Se vuoi sapere che ha in testa Raffaele Lombardo non bisogna parlare con lui, ma con Giovanni Pistorio. Il senatore non è il megafono del governatore, è il suo interprete, il braccio destro (e sinistro), l’amico fedele e, quindi, talvolta, anche la sua coscienza critica. Troppe cose insieme, vero? Il fatto è che scontiamo una sorta di simpatia personale, che si deve al carattere aperto del senatore e alla sua “catanesità”.
Attraversiamo tempi confusi. Si capisce poco e niente. Nessuno segna sulla lavagna i buoni e i cattivi, perché non cerca nemmeno se stesso. I politici si lasciano trascinare, come gli altri, e più degli altri, da una nuvola gonfia di tempesta. Le domande su ciò che sta accadendo in Sicilia e ciò che potrebbe accadere sono tante che c’è da perdersi.
Proviamo a porne alcune a Giovanni Pistorio. Che non è l’oracolo, ma poco ci manca quando si affrontano le questioni siciliane, nelle quali “abita” con sufficiente disincanto.
Il limite della conversazione che vi riferiamo è costituito dallo strumento utilizzato, il telefono, che non ci permette di cogliere altro se non le parole e i contenuti, i toni e le pause. Null’altro. Forse è meglio così.
Andrà a votare per il referendum, senatore Pistorio?
“Certo che vado a votare. Quattro sì, senza alcun dubbio”.
L’incontro di Raffaele Lombardo con il presidente del Consiglio ha suggerito sospetti, stimolato illazioni. E’ vero che Berlusconi corteggia Lombardo?
“Sì, è sicuramente vero. Hanno avuto sempre un rapporto diretto, corrono anche pulsioni affettive fra i due. Ciò premesso, penso che Berlusconi corteggerebbe chiunque gli permetta di sopravvivere. Ha bisogno di ossigeno. Lombardo salvò Berlusconi nel 2005 a Catania, oggi non può salvarlo anche se ne avesse la forza e la voglia. In ogni caso non glielo consiglierei di certo. Il Paese ha bisogno di riprendere una normale dialettica democratica, non ne può più di questa tensione permanente. Troppe lesioni istituzionali. Dobbiamo cambiare la storia di questo Paese”.
Sarà il Terzo Polo a cambiare la storia Appare esangue, sfilacciato, non identificabile.
“Il Terzo polo ha grandi potenzialità, rappresenta l’area moderata italiana, dove la maggioranza degli italiani si ritrovano. E ancor più in Sicilia, che ha dato all’area moderata la maggioranza da sempre. Lo so, i risultati delle amministrative non premiano il terzo polo. Il centro è nato per le politiche, in più paga i condizionamenti e le logiche locali. Occorrerà avere pazienza, aspettare che si completino i processi di cambiamento in corso. E noi ci stiamo…”.
Che partito è quello che verrà dopo l’Mpa?
“Un partito aperto e paritario, capace di fare da sé, non più bloccato sul carisma del leader”.
La nomina di Angelino Alfano a segretario politico del Pdl è un vantaggio, un danno o lascia le cose come stanno?
”Sconto un rapporto di simpatia verso Alfano, umanamente. Mi fa piacere che la scelta sia caduta su di lui. Abbiamo fatto un pezzo di storia in comune. E’ la grande occasione della sua vita. L’attende una missione difficile, potrebbe migliorare la politica italiana. Temo però che sia troppo ligio ai voleri del suo leader, è stato finora impegnato a dare fiato alle volontà di Silvio Berlusconi. Troppe leggi ad personam. Come coordinatore regionale in Sicilia, ha fatto prevalere il suo istinto doroteo. Mediazioni e basta. Nell’Isola ci sono tanti falchi. Se cambia linea è naturale che possa divenire uno dei nostri interlocutori. Se riuscirà a ragionare con la sua testa, potrà dare un senso al suo incarico, altrimenti è destinato a diventare l’esecutore testamentario di Berlusconi”.
La Sicilia, come ha detto Sciascia, è la metafora dell’Italia. Molte iniziative politiche sono nate nell’Isola. A cominciare dal governo regionale senza il Pdl, che aveva vinto con l’Mpa le elezioni. E poi le scissioni, nel Pdl e nell’Udc. L’alleanza con il PD, che ha fatto scandalo. Ed ora Lombardo è alle prese con i veti incrociati. Idv e Sel ritengono incompatibile l’Mpa. E’ possibile, secondo lei, superare questo empasse, lasciare che prevalga un’alleanza siciliana contro l’asse del nord? Non un patto antiberlusconiano, ma un progetto per la Sicilia, assediato dal governo nordista.
“”Ho sotto gli occhi, ancora freschi di stampa, i dati sullo sviluppo. C’è una consistente ripresa del Nord-Est che supera addirittura la media europea. Il Sud è fermo. Certo, problemi strutturali, cultura dell’impresa al Nord, qualità dei servizi scadente. Ma anche un governo nordista, che ha trasferito risorse meridionali per attuare politiche di coesione nel Nord, garantendo ciò che serviva a scapito del Sud. Non tutto può essere giustificato con gli errori della classe dirigente del Sud. Berlusconi sopravvive grazie alla Lega, e lui stesso è un uomo del Nord. Non solo timore dell’alleato, ma anche compiacenza”.
Torniamo all’alleanza siciliana. E’ possibile, auspicabile o è meglio non farne niente?
“Bisogna intendersi. I canovacci ideologici non servono, l’azione riformatrice deve continuare su programmi e progetti che ci vedono impegnati sulla stessa barca. C’è stata una rottura con il passato. L’Udc ha risolto il nodo Cuffaro, la nascita del Pid semplifica: se ne sono andati coloro che già stavano nel Pdl ed oggi sono nel Pid. Si è ricomposto l’apparato berlusconiano. Gianfranco Miccichè ha contribuito a fare saltare il sistema, poi Berlusconi gli ha promesso la candidatura alla Presidenza della Regione, ed è rientrato, di fatto”.
Quante possibilità ci sono, dunque, di superare i veti incrociati? Vi alleate con il Pd, ma non con Idv e Sel… E loro la pensano allo stesso modo.
“Partendo dall’attuale alleanza, che sostiene il governo tecnico, e stando con i piedi a terra, cioè prosecuzione dell’azione riformatrice, de ideologizzata. Un’intesa può essere trovata. Quella che lei chiama alleanza riformatrice. Se il Pd fa una scelta netta, non ci sono ostracismi. Spero che non prendano un abbaglio…”
Chi potrebbe prenderlo l’abbaglio?
"Il Pd di oggi mi ricorda il Pds di Occhetto e la sua alleanza progressista del ’93. Aveva vinto alla grande le elezioni amministrative, credette di potere conquistare l’Italia. Scalfaro sciolse le Camere e nel ’94 alle politiche vinse Berlusconi. Il consenso a De Magistris e Pisapia è un segnale da non trascurare, ma rischia di fare prendere abbagli. L’area moderata è vincente nella storia del Paese, ed in Sicilia vale il doppio”.
Qual è, dunque, la ricetta siciliana di Giovanni Pistorio?
“Rinegoziare tutto, anche la giunta, restando sulla scia di quanto è stato fatto. Rilanciare l’azione riformista del governo. Una maggioranza salda che sappia affrontare insieme le elezioni. Contenuti, niente ideologie. Né ostracismi”.
