Patrizia Mercadante

Due preferenze, ma la seconda ad una donna. Questa una delle novità contenuta nel pacchetto che propone la legge elettorale, già esitata dall’apposita commissione legislativa dell’Assemblea Regionale Siciliana. Ma cosa ne pensano le dirette interessate? Lo abbiamo chiesto a Rita Cedrini, docente di Antropologia Culturale alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo e di Agrigento.

 

Professoressa cosa ne pensa di questa novità?
Mi preoccupa per un duplice ordine di idee: il primo è che non si mettano donne “riempitive” e che alla fine non hanno né la sostanza né quelle competenze per affrontare compiti che soprattutto in un momento come questo se la voce c’è deve essere autorevole e che sappia quello che dice e che fa. Punto secondo: mi chiedo se ad un certo momento non si possa far quadrato al maschile, perché come al solito siamo nella vecchia maniera di far consorteria. Per cui come si dice, fatta la legge trovato l’inganno. La legge è bella speriamo che ci siano persone altrettanto corrette da farla rispettare e che noi donne possiamo avere quello spazio che sulla carta c’è disponibilità a dare.

 

E’ il momento giusto questo?
Io penso che la Sicilia sia stata sempre vista come una terra di arretratezza, ma c’è stata una volontà politica anche a considerarla in questa direzione, per dire che noi non siamo preparate. Credo che soprattutto fra le giovani ci sono persone agguerrite, ci sono persone che vengono fuori da una gavetta anche culturale. Il problema è se queste persone hanno voglia di cimentarsi in questa scommessa perché molte volte capita di sentir dire: ma io che sto lì a perder tempo. Proprio perché se c’è una donna che fa politica spesso la donna perde tempo perché non le danno spazio. Il problema è sapere che se tu investi il tempo qualcosa te ne viene.

 

Perché ancora oggi sono così poche le donne …
Intanto perché come diceva Pavese: lavorare stanca. Perché è molto più facile per noi muoverci nel nostro ambito, e poi avere più disponibilità per uscire per incontrarsi con una amica a prendere un thè. Invece dobbiamo entrare in un ordine di idee diverso, ovvero quello di capire che il nostro tempo non ci appartiene più se noi facciamo delle scelte. Questo comporta dei sacrifici, ed ecco perché a volte si comincia ma non si finisce. Ci vuole determinazione, ma soprattutto la consapevolezza che se si prende una strada non si può lasciare a metà. Perché, intanto è un bagaglio di nozioni che si acquisiscono e una competenza che non deve andar perduta. Per me la politica è anche lealtà. Non deve essere alla maniera machiavellica e noi donne da questo punto di vista siamo un po’ più attente.

 

Cosa ne pensa degli ultimi fatti di cronaca dove sono state coinvolte escort e uomini politici?
Oggi viviamo in un regime di massima libertà e queste cose vengono fuori. Se guardiamo nella storia esiste la cortigiana, ovvero la figura di colei che intraprende la strada breve per potere avere dei vantaggi. Ci sono sempre state, in ogni regime, in ogni momento politico, solo che adesso, forse proprio per maggiore libertà, queste storie vengono fuori. Credo che chi ha avuto il potere nelle mani se lo sia sempre giocato per goderselo in tutte le maniere. Noi non sappiamo se i fatti di cronaca che sono venuti fuori siano veri, ma che la donna ha cercato sempre altre strade, per fortuna così come gli uomini. Io non mi scandalizzo più di tanto. E soprattutto la storia si ripete. Se noi leggiamo il ‘700 le grandi favorite… E non solo spesso dietro un grande re c’è stato un numero di cortigiani che sono anche dei consiglieri.