Salvatore Parlagreco

I termovalorizzatori hanno una vita propria. Restano sullo sfondo anche quando si affrontano questioni che non hanno nulla a che vedere con lo smaltimento dei rifiuti. Pare che turbino i sonni di gran parte dei politici. Procurano ansie, inquietudini, suscitano sospetti, stimolano malandrinerie, sfasciano amicizie e partiti. Insomma, sono una cosa terribilmente seria a prescindere dalla loro fattibilità, utilità, costi, propositi.

 

Alcuni anni or sono erano cosa fatta. Ben quattro, megagalattici e costosissimi. Poi la gara venne annullata dall’UE e chi è arrivato a Palazzo d’Orleans non li ritiene indispensabili, sicché nell’agenda politica non costituiscono più una priorità. Il fatto però che non stiano in testa alla graduatoria delle cose da fare, non significa che siano scomparsi. Escono dalla porta ed entrano dalla finestra. La riluttanza del governo regionale, dell’Assemblea con l’approvazione di un piano rifiuti che non ne contempla l’esistenza, non hanno messo un punto fermo sulla saga, tutt’altro. Il governo nazionale, lo stesso Berlusconi a quanto pare, ne sollecita la realizzazione, il Pdl Sicilia nella recente riunione del suo gruppo dirigente, ha infilato in una nota politica, l’esigenza di costruirne almeno uno a Bellolampo, così come ha suggerito (o disposto?) il ministro siciliano dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.

 

Ma non basta, perché la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è diventato una questione di sopravvivenza perché molte città siciliane sono sommerse dalla spazzatura, il servizio di raccolta funziona male, malissimo, e la gente è esasperata. Questo contesto rappresenta così un ulteriore elemento di pressione a favore dei termovalorizzatori, rimasti in cima alle opzioni, nonostante i tanti “no”.

 

Il fatto che a Palermo sia in corso una inchiesta giudiziaria promossa dallo stesso governo con un dossier presentato alla Procura della Repubblica, dossier che denuncia pressioni da parte di ambienti del malaffare e del crimine organizzato, non sembra ottenere alcun interesse.

 

Il fronte dei termovalorizzatori, oggi, è più forte che mai perché può contare su Roma, il Pdl Sicilia, il Pdl lealista, l’Udc e, soprattutto, sui bisogni dei cittadini seppelliti dalla spazzatura a giorni alterni.

 

Inutile ricordare che l’assenza di autocompattatori, il fallimento delle municipalizzate – come quella del comune di Palermo – e le condizioni in cui versano le discariche, a causa di una pessima manutenzione, nulla hanno a che vedere con l’assenza del termovalorizzatore. Questi impianti possono essere utilizzati al meglio a condizione che il servizio di raccolta venga organizzato con efficienza.

 

I ritardi o le resistenze  negli investimenti – reali, tempestivi, massicci – nella raccolta differenziata, nulla hanno a che vedere con i termovalorizzatori; la necessità di nuove discariche, nulla ha a che vedere con i termovalorizzatori. Allo stato, però, costituisccono la motivazione principale per la loro realizzazione.

 

Lo sperpero di denaro pubblico da parte degli amministratori di alcune municipalizzate – insipienza, superficialità ed altro – non conta nulla a causa di questa opzione privilegiata che pare “seppellire” le coscienze.

 

Sarebbe profondamente ingiusto criminalizzare o semplicemente delegittimare quanti propendono per la soluzione termovalorizzatore nel contesto di una pianificazione della raccolta e dello smaltimento razionale e funzionale all’uso di questi impianti, ma sarebbe profondamente ingenuo e sospetto non capire che attorni ai termovalorizzatori girano interessi enormi che coinvolgono pezzi dell’imprenditoria e della politica nazionale, un lobbismo tenace e robusto che assedia il governo della Regione, la sua maggioranza, preme sulle opposizioni, non trascura le forze sociali.

 

Il fallimento della più importante municipalizzata siciliana nel settore dei rifiuti, a Palermo, non ha sollecitato finora alcuna riflessione seria che non fosse il termovalorizzatore di Bellolampo. L’impegno del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di fare partire a Palermo la raccolta differenziata, si è infranto, e non si capisce per quale ragione.

 

La politica siciliana, e non solo, sembra essersi avvitata a causa del corebusiness. Quattro miliardi di euro, quanto ne prevedeva il vecchio progetto, non sono pochi, ed è perfino fisiologico che  ci siano tanti cani attorno ad un osso così succulento. Ma le cose stanno diventando così truci e ingarbugliate che forse è bene “arrendersi”, accettarne qualcuno, in cambio di una propedeutica raccolta differenziata ben fatta, perché andando avanti così i rifiuti rimarranno al centro della politica siciliana per altri dieci anni, forse di più.

 

Una resa condizionata, dunque.

O dovremo necessariamente assistere alla sceneggiata napoletana prima che si affronti la questione, termovalorizzatori o meno?