello a 2 anni di reclusione per appropriazione indebita e ricettazione nell’ambito della fallita scalata di Bpi ad Antonveneta. Brancher annunciò le sue dimissioni da ministro, rinunciando così al legittimo impedimento che gli avrebbe consentito di non presentarsi davanti ai giudici.
