Pare che sia proprio vero: se sei alla guida di una motocicletta assumi le abitudini dei centauri, se conduci una vettura quelle dei piloti d’auto, se fai il bidello diventi bidello come gli altri bidelli. Così, se scrivi per un giornale, assumi le buone e le cattive abitudini di quel giornale per il quale lavori. Tutta questa manfrina per raccontarvi di Marcello Veneziani, scrittore insigne, uomo di destra ma non reazionario, laico e intelligente, perfino allegro con la sua prosa vivace e accattivante. Insomma è un piacere leggerlo, sempre e comunque, anche quando sostiene l’insostenibile, ai nostri occhi naturalmente.
Marcello Veneziani scrive ormai da sempre per il Giornale di Berlusconi. Non si è appiattito, perché fa di testa sua, ma lentamente ed inesorabilmente, assume viepiù i codici del quotidiano per il quale collabora. La qualcosa non è ovviamente un male in assoluto, ma segna una svolta, della quale difficilmente si riesce ad avere coscienza, anche quanto ad intraprenderla è una persona illuminata e, sotto certi aspetti, intellettualmente affascinante, come Marcello Veneziani.
L’editoriale di lunedì dedicato all’iscrizione nel registro degli indagati del cardinale Sepe è la materializzazione di un percorso inesorabilmente feltriano. Anzi, post-feltriano, perché accanto all’editoriale di Veneziani, c’è quello del direttore del Giornale, meno corrivo e feltriano del testo di Veneziani. Un paradosso.
Marcello Veneziani denuncia una persecuzione dei magistrati contro la Chiesa di Roma, la sua è una durissima reprimenda nei confronti dei pm. “La magistratura in preda a un delirio di onnipotenza”, scrive, “ha lanciato un assalto all’idea stessa della fede religiosa”. "I pm indagano su Dio": il giudizio è universale, ammonisce il titolo dell’editoriale.
Ma perché mai le toghe avrebbero deciso di dare la scalata al trono dell’Onnipotente? Perché non avrebbero lasciato in pace i santi e scherzato con i fanti, come si diceva un tempo? E come dovrebbero comportarsi i magistrati quando il sospettato è un sacerdote o, addirittura, un cardinale? Devono rivolgere preghiere al Padreterno, aspettare i suoi lumi? Chiedere consiglio al proprio santo? O lasciar perdere per rispetto della propria fede o della Chiesa?
La storia che ha condotto al coinvolgimento dell’illustre prelato è nota: il cardinale era il capo di Propaganda Fide e in tale veste aveva voce in capitolo nell’assegnazione di immobili di proprietà della Propaganda Fide a Roma. L’ex ministro Lunardi sarebbe stato beneficiato dal cardinale Sepe con una “dazione” immobiliare, assicurandosi un palazzetto ad un prezzo stracciato. Generosità? Non solo, i pm “in preda a delirio di onnipotenza” pensano che il cardinale Sepe, o Propaganda Fide, ci abbia guadagnato grazie al presunto “omaggio”, ricevendo una congrua somma di denaro. Insomma, ciò che Propaganda Fide ha donato, gli è stato restituito con gli interessi, anzi. E’ solo un sospetto, nulla di più, che potrebbe essere cancellato dallo stesso cardinale quando sarà il momento. Per intanto i pm hanno accumulato carte e documenti ed hanno fatto ciò che normalmente è loro richiesto, indagare quando scoprono qualcosa che ritengono storta.
Marcello Veneziani ritiene invece, con assoluta certezza, che il sospetto sia senza fondamento e che la decisione di indagare il cardinale sia il frutto di un comportamento distorto e arrogante dei magistrati, che avrebbero perso il senso della misura, prendendosela, appunto, con i santi. Non sappiamo come faccia ad essere così sicuro, visto che probabilmente le carte non le ha viste. E’ un giudizio di fede, dunque? Chi lo sa, bisognerebbe chiederlo a Veneziani.
“So bene che un cardinale inquisito non è la fine del mondo”, spiega l’editorialista del Giornale, “come non lo è inquisire un prete benefattore come don Gelmini ed altri. In molti casi c’è del vero, in altrettanti qualche forzatura, in tanti c’è malcostume più che corruzione”, concede Veneziani, che poi aggiunge: “Vorrei però osservare che la coincidenza, non dico programmata (un bel complotto giurista-massonico), di questi atti d’accusa, produce nei cittadini e negli osservatori un’immagine riassuntiva di questo tipo: la Chiesa è infame, complice ieri di Hitler oggi di Berlusconi, impresaria e socia di mariuoli e pedofili”.
Dopo avere ricotrdato le brutte pagine di storia della Chiesa, Veneziani, avverte che sono di gran lunga più accettabili i favoritismi sugli immobili che le atrocità sui filosofi”. Impulso corporativo? Chi lo sa, è l’unica concessione ai fatti (quelli de secoli or sono, però), perché ciò sostenuto, Veneziani ci va giù durissimo: “quando l’attacco diventa seriale e indiscriminato, quando si processano tutti, quando la stessa fede religiosa e il ruolo ecclesiale divengono un’aggravante o un bersaglio prelibato per i deliri di onnipotenza e di onnipresenza mediatica, allora comincio a preoccuparmi”. Queste parole arrivano sulla testa dei pm mentre il Pontefice, Benedetto XVI, nel corso di una cerimonia di ordinazione di sacerdoti, si rivolge così ai nuovi servi di Dio: “Se cercate di soddisfare le vostre ambizioni con l’abito talare, avete frainteso tutto”. Veneziani più papista del Papa, lui, laico e uomo di pensiero libero, com’è possibile? Certo, salire su una moto, adottare questo mezzo per spostarsi, fa diventare motociclisti nell’anima. Scrivendo per Feltri, si diventa feltriani?
“Indagare Sepe? E’ come prendersela con Dio” Veneziani accusa i pm: “Delirio di onnipotenza”
21 giugno 2010 - 19:02
Salvatore Parlagreco
