Salvatore D'Anna

Spesso ci sono delle notizie che sanno di boutade, di presa in giro. Di quelle che mentre le leggi dici “non ci posso credere”. Alcune ci indignano, altre ci regalano un sorriso. Sono di quelle che, quando le apprendi, lì per lì pensi ad una bufala, ad un colpo di sole, ad un pesce d’aprile. Tranne poi scoprire che sono dannatamente vere. Capita così che il comune di Palermo, uno dei più indebitati d’Italia, forse d’Europa, che non riesce a fornire ai cittadini un servizio di pubblica utilità degno di un paese civile, venga premiato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti perché i conti del 2008 sono “virtuosi”. Risultato? La possibilità di spesa aggiuntiva pari a 1,5 milioni di euro in barba al patto di stabilità, contenuta in un decreto allegato alla Finanziaria.

 

Ti chiedi allora se forse vivi in un’altra città. Una città dove le strade “non” sono invase dai rifiuti perché i dipendenti dell’Amia “non” sono in sciopero perenne. A loro gli stipendi arrivano regolarmente. Una città dove Lsu e affini “non” scendono in piazza un giorno sì e l’altro pure, “non” chiedendo soldi che non ci sono. Una città dove gli sprechi, gli scandali legati al Bilancio e alla gestione comunale e delle società partecipate “non” esistono. Sarà che sono miope, non credevo però a tal punto da sfiorare la cecità. Ma Palermo, insieme a Catania, altro comune “virtuoso” con premio da 983 mila euro, non sono forse le due città siciliane che qualche tempo fa, proprio nel 2008, hanno ricevuto una salutare iniezione di denaro pubblico per evitare il crac, per tappare le falle che stavano affondando la barca? Cattivoni, non pensate male, non ci riferiamo a quella del sindaco Diego Cammarata curata da un dipendente della Gesip, la barca in questione è un’altra. Parliamo degli 80 milioni che Berlusconi ha dato al sindaco per salvare l’Amia, e dei 140 del Cipe assegnati a Catania per far quadrare i conti dissestati del Comune.

 

Palermo raggiunge il prestigioso risultato grazie a una deroga che ha consentito all’amministrazione comunale di non inserire nel patto di stabilità del bilancio 2008 i fondi per gli Lsu, sempre loro, diventati nel frattempo dipendenti comunali, e piazzandosi così al nono posto nella classifica dei comuni stilata in base al rispetto del patto di stabilità e al rapporto tra le spese del personale ed entrate. Scavalcando città come Reggio Emilia (679 mila euro di premio), Bergamo (470 mila euro), Firenze (0 euro), Bolzano (0 euro), per i conti in ordine un passo avanti, forse anche due, tre o quattro, rispetto a Palazzo delle Aquile. Adesso Palermo potrà spendere e spandere. E poi dicono che Tremonti ha un debole per la Lega e snobba il Sud…