Riccardo Di Grigoli

Nomi. Luoghi. Date. E persone. Così si scrive la Storia. Che questa nel tempo si accartocci su se stessa, fa parte del gioco. Che dalla gloria si giunga all’infamia, è contemplabile. Ma che si guardi con profondo disprezzo alle idee e agli uomini del passato che hanno contribuito a rendere unica, ciascuno a suo modo, una ‘porzione’ del racconto dell’umanità, beh, questo ci si deve guardare bene dal farlo.

 

 

L’errore è sempre dietro l’angolo. Tutti commettiamo errori; chi più, chi meno. In fondo siamo esseri umani. Umani in un mondo che di naturale ha ormai ben poco e nel quale il possesso di beni è diventato una virtù capace di scalzare l’amicizia, trasformatasi in un valore sempre più raro.

Cosa resta di noi quando la parola fine scorre sui titoli di coda della nostra vita? Gli affetti familiari. Gli stessi che sono rimasti a Bettino Craxi. Lui, insieme leader e assassino del Psi, continua dalla tomba a lanciare messaggi, parole, il tutto per bocca di Stefania, la figlia che lo ha tanto amato quando era ancora in vita, e adesso che non c’è tenta di richiamarne con dolore, talvolta con malcelato livore, un’immagine ormai ampiamente dissolta nella sabbia del deserto nordafricano.

 

Ma la storia del Psi ‘tocca’ Craxi solamente nella sua fase conclusiva. Con lui il partito conosce gli ultimi battiti prima del lungo silenzio e della vergogna. Ed è questo il sentimento che la Storia ha deciso di far prevalere. La vergogna. Vergogna di Tangentopoli. Vergogna di un gioco tanto sporco da macchiare una storia centenaria. E questa è l’infamia. Il socialismo, cosi’ come la cultura popolare e quella liberale o conservatrice e di destra, ha espresso uomini, fatti che hanno cambiato la storia, pagine di lacrime e sangue, trionfi e sconfitte scolpite nel cuore di milioni di militanti, gente che ha creduto ed è scesa in campo con la passione che soli le idee di giustizia e libertà sanno suscitare negli uomini. Sono rimasti nomi, scandali, dileggio a causa della “roba”.

E’ giusto?

No, non lo è per alcun partito, non solo per il Psi, ma è questo che è accaduto, la prevalenza del dileggio.

 

1892 – 1994. Rispettivamente data di nascita e certificato di morte del Partito Socialista Italiano, oggi risorto e nelle mani di Riccardo Nencini, ma che dopo l’inchiesta ‘Mani Pulite’ ed il conseguente crollo della Prima Repubblica non saprà più riprendersi. Un trauma forte. Come forte è l’urlo della figlia di Bettino, che in una intervista rilasciata l’anno dopo la morte dell’ex leader del Psi (avvenuta il 19 gennaio 2000), arrivava ad affermare che “il tesoro di Craxi non è mai esistito. Mio padre è morto povero. Sbagliò a fidarsi”.

 

Quindi niente rubinetti d’oro nella sua villa ad Hammamet (come molti credevano), in Tunisia, dove Bettino si era rifugiato quando, con la fine della legislatura e l’abolizione dell’autorizzazione a procedere, si fece sempre più vicina una inquietante prospettiva di arresto.

 

Eppure le carte cantano una storia diversa. La melodia romantico-sentimentale deve lasciare spazio a note più crude, asciutte, implacabili e maggiormente sonore rispetto alle precedenti. Sul presunto tesoro di Craxi si è detto e scritto tanto. A volersi fidare di Stefania Craxi, questo apparirebbe come una ‘maxiballa’. Ma puntando la lente di ingrandimento su certi conti e spostamenti di denaro, qualche dubbio salta fuori.

 

E’ allora esistito qualcosa che potesse anche avere la parvenza di uno scrigno personale nelle mani di Craxi? La risposta starebbe forse nello studio dei conti personali – quattro – intestati a Bettino, ma formalmente del Psi: una società panamense Constellation Financière presso la banca Sbs di Lugano; il Northern Holding 7105 presso la Claridien Bank di Ginevra; quello intestato a un’altra panamense, la International Gold Coast, presso l’American Express di Ginevra; e quello aperto a Lugano a nome della fondazione Arano di Vaduz.

 

Odore di malaffare. Odore di tradimento che si trasforma in fetore quando nel gennaio ’93 Bettino Craxi, indagato da un mese per corruzione, concussione e finanziamento illecito, domanda al vecchio compagno di scuola Giorgio Tradati, da vent’anni suo prestanome per i conti personali in Svizzera, di svuotarli per evitare che il pool di Mani Pulite di Milano lo sequestri. Tradati si tira indietro. E quando Craxi si rivolge all’amico ex barista di Portofino Maurizio Raggio, questi porta rapidamente via tutto (una quarantina di miliardi di lire, forse cinquanta) e fugge in Messico con la contessa Francesca Vacca Augusta, amica di Bettino. Arrestato, inizierà a cantare presto (almeno in parte).

 

Giorgio Tradati e Maurizio Raggio. A che titolo questi due personaggi, estranei al Psi, ne controllavano i conti? In realtà i compagni di Craxi gestivano semplicemente il denaro dell’’amico Bettino’. Lo stesso che nel corso di quindici anni  fece convergere su quei conti il malloppo proveniente dalle tangenti personali che poi riutilizzava per spese private. Nella valanga di soldi a sua disposizione, parte dei liquidi sono stati necessari per l’acquisto di alcuni immobili recanti dunque la fallace etichetta del partito socialista, pur appartenendo di fatto solamente al suo leader. Le sentenze definitive parlano di “un appartamento a New York, due operazioni immobiliari a Milano, una a La Thuile, una a  Madonna di Campiglio”, una villetta “a Saint Tropez per il figlio Bobo”. Tanto.

 

Il pool di Mani Pulite, al quale prese parte anche Antonio Di Pietro (oggi Idv) come pubblico ministero, ha avuto un bel da fare per riuscire a quantificare i tesori del leader socialista sparsi tra Svizzera, Liechtenstein, Caraibi. In tutto circa 150 miliardi di lire.

 

Eppure grazie a Stefania Craxi apprendiamo che il tesoro di Bettino non è mai esistito. Ad essere reali erano dunque i conti esteri del Psi? “Mio padre non se n’era mai occupato – conferma la figlia del leader del Psi in una intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo -. Dopo la morte di Vincenzo Balzamo, l’amministratore, la sua segreteria comunicò a Bettino i numeri di alcuni conti esteri del Psi, quelli che supponevano lui conoscesse: i conti del partito di Milano. Quindi solo una piccola parte del totale, visto che nel partito c’erano ras e correnti e ognuno badava a se stesso. Mio padre mandò la busta al nuovo segretario, Giorgio Benvenuto. Che gliela rimandò indietro. Lo stesso fece il successore di Benvenuto, Ottaviano Del Turco. A quel punto Craxi passò i riferimenti a persone di cui pensava di potersi fidare». Maurizio Raggio, insomma. Che, come detto, trasferisce nel giro di poco tutto il denaro.

 

Al momento della morte, Bettino Craxi era stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti “per morte del reo”: quelli in cui aveva collezionato tre condanne in appello a 3 anni per la maxitangente Enimont (finanziamento illecito), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (corruzione), a 5 anni e 9 mesi per il conto Protezione (bancarotta fraudolenta Banco Ambrosiano); tre rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le mazzette della Milano-Serravalle ed una condanna in primo grado prescritta in appello per All Iberian.

 

Dov’è il patrimonio immobiliare del Psi? Che cosa rimane agli eredi del Psi? La verità processuale è nota, del resto non c’è traccia. Forse è meglio così. I socialismo italiano è una corrente di pensiero, è lacrime, sangue e gloria, non quattro mura o un conto in banca.